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De Rosa: Non mi pare che la
dichiarazione del Papa possa essere interpretata come
una rivalutazione del concetto di "guerra giusta",
un concetto che è nato e si è formato nel
Medioevo: l'idea della guerra giusta comincia con S. Agostino,
un'idea legata però alla domanda su chi dovesse
decidere se la guerra fosse, o no, giusta. A quell'epoca
si pensava che questo toccasse a un'autorità non
soltanto politica, ma anche morale, per così dire,
spirituale.
Quindi o il papa o l'imperatore, perché l'imperatore,
all'epoca, era considerato un'autorità anche morale.
Già a quell'epoca, però, non si riteneva
in partenza giusta la guerra nata come aggressione, una
guerra che nasceva dagli odi delle famiglie...
Comunque sia, questa era l'accezione fino al periodo degli
assolutismi monarchici: con gli assolutismi monarchici
la guerra giusta la decide il sovrano, la decide il re,
la decide l'imperatore.
Machiavelli, da parte sua, parla di una guerra nell'interesse
dello Stato, decisa dai governi, dal capo, dal principe.
Purtroppo una guerra giusta non c'è mai stata.
C'è tutto un pensiero a cominciare dal Seicento...
Ma, per non tornare troppo indietro, per quanto riguarda
il mondo cattolico vediamo che già nel 1929 la
guerra era stata messa sotto processo. Ricordiamoci, prima
ancora, Benedetto XV sulla Prima guerra mondiale, la sua
famosa nota alle potenze belligeranti con la definizione
di "inutile strage". Poi, la speranza, alla
fine della guerra, che questa Società delle nazioni
che sorgeva potesse introdurre il nuovo concetto di "guerra
impossibile". Quanto al 1929, mi riferisco a un testo
oramai abbastanza noto, "La comunità internazionale:
il diritto di guerra" che Luigi Sturzo scrisse a
Londra durante l'esilio, avendo la possibilità
di rimeditare sull'insegnamento del primo conflitto mondiale.
Per lui, già a quell'epoca, la domanda principale
era: "Se si potesse dare una coscienza generale,
quindi diffusa o quasi universale, che si impegnasse direttamente
a decretare la proscrizione della guerra, cioè
a definirla delitto di lesa umanità, ben consapevole"
aggiungeva " che per arrivare a questo risultato
occorre un'organizzazione internazionale con capacità
esecutive".
Quindi, dopo, poi, la Seconda guerra mondiale, dopo quanto
è successo - sappiamo tutti che anche il nostro
Paese l'ha pagato caro, il suo intervento in guerra -
è chiaro che nessuno, per lo meno a parole, vuole
più sentire parlare di guerra. Di guerra, poi,
intesa in senso aggressivo, violento. Il contesto, poi,
in cui parla, Giovanni Paolo II - parla a dei militari
che sono impegnati in un'operazione di polizia nel Kosovo,
tra questi ci sono dei feriti, ci sono stati dei caduti,
oggi sappiamo che ci sono degli ammalati - lo ha ben presente.
A questi uomini deve dare la sensazione di partecipare
a un'impresa che ha un carattere di recupero di una qualche
tranquillità sociale, in un ambiente difficile
come quello del Kosovo.
Ingrao: Io ricavo dalle tue
parole la convinzione che la guerra sia una terribile
sciagura. E che davvero una legittimazione della guerra,
l'idea di guerra giusta, guerra santa sia proprio una
cosa da respingere assolutamente. Alle parole che hai
detto tu, quindi, io aggiungo un'altra cosa, che questa
dizione di "ingerenza umanitaria" colpisce,
in più, uno strumento giuridico di grande valore
per gli italiani, la Costituzione repubblicana, sorta
appunto su quella tragedia che io ho vissuto, che tu hai
vissuto, che abbiamo vissuto, una catastrofe mondiale
a cui è seguita poi dopo anche la questione terribile
dell'atomica. Per cui, oggi, non sappiamo mai bene in
che misura una guerra abbia un limite e dove possa sfociare.
Io non ho dubbi su questo.
Voglio solo aggiungere una cosa: che quella formulazione,
"ingerenza umanitaria" mi pare che confligga
apertamente e aspramente con un punto decisivo della Costituzione
italiana, l'articolo 11, che accetta tra molte cautele
solo la guerra di difesa.
L'ingerenza umanitaria, mi sembra chiaro, non può
essere ritenuta guerra di difesa, perché lo dice
la parola stessa, si "ingerisce". Poi si dice
che ci si ingerisce, cioè ci si intromette, "umanitariamente".
E, che la guerra sia una cosa umanitaria, proprio non
riesco a capirlo.
De Rosa: Può darsi che
il termine tecnicamente non sia molto felice, ma è
difficile equiparare un'ingerenza umanitaria a un'intervento
aggressivo di guerra vera e propria.
Certo sembra confliggere con la Costituzione italiana
che non prevedeva un'evoluzione sul piano internazionale.
Questa evoluzione verso il concetto di guerra punitiva,
verso colui, verso quello Stato, o quell'ambiente che
ha violato la legge per lesa umanità, prevede la
costituzione di una forza, di un intervento per pacificare.
C'è un'evoluzione del diritto che, secondo me,
va oltre il limite stesso della Costituzione italiana:
la Costituzione italiana politicamente doveva e dovrà
adeguarsi a questa tendenza alla creazione di una forza
internazionale che imponga un diritto, che metta pace.
Certo, qui ci sono problemi che non si possono ignorare:
come si fa a intervenire in una situazione di conflittualità
etniche? E se non fossimo intervenuti, dove saremmo arrivati
con i massacri, con queste lotte fratricide?
Certo, l'ingerenza umanitaria non è l'ideale. Ma
come fare diversamente?
A situazione estrema rimedio anche estremo. Un rimedio
provvisorio, non è un'ingerenza permanente, è
occasionale, ristretta nel tempo, limitata nelle sue funzioni.
E ce ne accorgiamo, perché l'ingerenza umanitaria
avrebbe dovuto essere superata da una politica di grande
respiro, di pacificazione non soltanto nel Kosovo ma in
tutta l'area balcanica Cosa che, fino a oggi, non c'è
stata.
Ingrao: Ma quella che è
avvenuta nei riguardi della Serbia è stata una
guerra però. Tu pure pensi che sia stata una guerra?
De Rosa: Sì, ritengo
che lo sia stata...
Ingrao: Le parole sono pietre come tu sai. È stata,
mi pare per riconoscimento unanime, anche di chi la faceva,
una guerra. E quindi, in questo senso, per me qui torna
il vincolo della Costituzione ma anche il problema più
generale se sia lecita o no una guerra che non sia guerra
di difesa, sull'altro versante che sollevi tu, quello,
cioè, di una legge che scavalchi i limiti delle
Costituzioni nazionali.
C'è stato un organismo, sorto dopo la Seconda guerra
mondiale, e ancora in atto, che almeno a parole ha messo
per scritto le sue visioni rispetto alla guerra: sono
le Nazioni Unite.
Nel caso della guerra in Serbia e in Kosovo, mi pare proprio
che non ci sia rientrato in nulla. Anzi. Quando si trattò
della guerra del Golfo l'Onu intervenne con delle sue
decisioni e anche con un suo sostegno. Ma su questa guerra
qui è stata completamente e consapevolmente estraniata.
La questione è stata messa anche sulla carta in
un incontro in America.
La guerra è stata diretta dalla Nato, che sarà
buona, sarà cattiva, sarà bella o brutta,
comunque non è un organismo internazionale che
abbia un carattere democratico che possa legittimare una
decisione come quella della guerra.
Che, poi, la guerra sia stata meno terribile o un po'
più terribile, questo è un altro discorso.
A me pare che sia stata terribile. Ma in ogni caso mantengo
l'opinione che quella guerra non fosse legittimata né
dagli statuti internazionali, se pensiamo alle Nazioni
Unite, né dalla Carta costituzionale del nostro
Paese. E in questo senso è molto singolare, molto
grave, per me, che non ci sia stato un pronunciamento
esplicito sulla guerra da parte del Parlamento italiano.
Gabriele, io e te veniamo dalla tragedia di un grande
conflitto che ha sconvolto il mondo, io l'ho vissuto e
l'ho vissuto in cospirazione, l'ho vissuto nella lotta
di Resistenza e ho maturato quella convinzione che poi
abbiamo - qui ci metto anche il noi - scritto in Costituzione:
quella che riconosceva come legittima solo la guerra di
difesa. L'ingerenza umanitaria, torno a dire, come dice
la parola ingerenza non è una guerra di difesa,
è una iniziativa. Torniamo allora al concetto di
guerra santa, sul quale tu prima dicevi delle parole che
mi sono parse assolutamente liquidatorie...
De Rosa: Non mi trovo d'accordo
perché...
Ingrao: Ma su che non sei d'accordo?
De Rosa: Non sono d'accordo
perché se l'Alleanza Atlantica non fosse intervenuta...
Ingrao: Ha fatto la guerra o
no l'Alleanza Atlantica, era guerra quella o no?
De Rosa: E' combattimento. Ma
devi fare una distinzione: è qualcosa che si presenta
come un'operazione di polizia per ripristinare una situazione
in cui, per lo meno, le vite umane e la dignità
delle singole popolazioni vengano in qualche maniera rispettate.
C'è stata la violazione veramente tragica e drammatica
di ogni concetto di umanità.
Quindi, a un certo punto, interessi comuni non dico delle
grandi potenze ma, anche, diffusi nell'opinione pubblica...
Ingrao: Ma che hanno fatto...
De Rosa: Sono intervenuti...
Ingrao: E hanno fatto una guerra.
De Rosa: Ma certo. Scusami tanto,
ma in un'operazione di polizia, non è che si vanno
a portare biscottini. Certo che è stata una guerra.
Ingrao: E allora torna la domanda:
se è una guerra che ha una legittimità oppure
no.
De Rosa: É stata una
guerra che non era una guerra volontaria, non è
stata decisa da un aggressore. É stata decisa da
un convincimento non interno a una sola potenza, ma a
un'alleanza, all'Alleanza Atlantica. Tu dici che l'Onu
se n'è lavata le mani. Non è esatto, perché
il segretario generale dell'Onu...
Ingrao: Citami un documento
dell'Onu votato in Assemblea che abbia legittimato quella
guerra. Se me lo sai trovare, io cambio opinione. Quella
resta guerra e l'Onu non l'ha autorizzata.
De Rosa: Tu mi devi dire allora
senza quell'intervento, senza quell'ingerenza umanitaria,
dove sarebbero andate a finire quelle popolazioni.
Ingrao: Non possiamo sfuggire
alla domanda che ci è stata posta, perché
altrimenti diventa un dialogo che, francamente, per me
non ha senso, finisce qui.
Noi siamo stati interrogati su un testo del Papa in cui
si parla esplicitamente della guerra e della nozione di
guerra e si allarga, anche, questa nozione. Quindi, non
siamo stati interrogati su qualcosa di indeterminato.
Se fosse, poi, bene o male, eccetera, è da vedere.
Ma quella era una guerra e tutto il mondo l'ha chiamata
guerra e allora di questo dobbiamo discutere. O meglio,
abbiamo già discusso e vediamo che non siamo d'accordo.
Tu ritieni che la Nato avesse diritto e legittimità
per fare la guerra.
Perché vedi, se cade questa nozione di diritto,
di legittimità della guerra, torniamo al Far West.
E a questo io non ci sto, mi aggrappo alla Costituzione
italiana che è la legge del mio paese e che mi
dice che perché la guerra possa essere riconosciuta
legittima deve essere guerra di difesa.
La guerra condotta contro lo Serbia sarà stata
animata da non so quali intenzioni, bellissime, ma non
è stata guerra di difesa: è stata guerra
di attacco. Qui manteniamo la divergenza: tu ritieni che
quella guerra sia stata giusta, io ritengo che invece...
De Rosa: Non ho detto che la
guerra sia stata giusta, abbi pazienza...
Ingrao: E allora non capisco.
De Rosa: Ho detto che questa
guerra era un extrema ratio, l'ho definita extrema ratio
perché si trattava di portare un qualche ordine,
una qualche sicurezza in quella zona. E tuttora funziona
in questa maniera. Portare un ordine provvisorio, perché
tuttora non c'è una politica che abbia sostituito
la guerra. Io cerco questa politica... Ma, se non ci fosse
stata questo intervento di ingerenza umanitaria - che
già si circoscrive autonomamente per conto suo
- credo che staremmo ancora a vedere stragi.
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