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La guerra può essere giusta?

Domanda 6



Roberto Martelli ritorna sulla questione che state analizzando, quella dell'Europa. Chiede: "L'Europa dalla guerra del Kosovo ha imparato qualche lezione? E' necessario che si dia un proprio esercito? E per quali scopi?". E, visto che siamo in argomento, aggiungiamo noi, cosa ne pensate voi della critica che il papa ha mosso alla Carta della nuova Europa, al fatto che in essa non si citi Dio?

De Rosa: L'osservazione del papa è giusta, nella Carta degli Stati Uniti c'è il richiamo a Dio, Dio inteso come un qualche cosa che trascende la condizione terrestre, una volontà che va oltre il destino dell'uomo, le sue piccole faccende terrestri, un'aspirazione a trovare una propria tranquillità anche spirituale in questo affanno quotidiano della vita. Il Papa, qui, non chiede di mettere Dio per ottenere una qualche conversione confessionale, il suo è un richiamo a Qualcuno, a Qualcosa che trascende la condizione terrestre, mondana, la condizione di tutti i giorni. È il riferimento a una speranza, a un'attesa.

Ingrao: Io non sono d'accordo, per una ragione molto semplice: il credere in Dio non può essere stabilito per legge, c'è chi ci crede e c'è chi non ci crede. Una Carta d'Europa deve , logicamente, tener conto delle differenze nel credere e anche dei diversi credi, metter Dio nella Carta Costitutiva mi sembra proprio che sia uno sbaglio. Poi, ci sia il confronto dei pensieri, delle letture, delle filosofie, e venga avanti il confronto, la differenza. Mi sembra, tra l'altro, che siamo in una fase di sviluppo del mondo in cui le fedi sono così diverse, così mischiate, così sofferte nei loro conflitti.
Non si mette Dio in una Carta Costituzionale in una situazione in cui ci sono credenti e non credenti. Il credere in Dio cammini per i suoi cammini, Dio non ha bisogno di essere imposto per legge. Non ho capito molto questa cosa del papa, mi sembra, anche, un pochino debole nella fiducia che mostra verso gli strumenti del dialogo.
C'è una congregazione che si chiama di "Propaganda Fide", che faccia il suo lavoro. In ogni modo il dialogo con i cattolici non si può mettere in una Carta costituzionale. Io non credo in Dio, eppure voglio rientrare in questa Carta. Devo dire, anche, che questo problema non l'ho sentito nemmeno nei colloqui che ho avuto con tanta parte del mondo cattolico. Non mi pare che domandassero che ci fosse una legge che dice "si crede in Dio", o qualcosa di questo genere.

De Rosa: Il papa non chiede la legge, chiede semplicemente l'invocazione a Dio, quell'invocazione che ci è mancata. Se l'Europa l'avesse invocato quando bisognava... E, ripeto, non un Dio confessionale, un Dio che sovrintende il tutto, ce l'hanno tutti la sensazione che esista qualcosa...

Ingrao: Non parlo di un Dio confessionale. Nemmeno del Dio come è scritto nei testi cattolici. Capisco che allude a una divinità. Ma anche il credere o non credere a una divinità, riguarda proprio la stretta questione personale, le proprie convinzioni. Tutti sappiamo, anche noi che stiamo qui, che in Europa ci sono credenti e non credenti, bianchi, neri, gialli, coloriti in un modo, coloriti in un altro. Insomma, i testi che registrano la convivenza in una nazione o addirittura in Europa devono assolutamente lasciare questa libertà. La laicità, Dio mio, è una cosa in cui credono anche tanti cattolici.

De Rosa: Per carità, Ingrao abbi pazienza. Per me è un po' diverso. Per me, per esempio, ad Auschwitz Dio non c'è, ad Auschwitz si è arrivati perché ci si è dimenticati che c'è un Dio. Io non dico un Dio confessionale: se l'Europa si fosse ricordata di essere cristiana, non saremmo arrivati a quelle tragedie. Noi lì abbiamo distrutto l'umanità, ci porteremo la croce di essere vissuti in un tempo così tragico, a mio avviso, lo dico semplicemente, avendo dimenticato Dio. Dimenticare Dio vuol dire avere dimenticato che c'è un senso della giustizia che concerne tutti. Noi lo stiamo pagando. E lo pagheranno purtroppo ancora i nostri figli. Perché è una tragedia che non trova superamento.

Ingrao: Rispetto la tua convinzione e anche il sentimento che ti lega a una convinzione religiosa. Dico soltanto che, anche dentro questa stanza, siamo diversi. Tu pensi così circa il divino, la divinità, il sovrannaturale.
Io la penso in un altro modo. E allora, se dobbiamo fare delle Carte, come qui viene chiesto, nelle Carte non mettiamole queste cose, francamente, prendiamo atto di questo, laicamente.

De Rosa: Ci sono delle Costituzioni, e ho citato quella degli Stati Uniti dove il richiamo a Dio c'è.
E anche lì ci sono popolazioni diverse, credenti e non credenti però nessuno mai ha contestato. Che cosa vuoi che possa costituire di condizionante il richiamo a Dio. Dio mio, quante volte lo avrai detto anche tu... mi ricordo... Va bene, lasciamo stare.

Ingrao: Dico continuamente Dio mio, ma cosa significa, del resto non sono credente. In questi giorni, guarda, c'è stata una notizia dolorosissima per me, è morto un monaco camaldolese, Benedetto Calati, che ho conosciuto, era uno spirito profondamente religioso, sono andato ai convegni che organizzava nell'Eremo di Monte Giove, abbiamo discusso delle cose del divino e delle cose del non divino e mi sono trovato completamente a mio agio a discutere di queste cose, lui che era credente fermo, sapeva che io non ero credente e cercavamo insieme il terreno su cui discutere.
Però, ecco, mettere nella Carta costituzionale o riconoscere come compito istituzionale il credere in Dio o non credere in Dio, no. Lasciamolo alle coscienze, lasciamolo a un dialogo che non deve essere fissato in termini di legge.


 
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