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De Rosa: L'osservazione del
papa è giusta, nella Carta degli Stati Uniti c'è
il richiamo a Dio, Dio inteso come un qualche cosa che
trascende la condizione terrestre, una volontà
che va oltre il destino dell'uomo, le sue piccole faccende
terrestri, un'aspirazione a trovare una propria tranquillità
anche spirituale in questo affanno quotidiano della vita.
Il Papa, qui, non chiede di mettere Dio per ottenere una
qualche conversione confessionale, il suo è un
richiamo a Qualcuno, a Qualcosa che trascende la condizione
terrestre, mondana, la condizione di tutti i giorni. È
il riferimento a una speranza, a un'attesa.
Ingrao: Io non sono d'accordo, per una ragione
molto semplice: il credere in Dio non può essere
stabilito per legge, c'è chi ci crede e c'è
chi non ci crede. Una Carta d'Europa deve , logicamente,
tener conto delle differenze nel credere e anche dei diversi
credi, metter Dio nella Carta Costitutiva mi sembra proprio
che sia uno sbaglio. Poi, ci sia il confronto dei pensieri,
delle letture, delle filosofie, e venga avanti il confronto,
la differenza. Mi sembra, tra l'altro, che siamo in una
fase di sviluppo del mondo in cui le fedi sono così
diverse, così mischiate, così sofferte nei
loro conflitti.
Non si mette Dio in una Carta Costituzionale in una situazione
in cui ci sono credenti e non credenti. Il credere in
Dio cammini per i suoi cammini, Dio non ha bisogno di
essere imposto per legge. Non ho capito molto questa cosa
del papa, mi sembra, anche, un pochino debole nella fiducia
che mostra verso gli strumenti del dialogo.
C'è una congregazione che si chiama di "Propaganda
Fide", che faccia il suo lavoro. In ogni modo il
dialogo con i cattolici non si può mettere in una
Carta costituzionale. Io non credo in Dio, eppure voglio
rientrare in questa Carta. Devo dire, anche, che questo
problema non l'ho sentito nemmeno nei colloqui che ho
avuto con tanta parte del mondo cattolico. Non mi pare
che domandassero che ci fosse una legge che dice "si
crede in Dio", o qualcosa di questo genere.
De Rosa: Il papa non chiede
la legge, chiede semplicemente l'invocazione a Dio, quell'invocazione
che ci è mancata. Se l'Europa l'avesse invocato
quando bisognava... E, ripeto, non un Dio confessionale,
un Dio che sovrintende il tutto, ce l'hanno tutti la sensazione
che esista qualcosa...
Ingrao: Non parlo di un Dio
confessionale. Nemmeno del Dio come è scritto nei
testi cattolici. Capisco che allude a una divinità.
Ma anche il credere o non credere a una divinità,
riguarda proprio la stretta questione personale, le proprie
convinzioni. Tutti sappiamo, anche noi che stiamo qui,
che in Europa ci sono credenti e non credenti, bianchi,
neri, gialli, coloriti in un modo, coloriti in un altro.
Insomma, i testi che registrano la convivenza in una nazione
o addirittura in Europa devono assolutamente lasciare
questa libertà. La laicità, Dio mio, è
una cosa in cui credono anche tanti cattolici.
De Rosa: Per carità,
Ingrao abbi pazienza. Per me è un po' diverso.
Per me, per esempio, ad Auschwitz Dio non c'è,
ad Auschwitz si è arrivati perché ci si
è dimenticati che c'è un Dio. Io non dico
un Dio confessionale: se l'Europa si fosse ricordata di
essere cristiana, non saremmo arrivati a quelle tragedie.
Noi lì abbiamo distrutto l'umanità, ci porteremo
la croce di essere vissuti in un tempo così tragico,
a mio avviso, lo dico semplicemente, avendo dimenticato
Dio. Dimenticare Dio vuol dire avere dimenticato che c'è
un senso della giustizia che concerne tutti. Noi lo stiamo
pagando. E lo pagheranno purtroppo ancora i nostri figli.
Perché è una tragedia che non trova superamento.
Ingrao: Rispetto la tua convinzione
e anche il sentimento che ti lega a una convinzione religiosa.
Dico soltanto che, anche dentro questa stanza, siamo diversi.
Tu pensi così circa il divino, la divinità,
il sovrannaturale.
Io la penso in un altro modo. E allora, se dobbiamo fare
delle Carte, come qui viene chiesto, nelle Carte non mettiamole
queste cose, francamente, prendiamo atto di questo, laicamente.
De Rosa: Ci sono delle Costituzioni,
e ho citato quella degli Stati Uniti dove il richiamo
a Dio c'è.
E anche lì ci sono popolazioni diverse, credenti
e non credenti però nessuno mai ha contestato.
Che cosa vuoi che possa costituire di condizionante il
richiamo a Dio. Dio mio, quante volte lo avrai detto anche
tu... mi ricordo... Va bene, lasciamo stare.
Ingrao: Dico continuamente Dio
mio, ma cosa significa, del resto non sono credente. In
questi giorni, guarda, c'è stata una notizia dolorosissima
per me, è morto un monaco camaldolese, Benedetto
Calati, che ho conosciuto, era uno spirito profondamente
religioso, sono andato ai convegni che organizzava nell'Eremo
di Monte Giove, abbiamo discusso delle cose del divino
e delle cose del non divino e mi sono trovato completamente
a mio agio a discutere di queste cose, lui che era credente
fermo, sapeva che io non ero credente e cercavamo insieme
il terreno su cui discutere.
Però, ecco, mettere nella Carta costituzionale
o riconoscere come compito istituzionale il credere in
Dio o non credere in Dio, no. Lasciamolo alle coscienze,
lasciamolo a un dialogo che non deve essere fissato in
termini di legge.
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