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Ferroni: Credo che la
prospettiva di Sartre sia molto collegata al contesto in
cui si trovava a operare, a una concezione del rapporto
tra scrittore e lettore di tipo direi ancora, tutto
sommato, dinamico e classico, comunque classico nel senso
della classicità del moderno: Sartre pensava a un lettore
borghese, però capace di essere responsabilizzato dalla
visione del mondo dello scrittore. Nel contesto attuale,
la situazione della comunicazione tra autore e lettore è
molto diversa. Non c'è più una società letteraria
solidale, non c'è più un terreno di scontro comune per
quanto riguarda gli elementi culturali e gli stessi
elementi etici: l'autore manda un messaggio in una
bottiglia e non sa assolutamente chi lo potrà
raccogliere, non c'è scambio reale, lo scrittore non può
chiamare in causa la responsabilità del lettore. Credo
che prima di tutto, allora, sia costretto a lavorare sulla
propria, di responsabilità. Ora, proprio per ciò che
riguarda la dimensione etica di una letteratura che nei
suoi caratteri rappresentativi può anche sembrare più
lontana dall'etica. Una letteratura che rappresenti anche
situazioni di male radicale estremo, ma che, però, può
restare ugualmente etica. Mi veniva in mente una cosa
bellissima che scriveva Proust nella "Recherche":
lì dove, nell'episodio della morte di Bergotte, fa
riferimento al valore dell'opera d'arte come a un valore
etico, a una scelta del bene contro il male. Il valore di
un'opera ha senso se rapportato a un giudizio
trascendente, non necessariamente in senso religioso.
Proust dice che l'opera può impegnare tutta la vita di
uno scrittore, se lo scrittore sa che indipendentemente
dal rapporto immediato con il lettore è possibile un
giudizio su quell'opera che vada al di là del presente. E
una cosa che la nostra cultura rischia di perdere è
proprio questo senso del trascendente, del costruire
messaggi, organismi che in quanto tali sono etici, perché
richiamano un impegno di costruzione totale. Messaggi e
organismi che abbiano il loro giudizio altrove, fuori
dalla fruibilità e dall'immediatezza del presente.
Sanvitale: Quest'ultima cosa
vorrei sottolinearla, perché qui risiedono la crisi e la
debolezza della nostra narrativa oggi: derivano proprio
dal fatto che abbiamo rinunciato a costruire e narrare in
funzione di un valore assoluto della letteratura.
Ferroni: ... che può anche
essere smentito poi, però...
Sanvitale: Però chi scrive
deve averlo. Sennò, non si può fare della letteratura.
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