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Letteratura del 2000,
il Bene e il Male abitano ancora qui?

 

Domanda 6



Educational: Antonio Iovane chiede "Quanto è attuale, ancora, l'assunto di Sartre, secondo il quale allo scrittore spetta il compito di raccontare la propria visione del mondo, dopodiché spetta al lettore assumersi le proprie responsabilità?"

Ferroni: Credo che la prospettiva di Sartre sia molto collegata al contesto in cui si trovava a operare, a una concezione del rapporto tra scrittore e lettore di tipo direi ancora, tutto sommato, dinamico e classico, comunque classico nel senso della classicità del moderno: Sartre pensava a un lettore borghese, però capace di essere responsabilizzato dalla visione del mondo dello scrittore. Nel contesto attuale, la situazione della comunicazione tra autore e lettore è molto diversa. Non c'è più una società letteraria solidale, non c'è più un terreno di scontro comune per quanto riguarda gli elementi culturali e gli stessi elementi etici: l'autore manda un messaggio in una bottiglia e non sa assolutamente chi lo potrà raccogliere, non c'è scambio reale, lo scrittore non può chiamare in causa la responsabilità del lettore. Credo che prima di tutto, allora, sia costretto a lavorare sulla propria, di responsabilità. Ora, proprio per ciò che riguarda la dimensione etica di una letteratura che nei suoi caratteri rappresentativi può anche sembrare più lontana dall'etica. Una letteratura che rappresenti anche situazioni di male radicale estremo, ma che, però, può restare ugualmente etica. Mi veniva in mente una cosa bellissima che scriveva Proust nella "Recherche": lì dove, nell'episodio della morte di Bergotte, fa riferimento al valore dell'opera d'arte come a un valore etico, a una scelta del bene contro il male. Il valore di un'opera ha senso se rapportato a un giudizio trascendente, non necessariamente in senso religioso. Proust dice che l'opera può impegnare tutta la vita di uno scrittore, se lo scrittore sa che indipendentemente dal rapporto immediato con il lettore è possibile un giudizio su quell'opera che vada al di là del presente. E una cosa che la nostra cultura rischia di perdere è proprio questo senso del trascendente, del costruire messaggi, organismi che in quanto tali sono etici, perché richiamano un impegno di costruzione totale. Messaggi e organismi che abbiano il loro giudizio altrove, fuori dalla fruibilità e dall'immediatezza del presente.

Sanvitale: Quest'ultima cosa vorrei sottolinearla, perché qui risiedono la crisi e la debolezza della nostra narrativa oggi: derivano proprio dal fatto che abbiamo rinunciato a costruire e narrare in funzione di un valore assoluto della letteratura.

Ferroni: ... che può anche essere smentito poi, però...

Sanvitale: Però chi scrive deve averlo. Sennò, non si può fare della letteratura.


 
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