I dialoghi della Rete
Emporio
I martedì di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 
IndietroAvanti

Letteratura del 2000,
il Bene e il Male abitano ancora qui?

 

Domanda 8



Andrea Rossi dice: "Attualmente ci sono scrittori come Salman Rushdie o Talima Nasrin che agli occhi di alcuni governi o comunità religiose incarnano il male in senso assoluto, al punto da essere oggetto della fatwa, un equivalente violento della messa all'Indice e della scomunica. Bisogna dir grazie all'integralismo, se ridà corpo, efficacia morale alla letteratura?"

Sanvitale: Direi proprio di no. Spero che non sia necessario l'integralismo per dare corpo alla letteratura: se lo troverà da sola, la letteratura, il modo, lo troveranno da soli, gli scrittori. Sì, Rushdie a suo modo è diventato un esempio morale, ma non vedo comunque l'integralismo come uno strumento plausibile per ottenere una reazione positiva dalla letteratura.

Ferroni: E' vero che in certe situazioni la letteratura è costretta dall'oppressione a reagire e a essere più forte della letteratura che si trova all'interno dell'orizzonte della democrazia e che ha rapporti più semplici con la realtà. Storicamente è accaduto spesso, la grande esperienza letteraria viene fuori dalla sofferenza e quindi dalla necessità di reagire al male. Ma questo non vuol dire che noi vogliamo questo. In certe situazioni, certo, la forza etica è data proprio dalla reazione a quello che per noi è il male, anche se si presenta come il bene. E qui, allora, si tratta di discutere sui valori, perché anche se l'integralismo di qualsiasi religione o di qualsiasi ideologia si presenta di per sé come il Bene, in realtà il vero bene è in coloro che resistono, in nome di valori universali.

Sanvitale: Però non è detto che la resistenza abbia un valore letterario. Può anche averlo, però non è detto che ce l'abbia.

Ferroni: A volte ci sono degli equivoci, si crede che dicendo cose giuste si possa fare automaticamente grande letteratura. Non è così.

Sanvitale: Sarebbe bello. Comunque sarebbe meglio non avere integralismi addosso. Mi è venuto in mente un nome, quello di Balzac, grandissimo scrittore che non nasce affatto dall'integralismo, ma da una società che dominata dalla corruzione e dal denaro. Persino da questo vengono fuori grandi scrittori. Persino dalla nostra epoca potrebbero venire fuori. E vengono fuori, perché la narrativa non è debole ovunque, ha cambiato posto….

Ferroni: Lo stesso Yehoshua è un esempio di grande narratore…

Sanvitale: E' un grande. In America, poi, ci sono attualmente almeno cinque o sei scrittori grandissimi, in India, citiamo Rushdie, ma ce ne sono altri straordinariamente importanti, anche giovani, anche dall'Africa sta sorgendo una nuova letteratura. Facciamo attenzione, perché a volte anche società nuove possono generare nuove letterature. C'è questo, che tutte le letterature che hanno in questo momento una forte penetrazione e anche una forte ragion d'essere, hanno non solo principi solidi da un punto di vista etico, ma anche principi solidi dal punto di vista narrativo: hanno, cioè, recuperato in pieno quella che si chiamava narratività. E questo fa pensare all'Italia o comunque all'Europa, dove lo sperimentalismo e anche il non senso della letteratura hanno fatto troppo vittime.

Ferroni: Nei paesi dove sta emergendo una forte letteratura, non c'è una perdita così forte di prestigio della letteratura e della narrazione scritta in quanto tale. Nelle nostre società, invece, lo spazio della letteratura diventa sempre più ridotto e marginale, proprio per l'invasione fortissima di altri modelli, di altri media, di forme di comunicazione e di trasmissione culturale che mettono ai margini la letteratura. In quei paesi scrivere conta ancora, è qualche cosa di determinante, è qualche cosa che ha, anche, un relativo prestigio sociale. Cosa che da noi sembra venuta quasi totalmente meno.


 
domanda precedente

alto

domanda successiva

 

torna all'elenco delle domande