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Matematica, che paura o che passione?

Domanda 1



Educational: La matematica, a una parte dell'umanità, non solo non interessa: fa addirittura paura. In ogni classe, in ogni scuola, ci sono ragazzi che nutrono nei confronti di questa materia una vera e propria idiosincrasia. Colpa dell'insegnamento? Oppure c'è qualcosa nella natura stessa della matematica che spaventa? Qualcosa che, invece, accende la passione di altri? E in che misura, dall'informatica alla nuova scienza della politica, dall'economia alle arti, oggi la matematica permea, condiziona le nostre vite? Quanto, insomma, non possiamo farne a meno?

Odifreddi: Certamente dipende anche dalla scuola: ricordo che anche a me la matematica non piaceva mica tanto, per come era insegnata. Poi, ovviamente, c'è anche un problema di doti naturali: ci sono persone più portate per la matematica e altre che lo sono meno…

Giorello: Anch'io, della mia esperienza scolastica non ho un buon ricordo, del come il mio insegnante nella scuola dell'obbligo ci insegnava le matematiche. Nozioni aride, formule imparate tante volte a memoria, era raro trovare un professore che cercasse di far capire, invece, il marchingegno sottostante. Dopo tutto aveva ragione il poeta Lautréamont quando scriveva "Oh, matematiche severe…". E c'è chi ama questa forma di severità ma anche chi può pensare che sia più divertente, che so io, leggere Tex Willer. Anche se pure lì un po' di conti bisogna farli, almeno quello dei morti ammazzati.

Odifreddi: Una volta Bombieri disse di credere che, fino a quando si sarebbe insegnata algebra nelle scuole, ci sarebbe anche stata la preghiera: si prega per non fare la matematica. In effetti è così, la matematica che si insegna nelle scuole è come le scale che si insegnano a chi impara a suonare il pianoforte. Suonare il pianoforte è divertente, però bisogna sviluppare una tecnica. Ma, mentre la tecnica del pianoforte si studia per tre o quattro anni e poi si dimentica, la matematica è più complicata.

Giorello: Aggiungerei che in molti casi gli insegnanti usano la matematica come un sistema terroristico. All'università, gli esercitatori di analisi ai miei tempi dicevano: "E se non capite questa formula è inutile che andate avanti, perché di gente che viene qui a scaldare il banco non ne vogliamo". Ecco, quindi, di nuovo la formula come elemento di separazione tra coloro che si sanno muovere e coloro che stanno fuori dal tempio. Per ritornare alla metafora religiosa di Bombieri, girandola in un altro modo, finché delle matematiche si dà un'aura così sacrale e sbagliata, finché si comunica questo carattere sacrale, quindi autoritario, la matematica viene tradita, diventa il contrario di quello che diceva Galileo Galilei, quando sosteneva, al contrario, che la matematica è un esempio di autonomia e di bellezza intellettuale.

Odifreddi: Il problema è anche nel modo in cui la matematica viene non solo divulgata, ma anche raccontata tra simili, tra matematici, un modo quasi oracolare: teorema, e non si sa assolutamente da dove arrivi questa formulazione, poi dimostrazione, e ci sono cinquanta ipotesi, magari, in questa dimostrazione e non si sa da dove arrivino. Nella matematica scritta per gli addetti ai lavori non c'è più niente di tutto il processo dialettico che, in realtà, sta dietro alla scoperta. Forse raccontata in quest'altro modo, come nascano delle ipotesi, come poi si modifichino, come si provi a dimostrare le cose in un certo modo, poi si torni indietro, forse, insomma, raccontarla attraverso i tentativi e gli errori sarebbe meglio.

Giorello: Come volevano, insomma, tre nostri maestri. Il primo, il grande matematico ungherese Polya che auspicava una didattica , appunto, per congettura e per dimostrazione, andando a vedere come una dimostrazione nasca da alcune congetture e come ,se si sbaglia, si torna indietro e si riprova. Per prove ed errori: anche la storia della matematica si è sviluppata veramente così. E qui cito il secondo maestro, un altro ungherese, Imre Lakatos, che insegnò a lungo alla London School of Economics, cercando di dimostrare come la matematica sia un'impresa fallibile e per questo umana, non oracolare, un'impresa dove le nostre energie si scontrano con difficoltà oggettive. Allora ecco un certo assioma che viene buttato dentro, perché può dimostrarsi uno strumento utile per risolvere quel problema, ma poi ci possono essere dei contro-esempi e allora cambi l'assioma.. Quindi, un edificio in fieri, in continuo mutamento, una logica mutevole, non data una volta per sempre. In ultimo, il nostro caro amico e maestro Giancarlo Rota il quale lamentava proprio l'arida forma del trattato, il modo freddo con cui la matematica viene presentata e con cui ne discutono a volte anche gli addetti ai lavori. Un modo che uccide, appunto, lo spirito sottostante alla matematica. E appunto Rota diceva: "Bisogna tornare a fare una fenomenologia della matematica" e citava due autori, Hegel e Husserl, che non sono, poi, tanto popolari tra i matematici.

Odifreddi: Forse la matematica dovrebbe essere più come la musica jazz, molta improvvisazione su dei temi, invece che come la musica classica, suonata su spartiti così rigidamente scritti che sembrano quasi la dissezione di un cadavere.

Giorello: Ma forse, e questo sarà un argomento toccato da altre domande, c'è anche un'idea di eleganza della matematica quasi mozartiana. Certo, si dice che Mozart componesse senza mai fare una correzione. Ma era Mozart. Ed era lui solo.


 

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