Odifreddi: Certamente dipende
anche dalla scuola: ricordo che anche a me la matematica
non piaceva mica tanto, per come era insegnata. Poi,
ovviamente, c'è anche un problema di doti naturali:
ci sono persone più portate per la matematica
e altre che lo sono meno…
Giorello: Anch'io, della mia esperienza scolastica
non ho un buon ricordo, del come il mio insegnante nella
scuola dell'obbligo ci insegnava le matematiche. Nozioni
aride, formule imparate tante volte a memoria, era raro
trovare un professore che cercasse di far capire, invece,
il marchingegno sottostante. Dopo tutto aveva ragione
il poeta Lautréamont quando scriveva "Oh,
matematiche severe…". E c'è chi ama questa
forma di severità ma anche chi può pensare
che sia più divertente, che so io, leggere Tex
Willer. Anche se pure lì un po' di conti bisogna
farli, almeno quello dei morti ammazzati.
Odifreddi: Una volta Bombieri disse di credere
che, fino a quando si sarebbe insegnata algebra nelle
scuole, ci sarebbe anche stata la preghiera: si prega
per non fare la matematica. In effetti è così,
la matematica che si insegna nelle scuole è come
le scale che si insegnano a chi impara a suonare il
pianoforte. Suonare il pianoforte è divertente,
però bisogna sviluppare una tecnica. Ma, mentre
la tecnica del pianoforte si studia per tre o quattro
anni e poi si dimentica, la matematica è più
complicata.
Giorello: Aggiungerei che in molti casi gli
insegnanti usano la matematica come un sistema terroristico.
All'università, gli esercitatori di analisi ai
miei tempi dicevano: "E se non capite questa formula
è inutile che andate avanti, perché di
gente che viene qui a scaldare il banco non ne vogliamo".
Ecco, quindi, di nuovo la formula come elemento di separazione
tra coloro che si sanno muovere e coloro che stanno
fuori dal tempio. Per ritornare alla metafora religiosa
di Bombieri, girandola in un altro modo, finché
delle matematiche si dà un'aura così sacrale
e sbagliata, finché si comunica questo carattere
sacrale, quindi autoritario, la matematica viene tradita,
diventa il contrario di quello che diceva Galileo Galilei,
quando sosteneva, al contrario, che la matematica è
un esempio di autonomia e di bellezza intellettuale.
Odifreddi: Il problema è anche nel modo
in cui la matematica viene non solo divulgata, ma anche
raccontata tra simili, tra matematici, un modo quasi
oracolare: teorema, e non si sa assolutamente da dove
arrivi questa formulazione, poi dimostrazione, e ci
sono cinquanta ipotesi, magari, in questa dimostrazione
e non si sa da dove arrivino. Nella matematica scritta
per gli addetti ai lavori non c'è più
niente di tutto il processo dialettico che, in realtà,
sta dietro alla scoperta. Forse raccontata in quest'altro
modo, come nascano delle ipotesi, come poi si modifichino,
come si provi a dimostrare le cose in un certo modo,
poi si torni indietro, forse, insomma, raccontarla attraverso
i tentativi e gli errori sarebbe meglio.
Giorello: Come volevano, insomma, tre nostri
maestri. Il primo, il grande matematico ungherese Polya
che auspicava una didattica , appunto, per congettura
e per dimostrazione, andando a vedere come una dimostrazione
nasca da alcune congetture e come ,se si sbaglia, si
torna indietro e si riprova. Per prove ed errori: anche
la storia della matematica si è sviluppata veramente
così. E qui cito il secondo maestro, un altro
ungherese, Imre Lakatos, che insegnò a lungo
alla London School of Economics, cercando di dimostrare
come la matematica sia un'impresa fallibile e per questo
umana, non oracolare, un'impresa dove le nostre energie
si scontrano con difficoltà oggettive. Allora
ecco un certo assioma che viene buttato dentro, perché
può dimostrarsi uno strumento utile per risolvere
quel problema, ma poi ci possono essere dei contro-esempi
e allora cambi l'assioma.. Quindi, un edificio in fieri,
in continuo mutamento, una logica mutevole, non data
una volta per sempre. In ultimo, il nostro caro amico
e maestro Giancarlo Rota il quale lamentava proprio
l'arida forma del trattato, il modo freddo con cui la
matematica viene presentata e con cui ne discutono a
volte anche gli addetti ai lavori. Un modo che uccide,
appunto, lo spirito sottostante alla matematica. E appunto
Rota diceva: "Bisogna tornare a fare una fenomenologia
della matematica" e citava due autori, Hegel e
Husserl, che non sono, poi, tanto popolari tra i matematici.
Odifreddi: Forse la matematica dovrebbe essere
più come la musica jazz, molta improvvisazione
su dei temi, invece che come la musica classica, suonata
su spartiti così rigidamente scritti che sembrano
quasi la dissezione di un cadavere.
Giorello: Ma forse, e questo sarà un
argomento toccato da altre domande, c'è anche
un'idea di eleganza della matematica quasi mozartiana.
Certo, si dice che Mozart componesse senza mai fare
una correzione. Ma era Mozart. Ed era lui solo.