Odifreddi: Questo è un invito
a nozze. Effettivamente l'idea, non soltanto gentiliana
ma anche crociana, cioè di entrambi i personaggi
che agli inizi del secolo hanno segnato la riforma delle
scuole superiori, prima Croce poi Gentile, tutti e due
ministri della Pubblica istruzione, ha prodotto una divisione
tra le due culture. E qui il problema è molto più
grosso, non è soltanto la matematica, è
la gerarchia tra la cultura umanistica e la cultura scientifica.
L'idea dei nostri idealisti, di Croce e di Gentile, era
che coloro che dovevano andare a governare dovessero imparare
i classici, la filosofia, il latino e il greco. Mentre
la matematica e le scienze fossero riservate a coloro
che dovevano andare a lavorare. Insomma, due classi sociali
diverse. Una divisione che permane ancora oggi nella differenza
tra scuole tecniche e licei. Anche al liceo scientifico
la matematica non è che sia una materia così
importante. E non parliamo del liceo classico dove credo
che abbia più o meno lo stesso numero di ore dedicate
alla religione.
Giorello: È anche vero che Gentile una
certa apertura personale verso i contenuti della scienza
ce l'aveva, se, quando si trovò a dirigere l'Enciclopedia
Italiana, chiamò per le voci scientifiche alcuni
dei più grandi matematici del suo tempo. Magari
gli stessi contro cui aveva fatto culturalmente delle
sciagurate polemiche, valga per tutte quella con Federigo
Enriques, un matematico che aveva un profondo senso
del valore educativo della matematica.
Ma l'ipoteca classicista che tu citi è interessante:
quando si è deciso, nella scuola italiana dell'unificazione,
di insegnare la geometria di Euclide, lo si decise non
perché è importante e utile, perché
pervade un mucchio di settori, ma perché era
greca e classica. E questo è un tradimento della
mentalità moderna che si era affermata con i
vari Copernico, Bruno, Galileo, che sapevano certo guardare
all'indietro, ma non si sarebbero mai lasciati imprigionare
nello schemino: classico è comunque buono, arriva
dai Greci quindi è comunque buono. Più
in generale, io credo che Croce abbia colpito duramente
e in maniera molto più subdola di Gentile, presentando
una concezione "economica" della scienza matematizzata
e della matematica in particolare, una concezione povera,
ridicola, misera. Lui che poi, nel privato, si vantava
di non sapere fare due più due. Ci sono alcune
battute molto sprezzanti in certe lettere di Croce:
"Sono cose poco interessanti, io stesso non so
fare dell'aritmetica". In generale una buona norma
è, quando non si sa una cosa, stare zitti e non
dare giudizi. Ma il nostro don Benedetto - peraltro
grandissimo affabulatore, grandissimo erudito di cose
napoletane, le sue meditazioni sul folklore napoletano
e sul barocco di Napoli sono bellissime - una persona
così intelligente e così ricca si è
dimostrata molto povera, misera nel non capire la ricchezza
della matematica, che non era solo logica. Croce orecchiava
Poincaré, ma in Poincaré c'era una meditazione
profonda su ogni grande settore della matematica. Croce
no, Croce l'ha scopiazzato un po' e ha concluso: "Sono
tutte convenzioni, quindi sono accordi, cose puramente
utili, strumento di cucina per qualche tecnico".
Ma con questi strumenti di cucina si cambia il mondo.
Odifreddi: Anzi, Croce in realtà sosteneva
che lui sapeva molto meno di matematica di quanto i
suoi critici supponessero. Forse non era così
intelligente come credeva. Mi viene in mente una citazione
di Gadda: "Non tutti sono condannati a essere intelligenti".
Ma Gadda, d'altra parte, è l'esempio tipico di
un letterato che aveva una preparazione scientifica,
era ingegnere.
Giorello: A me colpiscono sempre queste chiusure
di Croce, perché sono sintomatiche di una superbia
che rasenta la stupidità. Penso, su un altro
piano, alla sua stroncatura di Leopardi. Leopardi che,
tra l'altro, invece è un bell'esempio di un grande
poeta che aveva una percezione molto forte dell'importanza
rivestita dalla visione matematica del mondo.
Odifreddi: Ha scritto un trattato di astronomia.
Giorello: La grande prosa italiana comincia
con Galileo, con "Del dialogo sui due massimi sistemi
del mondo" dove si lotta contro gli aristotelici
per difendere la legittimità di applicare le
matematiche anche a questo nostro corrotto mondo, sub-lunare.
Odifreddi: Italo Calvino scrisse che Galileo
è stato il più grande scrittore italiano,
naturalmente ci fu subito qualcuno che si inalberò
"ma come, e Dante?" e Calvino replicò
"Insomma, parlavo degli scrittori in prosa".
Però resta un'affermazione molto forte: Calvino
faceva effettivamente riferimento a tutta a una tradizione
che partiva da Ariosto e passava per Galileo e Leopardi
e arrivava poi a lui. A una delle due possibili tradizioni
letterarie.
Giorello: Una tradizione ricca di spunti per
la filosofia naturale. Non è un caso che Ariosto
fosse uno dei poeti preferiti di Giordano Bruno. Bruno
lo parafrasa in certi momenti, quando descrive un intelletto
umano, un occhio umano che si stacca da questa Terra
e si avvicina alla Luna e vede la Luna da vicino e la
Terra da lontano. Calvino, questa volta Giovanni, quello
di Ginevra, sosteneva che per una buona e vera religione
era utile una competenza scientifica. Lui era laureato
in filosofia naturale. Forse non è un caso che
in Italia la Chiesa cattolica ha condannato Galileo.
Mentre l'eretico Newton che stava al Trinity Collage
ma personalmente non credeva nella Trinità, non
solo è stato un grandissimo matematico, ma è
stato ovunque riconosciuto, a cominciare dal suo Paese.
E fu perfino premiato con la direzione della Zecca di
Londra.
Odifreddi: Quando morì gli fecero dei
funerali di Stato. Mentre il povero Galileo stette più
di cento anni, la sua salma ovviamente, in uno sgabuzzino,
sotto il campanile a Santa Croce, perché non
si doveva fargli un monumento.
Giorello: Cosa si diceva una volta in una trasmissione
Rai molto fortunata? "No, non è la Bbc,
questa è la Rai, la Rai Tv".
Odifreddi: Forse la Rai non è direttamente
responsabile.
Giorello: No, assolutamente.
Odifreddi: Però certamente la cultura
italiana ha trattato Galileo diversamente. Bisogna anche
dire che Newton forse è stato più furbo
di Galileo, invece di andarsi a cercare la rissa…
Giorello: Si è nascosto, e ha nascosto…
Odifreddi: Stava al Trinity College e non credeva
nella Trinità, però lo tenne segreto,
come d'altra parte gli scritti…
Giorello: …alchemici magici.