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Matematica, che paura o che passione?

Domanda 2



Educational: Ora passiamo alle domande degli utenti del sito rielaborate dalla nostra redazione, utenti che a volte si celano dietro pseudonimi anche un po' buffi. La prima domanda da "Pippo". Secondo una ricerca del Cede il 48% degli studenti italiani ha difficoltà con le operazioni aritmetiche più semplici. E' colpa del nostro sistema scolastico idealista, gentiliano?
Odifreddi: Questo è un invito a nozze. Effettivamente l'idea, non soltanto gentiliana ma anche crociana, cioè di entrambi i personaggi che agli inizi del secolo hanno segnato la riforma delle scuole superiori, prima Croce poi Gentile, tutti e due ministri della Pubblica istruzione, ha prodotto una divisione tra le due culture. E qui il problema è molto più grosso, non è soltanto la matematica, è la gerarchia tra la cultura umanistica e la cultura scientifica. L'idea dei nostri idealisti, di Croce e di Gentile, era che coloro che dovevano andare a governare dovessero imparare i classici, la filosofia, il latino e il greco. Mentre la matematica e le scienze fossero riservate a coloro che dovevano andare a lavorare. Insomma, due classi sociali diverse. Una divisione che permane ancora oggi nella differenza tra scuole tecniche e licei. Anche al liceo scientifico la matematica non è che sia una materia così importante. E non parliamo del liceo classico dove credo che abbia più o meno lo stesso numero di ore dedicate alla religione.

Giorello: È anche vero che Gentile una certa apertura personale verso i contenuti della scienza ce l'aveva, se, quando si trovò a dirigere l'Enciclopedia Italiana, chiamò per le voci scientifiche alcuni dei più grandi matematici del suo tempo. Magari gli stessi contro cui aveva fatto culturalmente delle sciagurate polemiche, valga per tutte quella con Federigo Enriques, un matematico che aveva un profondo senso del valore educativo della matematica.
Ma l'ipoteca classicista che tu citi è interessante: quando si è deciso, nella scuola italiana dell'unificazione, di insegnare la geometria di Euclide, lo si decise non perché è importante e utile, perché pervade un mucchio di settori, ma perché era greca e classica. E questo è un tradimento della mentalità moderna che si era affermata con i vari Copernico, Bruno, Galileo, che sapevano certo guardare all'indietro, ma non si sarebbero mai lasciati imprigionare nello schemino: classico è comunque buono, arriva dai Greci quindi è comunque buono. Più in generale, io credo che Croce abbia colpito duramente e in maniera molto più subdola di Gentile, presentando una concezione "economica" della scienza matematizzata e della matematica in particolare, una concezione povera, ridicola, misera. Lui che poi, nel privato, si vantava di non sapere fare due più due. Ci sono alcune battute molto sprezzanti in certe lettere di Croce: "Sono cose poco interessanti, io stesso non so fare dell'aritmetica". In generale una buona norma è, quando non si sa una cosa, stare zitti e non dare giudizi. Ma il nostro don Benedetto - peraltro grandissimo affabulatore, grandissimo erudito di cose napoletane, le sue meditazioni sul folklore napoletano e sul barocco di Napoli sono bellissime - una persona così intelligente e così ricca si è dimostrata molto povera, misera nel non capire la ricchezza della matematica, che non era solo logica. Croce orecchiava Poincaré, ma in Poincaré c'era una meditazione profonda su ogni grande settore della matematica. Croce no, Croce l'ha scopiazzato un po' e ha concluso: "Sono tutte convenzioni, quindi sono accordi, cose puramente utili, strumento di cucina per qualche tecnico". Ma con questi strumenti di cucina si cambia il mondo.

Odifreddi: Anzi, Croce in realtà sosteneva che lui sapeva molto meno di matematica di quanto i suoi critici supponessero. Forse non era così intelligente come credeva. Mi viene in mente una citazione di Gadda: "Non tutti sono condannati a essere intelligenti". Ma Gadda, d'altra parte, è l'esempio tipico di un letterato che aveva una preparazione scientifica, era ingegnere.

Giorello: A me colpiscono sempre queste chiusure di Croce, perché sono sintomatiche di una superbia che rasenta la stupidità. Penso, su un altro piano, alla sua stroncatura di Leopardi. Leopardi che, tra l'altro, invece è un bell'esempio di un grande poeta che aveva una percezione molto forte dell'importanza rivestita dalla visione matematica del mondo.

Odifreddi: Ha scritto un trattato di astronomia.

Giorello: La grande prosa italiana comincia con Galileo, con "Del dialogo sui due massimi sistemi del mondo" dove si lotta contro gli aristotelici per difendere la legittimità di applicare le matematiche anche a questo nostro corrotto mondo, sub-lunare.

Odifreddi: Italo Calvino scrisse che Galileo è stato il più grande scrittore italiano, naturalmente ci fu subito qualcuno che si inalberò "ma come, e Dante?" e Calvino replicò "Insomma, parlavo degli scrittori in prosa". Però resta un'affermazione molto forte: Calvino faceva effettivamente riferimento a tutta a una tradizione che partiva da Ariosto e passava per Galileo e Leopardi e arrivava poi a lui. A una delle due possibili tradizioni letterarie.

Giorello: Una tradizione ricca di spunti per la filosofia naturale. Non è un caso che Ariosto fosse uno dei poeti preferiti di Giordano Bruno. Bruno lo parafrasa in certi momenti, quando descrive un intelletto umano, un occhio umano che si stacca da questa Terra e si avvicina alla Luna e vede la Luna da vicino e la Terra da lontano. Calvino, questa volta Giovanni, quello di Ginevra, sosteneva che per una buona e vera religione era utile una competenza scientifica. Lui era laureato in filosofia naturale. Forse non è un caso che in Italia la Chiesa cattolica ha condannato Galileo. Mentre l'eretico Newton che stava al Trinity Collage ma personalmente non credeva nella Trinità, non solo è stato un grandissimo matematico, ma è stato ovunque riconosciuto, a cominciare dal suo Paese. E fu perfino premiato con la direzione della Zecca di Londra.

Odifreddi: Quando morì gli fecero dei funerali di Stato. Mentre il povero Galileo stette più di cento anni, la sua salma ovviamente, in uno sgabuzzino, sotto il campanile a Santa Croce, perché non si doveva fargli un monumento.

Giorello: Cosa si diceva una volta in una trasmissione Rai molto fortunata? "No, non è la Bbc, questa è la Rai, la Rai Tv".

Odifreddi: Forse la Rai non è direttamente responsabile.

Giorello: No, assolutamente.

Odifreddi: Però certamente la cultura italiana ha trattato Galileo diversamente. Bisogna anche dire che Newton forse è stato più furbo di Galileo, invece di andarsi a cercare la rissa…

Giorello: Si è nascosto, e ha nascosto…

Odifreddi: Stava al Trinity College e non credeva nella Trinità, però lo tenne segreto, come d'altra parte gli scritti…

Giorello: …alchemici magici.


 

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