Odifreddi: Io ho delle opinioni un po' contrastanti,
in maniera un po' schizofrenica. Credo che la storia
sia molto importante, ma per coloro che la matematica
già la sanno. Sennò c'è il rischio
che avvicinarsi alla matematica attraverso la sua storia
comporti darsene un'immagine ridotta ad aneddoti. Ci
sono molti tentativi di divulgazione della matematica
fatti in questo modo. Attraverso episodi che poi, in
genere, sono molto curiosi perché i matematici
sono più vicini al manicomio che all'arcivescovato,
i tipi psicologici dei matematici si prestano alla caricatura.
Ma c'è il rischio di ridurre la matematica a
una specie di storiella divertente.
La storia è importante per coloro che conoscono
la materia, e non soltanto la storia della matematica
così in astratto, bensì quella delle varie
materie. Io, per esempio, sono un logico e a un certo
punto della mia vita, dopo aver studiato per tanti anni
materie tecniche, sto scrivendo un libro per l'appunto
su questo: dopo aver studiato per tanti anni l'aspetto
tecnico della logica ho sentito il bisogno di ritornare
all'indietro, andare a cercare le sue radici, le radici
della logica e della matematica. E, alla fine, sono
tornato all'indietro fino ai classici, e qui, dando
in qualche modo ragione agli idealisti, leggendo Platone
e Aristotele.
Però questo lo si fa a posteriori, non a priori.
Cioè quando si conoscono i mezzi tecnici. È
la stessa cosa con la musica. La storia della musica
è interessantissima, però gli aneddoti
sul fatto che Beethoven componesse tenendo il vaso da
notte sotto il pianoforte non cambiano la sostanza delle
sue sonate o delle sue sinfonie. Prima bisogna arrivare
alla musica, poi questo diventa contorno. La storia
è importante se è un mezzo per capire
meglio ciò che è successo, per capire
come sono nati certi concetti che oggi prendiamo per
buoni senza nemmeno accorgerci che cosa gli stia alle
spalle.
Ma se la storia diventa la scusa per evitare il resto
e per fare della matematica una specie di fumetto, questo
mi trova un po' meno d'accordo. Quindi, l'uso della
storia nella scuola è qualche cosa che bisogna
calibrare molto bene: magari usarla in maniera complementare,
ma evitare il rischio di ridurre tutto soltanto al racconto.
Giorello: Dell'utilità e del danno della
storia per la vita, direbbe Odifreddi di Nietzsche .
Io sono d'accordo su molte delle tue riserve, non amo
la storia aneddotica, ritengo che l'aneddotica in un
bel libro di storia della scienza dovrebbe essere al
più messa nelle note a piè di pagina e
non dovrebbe diventare il fulcro. Forse diversa è
la questione della storia per grandi problemi, per grandi
questioni. Perché non prendere, per esempio,
la storia d'un grande problema come quello cosiddetto
"dei tre corpi"…
Odifreddi: Dei triangoli amorosi?
Giorello: Sei incorreggibile. Allora, mettiamola
così. Jonathan Swift sfotte i matematici di Laputa,
che vogliono migliorare col compasso perfino la bellezza
delle loro donne…
Ma se lasciamo perdere il triangolo amoroso e torniamo
a quello di Sole, Terra e Luna, abbiamo un bel problema.
Un problema che turbava Newton che, non riuscendo a
risolvere il problema della stabilità del sistema
solare, invocò la mano di Dio, la provvidenza
divina. Laplace, invece, era convinto che si potesse
riuscire a dimostrare questa stabilità, senza
bisogno di introdurre Dio, e affermò: "Signore,
non ho bisogno di queste ipotesi.". Poi è
arrivato Poincaré che ha mostrato invece che
un sistema di enne corpi, con enne uguale a tre o maggiore
di tre, è un sistema che in via generale è
instabile. E, visto che stiamo in un sistema di questo
genere, che Dio ci aiuti di nuovo, perché se
il nostro pianeta scappasse per la tangente o andasse
a collidere con un altro corpo celeste, addio signori.
Ecco, raccontare storie di questo genere, storie di
idee, di problemi, forse potrebbe essere utile.
Odifreddi: Anche raccontare la fine di questa
storia. Poincaré, unico matematico, prese il
premio Oscar per questi lavori, naturalmente non il
premio Oscar dei film, ma quello del re Oscar di Svezia
e Norvegia. Ma la fine della storia è in realtà
negli anni Sessanta del Novecento, con il famoso teorema
di Kolmogorov e Arnold Moser, che ripristina l'altra
soluzione: con enorme probabilità il sistema
solare è stabile non c'è bisogno di preoccuparsi.
Giorello: Diciamo che è "quasi stabile".
Di solito i libri specialistici se la cavano con questa
dizione.