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Matematica, che paura o che passione?

Domanda 4



Rai Educational: Da Giorgio Siria. Lucio Lombardo Radice ha scritto che, forse, capiremmo meglio la matematica se ci venisse raccontata anche la sua storia. E' giusto? Per capire la "più obiettiva delle scienze" bisogna capire perché è nata e si è evoluta, bisogna storicizzarla, relativizzarla?

Odifreddi: Io ho delle opinioni un po' contrastanti, in maniera un po' schizofrenica. Credo che la storia sia molto importante, ma per coloro che la matematica già la sanno. Sennò c'è il rischio che avvicinarsi alla matematica attraverso la sua storia comporti darsene un'immagine ridotta ad aneddoti. Ci sono molti tentativi di divulgazione della matematica fatti in questo modo. Attraverso episodi che poi, in genere, sono molto curiosi perché i matematici sono più vicini al manicomio che all'arcivescovato, i tipi psicologici dei matematici si prestano alla caricatura. Ma c'è il rischio di ridurre la matematica a una specie di storiella divertente.
La storia è importante per coloro che conoscono la materia, e non soltanto la storia della matematica così in astratto, bensì quella delle varie materie. Io, per esempio, sono un logico e a un certo punto della mia vita, dopo aver studiato per tanti anni materie tecniche, sto scrivendo un libro per l'appunto su questo: dopo aver studiato per tanti anni l'aspetto tecnico della logica ho sentito il bisogno di ritornare all'indietro, andare a cercare le sue radici, le radici della logica e della matematica. E, alla fine, sono tornato all'indietro fino ai classici, e qui, dando in qualche modo ragione agli idealisti, leggendo Platone e Aristotele.
Però questo lo si fa a posteriori, non a priori. Cioè quando si conoscono i mezzi tecnici. È la stessa cosa con la musica. La storia della musica è interessantissima, però gli aneddoti sul fatto che Beethoven componesse tenendo il vaso da notte sotto il pianoforte non cambiano la sostanza delle sue sonate o delle sue sinfonie. Prima bisogna arrivare alla musica, poi questo diventa contorno. La storia è importante se è un mezzo per capire meglio ciò che è successo, per capire come sono nati certi concetti che oggi prendiamo per buoni senza nemmeno accorgerci che cosa gli stia alle spalle.
Ma se la storia diventa la scusa per evitare il resto e per fare della matematica una specie di fumetto, questo mi trova un po' meno d'accordo. Quindi, l'uso della storia nella scuola è qualche cosa che bisogna calibrare molto bene: magari usarla in maniera complementare, ma evitare il rischio di ridurre tutto soltanto al racconto.

Giorello: Dell'utilità e del danno della storia per la vita, direbbe Odifreddi di Nietzsche .
Io sono d'accordo su molte delle tue riserve, non amo la storia aneddotica, ritengo che l'aneddotica in un bel libro di storia della scienza dovrebbe essere al più messa nelle note a piè di pagina e non dovrebbe diventare il fulcro. Forse diversa è la questione della storia per grandi problemi, per grandi questioni. Perché non prendere, per esempio, la storia d'un grande problema come quello cosiddetto "dei tre corpi"…

Odifreddi: Dei triangoli amorosi?

Giorello: Sei incorreggibile. Allora, mettiamola così. Jonathan Swift sfotte i matematici di Laputa, che vogliono migliorare col compasso perfino la bellezza delle loro donne…
Ma se lasciamo perdere il triangolo amoroso e torniamo a quello di Sole, Terra e Luna, abbiamo un bel problema. Un problema che turbava Newton che, non riuscendo a risolvere il problema della stabilità del sistema solare, invocò la mano di Dio, la provvidenza divina. Laplace, invece, era convinto che si potesse riuscire a dimostrare questa stabilità, senza bisogno di introdurre Dio, e affermò: "Signore, non ho bisogno di queste ipotesi.". Poi è arrivato Poincaré che ha mostrato invece che un sistema di enne corpi, con enne uguale a tre o maggiore di tre, è un sistema che in via generale è instabile. E, visto che stiamo in un sistema di questo genere, che Dio ci aiuti di nuovo, perché se il nostro pianeta scappasse per la tangente o andasse a collidere con un altro corpo celeste, addio signori. Ecco, raccontare storie di questo genere, storie di idee, di problemi, forse potrebbe essere utile.

Odifreddi: Anche raccontare la fine di questa storia. Poincaré, unico matematico, prese il premio Oscar per questi lavori, naturalmente non il premio Oscar dei film, ma quello del re Oscar di Svezia e Norvegia. Ma la fine della storia è in realtà negli anni Sessanta del Novecento, con il famoso teorema di Kolmogorov e Arnold Moser, che ripristina l'altra soluzione: con enorme probabilità il sistema solare è stabile non c'è bisogno di preoccuparsi.

Giorello: Diciamo che è "quasi stabile". Di solito i libri specialistici se la cavano con questa dizione.


 

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