Odifreddi: In parte abbiamo già detto, sulla
contrapposizione tra scienza e matematica. Sul rapporto
tra matematica e filosofia abbiamo parlato di meno e
bisogna ricordare, come ho accennato prima parlando
dell'etica di Platone, che moltissimi matematici sono
stati filosofi. Pitagora è, appunto, agli inizi della
filosofia e del pensiero matematico greco. Pensiamo,
per avvicinarci un po' più a noi, a Cartesio, a Leibniz,
grandissimi matematici. La geometria "cartesiana", l'analisi
infinitesimale che Leibniz e Newton hanno scoperto e
sviluppato insieme, sono grandissimi strumenti di matematica
pura fatta da gente che in realtà faceva anche il filosofo.
Forse il problema è proprio questo, che all'epoca filosofia
e matematica non erano così separate, e la scienza anche.
C'era ancora la possibilità di avere un'immagine unitaria.
L'altra parte della domanda parlava delle matematiche.
In italiano la cosa non suona tanto bene, noi diciamo
'la matematica', ma in inglese e anche in francese si
dice al plurale 'les mathematiques', 'the mathematics'…
Giorello: Senza nessuno scandalo.
Odifreddi: Sono plurali, effettivamente, perché
ci sono tante discipline diverse che possono confluire
in una classificazione molto generica, ma spesse volte
sono abbastanza separate. Però, c'è un vantaggio nell'usare
una parola singolare, ed è il sottolineare che queste
varie discipline sono in realtà collegate tra di loro.
Anzi, il grande matematico è proprio colui che riesce
a vedere i collegamenti sotterranei. Ciascuno di noi,
poverini, lavora nel suo piccolo orticello, chi fa il
logico, chi l'analista, chi fa il geometra e così via.
Però la maggior parte di noi non ha questa visione globale,
il vedere come in realtà tutto è collegato. E questo
è qualche cosa che il nome 'la matematica', invece che
'le matematiche', sottolinea: che è una sola impresa,
anche se poi ha tante facce. E' come un diamante, ha
tante facce, ciascuno ne vede una o più, però il diamante
è uno.
Giorello: Sì sono d'accordo. Il diamante ha
più di una faccia ma è un diamante solo e la maggior
parte dei grandi matematici hanno visto i ponti che
collegano tra di loro delle regioni apparentemente separate.
L'immagine non è mia, è del grande matematico David
Hilbert il quale la usava nel grande convegno internazionale
di Parigi, il secondo convegno dei matematici, nel 1900.
Più di un secolo fa Hilbert diceva: "La matematica è
diventata un insieme di matematiche in cui tante volte
gli specialisti di un campo fanno fatica ad intendere
gli specialisti dell'altro campo, a meno che non venga
fuori il genio che vede dei collegamenti". Forse adesso,
più che un sistema di tanti ponti che collegano degli
isolotti un po' separati, un po' come Venezia, potremmo
pensare a una struttura come Los Angeles, a quelle grandi
strutture con snodi, contronodi, tunnel, ponti sopra,
ponti sotto, una struttura ancora più complicata. Ma
forse c'è ancora bisogno, più che mai, di grandi figure
che sono capaci di una sintesi, quelli che erano i Poncaré,
gli Enriques, gli Hilbert della fine dell'Ottocento
e gli inizi del Novecento. Probabilmente ci sono anche
adesso, queste personalità, ma naturalmente per coglierle
occorrerà guardare la storia della matematica del nostro
tempo col necessario distacco.
Odifreddi: Ci sono, il problema è che molto
spesso il matematico ha poca voglia di fare divulgazione.
Soprattutto in Italia questa è considerata un'attività
secondaria. E anche, comunque, all'estero. Mentre il
fisico, per esempio, prende il premio Nobel e poi immediatamente
fa un libro di divulgazione, il matematico…
Giorello: Che non ha il premio Nobel…
Odifreddi: Che, appunto, non ha il premio Nobel,
ma prende l'analogo del premio Nobel, cioè la medaglia
Fields, poi, in genere,: non fa queste cose. C'è un
esempio che è un buon esempio: Alain Connes, questo
matematico francese che prese appunto la medaglia Fields
negli anni Ottanta, quindi ormai già una ventina di
anni fa, e ha già scritto due libri di conversazioni,
uno con un neurofisiologo, Changeux, e, adesso, uscito
da poco, un altro, invece, con altri due matematici
però applicati. Effettivamente lui fa questo tentativo
di andare al popolo, di avvicinarsi a coloro che non
sono specialisti, però è un'eccezione.
Giorello: C'è un caso interessante di un matematico
che ha voluto discutere con i fisici, con i biologi
e con i filosofi. Anche se non è un esempio di divulgazione
perché quando parla en philosophe forse è più difficile
di quando parla della matematica. È René Thom. René
Thom è usualmente citato come il creatore della teoria
delle catastrofi, questo gli ha dato anche una certa
risonanza sui media. In realtà ,credo che sia più importante
la sua 'teoria sul cobordismo' tecnicamente. Ma Thom
è uno che si è più volte cimentato sul senso profondo
del fare matematico, sulla nozione di intelligibilità,
sul rapporto anche tra la matematica e l'immaginario.
Certo, talvolta con uno stile che non era proprio il
massimo della chiarezza e della comprensibilità immediata,
forse perché come filosofo Thom ha sempre amato Eraclito,
il filosofo dell'oscurità, il filosofo del conflitto,
ma anche quello che era noto come l'oscuro, il notturno.
E per questo carattere notturno forse anche i lavori
di Thom non sono proprio un esempio di chiarezza. Ma
sono un esempio di bei nodi problematici. E questo,
di nuovo, ci rilancia sul terreno della filosofia che
la domanda evocava. Tante matematiche, nel senso che
abbiamo detto, ma una idea unificante, tante facce del
diamante, un diamante solo, e poi, appunto, qualcuno
che contempli il diamante, però sempre da un punto di
vista limitato. Forse la filosofia è un tentativo di
uscire da questi limiti o meglio, di rendersi conto
che i nostri limiti sono un po' come l'orizzonte: c'è,
ma è una linea immaginaria, mutevole, man mano che ci
spostiamo si sposta anche l'orizzonte.