Odifreddi: Questo naturalmente "intender
non lo può chi non lo prova", diceva già
un altro matematico… E' molto difficile spiegare il
concetto di bellezza. Cosa si intende per bellezza di
un quadro? Si guarda e si vede qual è il quadro
bello e qual è il quadro brutto, ma non è
sempre facile spiegare il motivo del giudizio, soprattutto
nell'arte moderna. E nella matematica moderna forse
è uguale.
I matematici, coloro che fanno la matematica, continuano
a sostenere che la bellezza è uno dei principi
ispiratori del loro lavoro: si trovano i risultati perché,
appunto, si va dietro alla ricerca di questa bellezza
astratta. Ora, la bellezza matematica, io penso che
in parte si trovi in un certo equilibrio delle formule.
Ce n'è una famosa, un po' difficile da dire,
ma che lega tra di loro i grandi numeri della storia,
c'è lo 'zero', 'l'uno' poi 'e', che è
poi la base appunto dei logaritmi naturali, 'p greco'
che è il rapporto che lega la circonferenza con
il diametro del cerchio e poi 'i' la radice immaginaria
di meno uno. E c'è una formula che le mette tutte
insieme, molto semplice, una mezza riga di Eulero. Se
io fossi stato Eulero, me la sarei messa sulla tomba,
come epitaffio. Sono andato anche a controllare, perché
mi interessava vedere cosa i matematici mettevano sulla
loro tomba: Eulero ha solo il suo nome. Forse nel caso
suo c'era l'imbarazzo della scelta, perché ne
ha fatte talmente tante. L'altra, per esempio, la famosa
formula sulla caratteristica delle superfici, che lega
il numero dei vertici, dei lati e delle facce di un
poliedro.
Molti matematici si sono messi sulla tomba quella che
consideravano la più bella tra le cose che avevano
trovato. Gauss, ad esempio, che è stato forse
il più grande di tutti i matematici, il "principe
delle matematiche", voleva sulla sua tomba il poligono
di diciassette lati. Non perché l'avesse scoperto
lui, ovviamente, il poligono c'era dagli inizi del tempo,
ma perché lui aveva scoperto un metodo che permetteva
di costruirlo attraverso la riga e il compasso. Poi,
ecco l'aneddoto: quando chiesero allo scultore di fare
questo poligono di diciassette lati, lui si rifiutò,
perché era praticamente uguale a una circonferenza.
Glielo fecero poi, però non sulla tomba ma sul
monumento della sua città natale, a Brunswick.
Altri matematici hanno cercato di mettersi sulla tomba
cose che si collegassero al loro lavoro. Ad esempio
uno dei Bernoulli, Jakob, aveva questa fissazione per
la spirale logaritmica, che è quella che appare
in natura, per esempio se prendiamo una conchiglia nautilus
e la sezioniamo: lui la studiò, coniò
per essa un motto in latino e volle che sulla sua tomba
si ponessero motto e spirale. Solo che stavolta sbagliarono
spirale, invece di quella logaritmica fecero quella
archimedea. E così Archimede, la cui tomba è
andata perduta, ha un segno sulla tomba altrui.
La questione della tomba di Archimede, tra l'altro,
è interessante. Sono anche degli esempi di cosa
i matematici considerino come bello. Ebbene, quando
Archimede morì volle che sulla sua tomba ci fosse
una sfera dentro un cilindro. E il motivo è chiaro:
lui aveva trovato che il rapporto fra la superficie
del cilindro e la superficie della sfera era due a tre,
così come il rapporto tra i due volumi di questi
stessi corpi.. Si dice che fu fatto: lo dice Cicerone
che, quando andò a Siracusa, come questore credo,
andò a cercare la tomba di Archimede e raccontò,
poi, di averla trovata e di averla fatta restaurare,
e che c'erano la sfera e il cilindro.
Ecco, questa è la bellezza matematica. Mettere,
per esempio, insieme due cose che a prima vista hanno
poco a che vedere, una sfera e un cilindro, calcolare
i rapporti fra certe quantità come le superfici
o le aree, scoprire che questi rapporti anzitutto si
possono descrivere in maniera molto facile, due e tre,
e poi non solo, che il rapporto tra la superficie e
le aree è lo stesso. Persino Archimede, che di
risultati ne aveva ottenuti più d'uno, considerò
questo come un esempio di bellezza matematica.
Giorello: Ci sono due componenti nella bellezza matematica,
o nell'eleganza, che rimandano a due arti diverse. Da
una parte, una certa eleganza geometrica, che poi si
ritrova soprattutto nel gusto della simmetria, rimanda
all'esperienza delle arti visive, delle arti figurative,
all'esperienza dell'architettura, della scultura, ma
soprattutto della pittura. L'immagine del pittore dell'universo:
il matematico è una specie di pittore dell'universo,
quando traduce in figure l'armonia del mondo. Penso
che questa immagine sia pregnante in figure come, per
esempio, Galileo Galilei. Dall'altra parte, la musica,
l'armonia dei numeri e l'armonia musicale: Keplero.
E tante volte la bellezza geometrica, l'armonia numerica
e quella musicale vanno insieme, come nella teoria poliedrica
kepleriana. Ecco, la bellezza è una cosa tipicamente
umanistica, la ricerca della formula bella, elegante,
armoniosa è una ricerca estetica. E quindi, di
nuovo, ci fa scoprire come la matematica sia anche umanesimo,
e non soltanto un preludio alla tecnica.
Odifreddi: Non, ovviamente invece, la ricerca della
formula della bellezza: Birkof, per esempio, cercò
di dire in maniera matematica come è fatta la
bellezza. Questo non è possibile. Però
trovare la bellezza dentro la matematica, questo sì,
certamente è possibile.
Giorello: Cercare invece la formula della bellezza
è un po' comportarsi come i matematici presi
in giro da Jonathan Swift. Quelli che misuravano col
compasso la bellezza delle loro ragazze.