Giorello: Dopo tutto, le dieci cifre che usiamo
nella scrittura dei numeri, e che alcuni chiamano 'arabe',
sono in realtà una creazione dell'India. E l'India ha
avuto soprattutto il buon gusto, la grande intelligenza
di inventarsi addirittura un simbolo per il nulla, lo
zero. Certi primati dell'Oriente hanno radici molto
forti nel passato, hanno un'ombra lunga.
Odifreddi: La logica dei computer, il loro linguaggio,
è tutto basato su circuiti che si aprono e si chiudono,
quindi passaggio o non passaggio di correnti, che oggi
viene codificato attraverso i numeri zero, uno. Quando
guardiamo nel computer, questo non è più possibile vederlo,
perchè oggi tutto è user friendly, come si dice, quindi
si vedono icone, cestini ecc… Ma, se andassimo a vedere
all'interno, verificheremmo che tutto quello che vediamo
sullo schermo, in realtà, si riduce a enormi successioni
di zero e uno. Ora, questa aritmetica binaria, il fatto
di poter calcolare usando soltanto due simboli, è qualche
cosa che risale a Leibniz, matematico e filosofo. E
Leibniz mutuò questo sistema dagli I Ching, che sembrano
l'esatto contrario della scienza: insomma, quella cosa
che fanno le signore dell'alta borghesia, al mattino
quando devono uscire di casa e consultano l'oracolo
buttando le monetine. Leibniz era in contatto epistolare
con i gesuiti che erano andati in Cina, e tra le tante
cose che venne a sapere sulla Cina, una era appunto
che c'era questo oracolo classico, taoista confuciano,
che si chiamava appunto I Ching e si basava appunto
sugli esagrammi, cioè su lineette intere o lineette
spezzate, in misura di sei, per sessantaquattro possibilità
che dovevano essere un po' l'architettura del mondo
e del futuro. Quindi, davano la possibilità di leggere
attraverso questi esagrammi la storia personale e anche
quella dell'umanità. Ebbene, Leibniz da buon matematico
capì subito che non era importante che ci fossero linee
intere o spezzate, bensì che questo fatto riduceva,
praticamente, la descrizione dei primi sessantaquattro
numeri alla contrapposizione di due elementi che per
i cinesi erano lo yin e lo yang, il bianco e il nero,
il buono e il cattivo. E per noi erano lo zero e l'uno.
E inventò questa aritmetica binaria. Arriva da lì. Allora,
se oggi essa è alla base dei computer, ci sarà un motivo
per cui indiani e cinesi sono così bravi. La domanda
diceva anche, però,che l'India rifornisce la Silicon
Valley di programmatori, in realtà non è così corretto:
i programmatori stanno in India, l'India è diventata
oggi il più grande produttore di software del mondo,
più degli Stati Uniti, più del Giappone. Evidentemente
in parte si tratta di sfruttamento industriale: così
come una volta si andava nelle colonie e lì si coltivava
il cotone e poi lo si rimandava indietro dopo averlo
tessuto, ebbene, oggi la mano d'opera in India ovviamente
costa molto meno di quella americana. Ma c'è anche l'aspetto
invece culturale e scientifico: gli indiani hanno una
grandissima tradizione matematica. Uno dei più grandi
matematici del Novecento è per l'appunto indiano Ramanujan…
Giorello: Grande amico di Godfrey Hardy.
Odifreddi: Amico di Hardy. Prima parlavamo della
bellezza: quando Hardy ricevette agli inizi del Novecento,
da Ramanujan, una lettera di venti pagine coperta di
formule, tra l'altro assolutamente incomprensibili,
le guardò e disse: "Ma no, non è possibile, nessuno
potrebbe scrivere formule del genere". Poi, per una
giornata queste formule gli ronzarono per il cervello,
e alla fine della giornata si disse: "Queste formule
non si potevano inventare, formule di questa bellezza
devono per forza essere vere". E passò una buona parte
della sua vita a dimostrare queste formule che Ramanujan
non aveva affatto dimostrato, perché lui diceva che
gliele dava la dea Kalì: la vedeva e la signora gli
dava questi regali. Hardy invitò poi Ramanujan in Inghilterra,
Ramanujan non ci andò, si ammalò e morì presto, credo,
morì sotto i quarant'anni. Quindi c'è questo strano
aspetto, il misticismo della matematica, il mettersi
in comunicazione col mondo dell'aldilà, il fatto di
essere orientale e vedere formule che avevano questa
bellezza sconvolgente.