Odifreddi: La "teoria dei giochi", nonostante
il nome che rimanda in apparenza a qualcosa di divertente,
è una cosa "deadly serious", come direbbero gli inglesi,
mortalmente seria. E' il tentativo di formalizzare in
maniera matematica le regole di comportamento. Si chiamano
giochi, ma in realtà sono interazioni tra due o più
persone. Ora, l'interazione più ovvia che si può immaginare,
a parte la conversazione fra due persone, è precisamente
quella di giochi tipo le carte, gli scacchi, il poker.
Giorello: Se non mi sbaglio il modello iniziale
di Oskar Morgenstern fu il poker…
Odifreddi: Poi, piano piano, si cominciò a estendere
questa teoria a interazioni di qualunque genere. Quindi,
in particolare all'interazione tra due eserciti in guerra,
ad esempio, oppure a gruppi di persone che vogliono
agire contro altri gruppi di persone. E questo, già
subito, dice che è una teoria piuttosto sensibile.
Giorello: Io direi appunto di importanza mortale.
Si pensi a una situazione di conflitto come quella della
"Tosca" di Puccini. Tosca e Scarpia trattano insieme,
uno vuole le grazie di Tosca, Scarpia, mentre invece
Tosca vuole la liberazione di Cavaradossi che è coinvolto
in moti patriottici, ma nessuno dei due si fida del
partner. E allora che cosa succede? Succede che si otterrà
una soluzione sub-ottimale. Sarebbe stato meglio che
i due si fidassero, ma siccome nessuno dei due si fida
dell'altro, Tosca finisce col pugnalare Scarpia, mentre
Scarpia ha già fatto fucilare il povero Cavaradossi.
Un esito disastroso. Si dirà, ma è opera, è melodramma.
Allora pensiamo al meccanismo per cui due superpotenze
potrebbero benissimo cooperare e lavorare alla pace,
ma non si fidano l'una dell'altra. E allora una manda
i missili, ma anche l'altra non si fida e manda i missili:
equilibrio sub ottimale su equilibrio sub ottimale,
distruzione atomica garantita. Sono quelli che si chiamano
in particolare il "dilemma del detenuto" perché c'è
una versione anche "carceraria" di questi dilemmi che
mostrano come, tante volte, l'essere molto razionali
e molto sfiduciati nei confronti del prossimo può portare
razionalmente a un esito distruttivo. Per questo io
dico che la "teoria dei giochi" è tutt'altro che giocosa.
Odifreddi: L'idea è la stessa di quando si tratta
di fare compravendita per corrispondenza: io devo mandare
la merce a qualcuno e questo qualcuno mi deve mandare
i quattrini. Ora, qual è il comportamento più sensato
per tutti e due? Dal punto di vista della "teoria dei
giochi" colui che deve mandare la merce non deve farlo,
perché i casi sono solo due: o l'altro non paga e allora
se lui manda la merce è un bel fesso, o l'altro paga
e allora gli conviene non mandar la merce così ci guadagna
il doppio. Naturalmente, l'altro fa lo stesso ragionamento.
Dice: "Devo mandare i soldi, ma se questo non mi ha
mandato la merce sarei fesso se lo pagassi. E se invece
lui me l'ha mandata, io non gli mando i soldi e me la
tengo". La "teoria dei giochi" dice che colui che compra
non deve pagare e che colui che vende non deve mandare
la merce. Ma allora è chiaro che la compravendita va
poco lontano. Quindi questo significa che la razionalità
a volte ha dei limiti, cosa che, d'altra parte, era
appunto già stato messo in evidenza, per esempio, dal
teorema di Gödel. La "teoria dei giochi" studia per
l'appunto queste situazioni. Spesse volte in politica
cercare di essere troppo razionali può provocare dei
danni: non si riesce a superare l'impasse perché si
seguono troppo rigidamente delle regole. In Italia,
mi sembra che il nostro atteggiamento verso la politica
sia poco scientifico, quindi probabilmente le decisioni
politiche vengono più prese con l'I Ching, di cui dicevamo
prima, tirando le monetine, che non attraverso gli esperti.
Ma in America c'è un intero team di consiglieri del
Presidente che studiano per l'appunto la teoria dei
giochi…
Giorello: Fu usata per esempio nel caso della
guerra in Vietnam, massicciamente, e con risultati non
eccellenti, dal punto di vista statunitense.
Odifreddi: Gli americani persero la guerra.
Forse è bene che continuino ad usarla, se questi sono
gli effetti.