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Rusconi: Posso capire la sensazione
di sconcerto per questa formula che io ho ripreso, e poi
spiegherò meglio perché, da Dietrich Bonhoeffer. Dal suo
modo di usarla, perché è in realtà un'espressione molto
antica e, senza fare adesso della filologia, risale se
non altro a Grozio, quindi a un fondatore della politica
moderna. Non è un caso, quindi, che il politico, lo scienziato
politico usi questa formula. Comunque, ripeto, non voglio
fare la storia di questa espressione. Piuttosto, cosa
vuol dire? Dico prima che cosa non vuol dire, perché lo
"scioccante" deriva da questo. Non è un modo subdolo di
fare un'affermazione ateistica o agnostica. No, non è
un trucchetto.
È un suggerimento che io chiamo teologico: esiste una
tradizione, incarnata alla fine da Bonhoeffer, che dice:
"Noi dobbiamo vivere la nostra fede, e soprattutto il
nostro comportamento pubblico, civile, a prescindere da
Dio". In che senso? Nel senso che Dio non deve essere
usato per dare risposte a problemi sui quali dobbiamo
arrangiarci noi, da soli. E io ho usato questa formula
a proposito di problemi di oggi, per esempio connessi
alla tematica della bioetica, della natura, sui quali
siamo sprovveduti, ma dove secondo me non è giusto, è
sbagliato introdurre una certa idea di Dio, legata a una
cultura diversa. Questo libro ha un sottotitolo importante:
"I laici, i cattolici e la democrazia".
Che cosa vuol dire? Noi siamo in una democrazia, consideriamo
tutti i cittadini maturi, hanno delle opzioni morali diverse,
delle affermazioni di fede diverse, ma nessuno deve rendere
conto all'altro politicamente del perché crede. Però,
e qui arrivo al punto, secondo me è riduttivo pensare
che la democrazia sia un problema solo di numeri: "Hai
vinto tu, imponi la tua regola, vinco io …".
Il suggerimento "come se Dio non ci fosse" è un invito,
che so molto impegnativo per i credenti, a dire: "Guardate,
quando affrontiamo le cose della politica, fate come se
Dio non ci fosse nel senso bonhoefferiano: nessuno vi
chiede di rinunciare ai vostri contenuti di fede, ma non
introducete elementi che il cittadino laico non capisce
o rifiuta". Naturalmente, il discorso si rovescia. Ma
qui mi fermo.
Che cosa può voler dire per il laico questo? Non è un
modo di liquidare la fede. E' un modo di accettarla con
rispetto, tanto è vero che alcuni mi hanno suggerito:
"Ma perché non si rovescia la formula e il laico si comporta
come se Dio ci fosse?". È un discorso che magari possiamo
riprendere. Mi fermo qui, perché volevo dire l'essenziale.
E spero che lei sia d'accordo.
Molari: Su questo punto, sì.
Anzi, aggiungerei che c'è un valore teologico ancora più
profondo. Giustamente, lei ha applicato la formula alle
scelte politiche. Ma c'è anche un significato di tipo
teologico, perché Bonhoeffer ha vissuto un vero processo
di conversione teologica: il cambiamento di un'immagine
di Dio. Che, d'altra parte, avviene, deve avvenire sempre
nella crescita della persona, anche della persona credente.
Io dico spesso agli adulti che se non avviene il cambiamento
delle immagini di Dio, delle immagini infantile, o adolescenziale,
o anche giovanile, la fede necessariamente entra in crisi.
Perché l'immagine di Dio, lo diceva già Agostino, non
è Dio: la nostra immagine di Dio è certamente inadeguata,
perciò deve cambiare. Bonhoeffer ha vissuto un reale processo
di cambiamento dell'immagine di Dio, solo che non aveva
ancora gli strumenti che oggi abbiamo per capire che cosa
stava avvenendo nella cultura del tempo. Siamo nel '44
…
Rusconi: Nel '45.
Molari: Nel '45, sì, è morto
nel '45. Quindi non aveva tutti gli strumenti culturali
che oggi abbiamo e grazie ai quali riusciamo a capire
molto meglio il senso. Allora, qual è il senso da un punto
di vista teologico? Lo traduco in queste due formule.
Prima, l'azione di Dio nella creazione e nella storia
non è mai un'azione divina, ma è sempre un'azione di creatura.
Cioè, l'azione creatrice è fondante, non si esprime mai
in modo divino, perché altrimenti non sarebbe nella creazione
e nella storia. Nella creazione e nella storia tutte le
azioni sono create, cioè vengono da creature. Per cui
c'è sempre una creatura all'inizio di un'azione. Quindi,
in questo senso l'interpretazione da dare della creazione
e della storia è sempre "come se Dio non ci fosse", nel
senso che non devi mai conoscere l'azione divina a livello
predicamentale, dicono i filosofi, a livello fenomenologico.
Questo è il primo senso. Il secondo senso è che il modo
in cui tu pensi l'azione di Dio o il modo in cui tu vivi
il rapporto con Dio, il modo in cui tu percepisci la parola
di Dio che emerge nella creazione e nella storia, non
è mai assoluto, ma è sempre provvisorio e inadeguato.
Indica un orientamento di cammino, ma i tuoi contenuti
intellettuali non possono mai essere divini. Ciò che tu
pensi non è mai il pensiero di Dio, ciò che tu dici non
è mai la parola di Dio.
Rusconi: Naturalmente sono ben
contento che lei sviluppi queste argomentazioni. Dopo
bisognerà leggere cinque righe, per chi ci segue e, forse,
non conosce Bonhoeffer. Però voglio fare una battuta maliziosa…
Maliziosa mica tanto, perché da quando ho scritto questo
libro e affronto questi argomenti vedo che pochi, pochissimi
teologi la pensano come lei. La maggioranza degli altri
teologi trova tutto questo sconcertante o scioccante.
E lasciamo perdere i teologi, prendiamo il credente normale,
che dice "ma come posso mettere tra parentesi Dio, lo
prego tutte le mattine, mi segue…". La sua posizione mi
fa piacere, ma come cittadino, come studioso, come politico,
ho a che fare con persone che invece considerano subdola
questa affermazione, che non possono fare a meno di questo
riferimento. Prima di rispondere, però, mi faccia leggere
Bonhoeffer. Leggo solo cinque righe, ma sono essenziali,
di Bonhoeffer, da una lettera del '44. Era in prigione,
quindi in una situazione estrema.
Molari: In un campo di concentramento,
per di più.
Rusconi: In una prigione comunque
nazista, quindi c'è poco da ridere. Dice: "Non possiamo
essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel
mondo 'etsi Deus non daretur'. Ecco, Dio stesso ci costringe
a questo riconoscimento. La conquista della maggiore età
ci porta al vero riconoscimento della nostra situazione".
Poi la frase che mi piace di più: "Dio ci fa sapere che
dobbiamo vivere come uomini che se la cavano senza di
lui". Mi piace anche come laico, nel senso che io non
mi dichiaro ateista o agnostico, io questo problema come
politico, come laico lo intendo così. Nella vita quotidiana,
politica, nei tremendi problemi legislativi che dobbiamo
affrontare, e posso anche nominarli, sono di questi giorni,
il problema dell'aborto, il problema della fecondazione,
il problema cos'è la famiglia ecc., la Chiesa, ed ecco
le rilancio la palla, introduce argomenti di fede coattivi.
Mentre io dico no, su queste cose è meglio non far intervenire
domineddio, perché domineddio così come è stato concepito
è storicamente determinato…
Molari: Chiarissimo. Però, introdurre
argomenti della tradizione ecclesiale o argomenti di fede,
come lei dice, non è introdurre verità divine. Questa
è una distinzione da tenere presente. Perché la Chiesa
deve necessariamente richiamarsi alla sua tradizione:
dove trova la verità da proporre? dall'esperienza che
le generazioni fanno nei secoli, man mano emergono le
esperienze che si formulano e diventano tradizione. La
Chiesa conserva questa tradizione e a essa si richiama.
Ma sa che questi elementi sono provvisori, che bisogna
ricercare continuamente. La prudenza, in questi temi,
per esempio la bioetica, è necessaria. Ma non è assolutamente
la parola divina.
Rusconi: Assolutamente d'accordo.
Ma vorrei amichevolmente polemizzare. La prudenza, ha
ragione... Ma ripeto, come analista della politica, perché
questo libro è fatto nell'ottica della politica, io prendo
atto che ancora l'altro giorno Sua Santità nel suo discorso
'Invito al governo' ha fatto le sue richieste e ha parlato
di verità, di verità dell'uomo. Ed è qui che io reagisco.
Non è un problema di prudenza. Ma è questa differenza
fondamentale tra l'idea del laico che ricerca e si domanda
e l'altro, il religioso, ma quale religioso? Il cattolico?
Protestante? Questo uno dei punti. Chi è esattamente il
cattolico?
Molari: Richiamarsi alla verità
dell'uomo non vuol dire ritenere di conoscere compiutamente
la verità dell'uomo.
Rusconi: Sembrerebbe di sì,
in questo caso.
Molari: No, questo è chiarissimo,
chiarissimo: perché la verità dell'uomo è da riconoscere
continuamente, è da riscoprire. Però, che il criterio
resti la verità dell'uomo, è vero. Solo, è una verità
da riscoprire. Però vorrei contestare un momento quell'affermazione
che prima lei ha fatto e cioè che la posizione che ho
presentato è minoritaria, oppure è solo mia. No, non è
esatto, è la posizione della maggioranza, nella teologia
cattolica. Dopo la svolta linguistica, dopo il passaggio
soprattutto alla visione dinamica evolutiva della realtà.
Questo vede è un dato culturale che è recente, in fondo
il Vaticano II l'ha introdotto nell'ambito culturale cattolico
quando nella 'Gaudium et spes', al numero cinque, dice:
"L'umanità sta passando da una concezione piuttosto statica
dell'ordine a una concezione più dinamica ed evolutiva"…
Rusconi: Mi consenta una battuta
paradossale. Se l'opinione pubblica cattolica dicesse
quello che lei dice, io non avrei scritto questo libro,
perché sarebbe stato inutile.
Molari: Vuol dire che il libro
serve alla comunità cattolica a prendere coscienza. Adesso
lo devo ammettere, il Concilio finisce nel '65, ora sono
trentasei anni, e in trentasei anni un cambiamento di
questo tipo non può realizzarsi, è necessario che si susseguano
delle generazioni. Voglio solo ricordare, a proposito,
appunto, di questo cambiamento di mentalità, riferendomi
a quello che prima dicevo dell'azione di Dio, che Teilhard
de Chardin alla fine degli anni Quaranta diceva, anzi
la formula l'aveva già scritta negli anni Venti, in un
articolo su "Etudes": "Dio non fa le cose, fa che le cose
si facciano". Allora, vede, la prospettiva è pienamente
corrispondente a quello che Bonhoeffer diceva. Anche se
che Bonhoeffer non aveva gli strumenti né filosofici né
teologici…
Rusconi: Certo.
Molari: La sua era più un'intuizione
di tipo mistico possiamo dire, l'intuizione di uno che
vivendo intensamente la fede in quella situazione scopriva,
maturava, faceva il vero passaggio a una fede adulta.
Quando parla della fede adulta, della maggiore età, stava
vivendo lui stesso quel passaggio.
Rusconi: Ripeto, non è un modo
benevolo. Il concetto di adulto, laico, poi ancora quello
kantiano ancora più radicale, che, cioè, quando si affrontano
problemi - natura, società, uomo - facciamo "come se Dio
non ci fosse". Anche se il suo Dio mi va benissimo. Per
cercare , pur nella convergenza, di mantenere sempre la
distinzione tra un concetto laico e religioso.
Molari: Quel Dio, quello che
lei chiamava il "Dio tappabuchi", è quello il Dio che
dobbiamo eliminare. Per esempio il problema del male,
che lei affronta parlando di Auschwitz e richiamandosi
soprattutto a tre figure, il problema del male acquista
un significato, una prospettiva completamente diversa
da quello di Jonas, che lei considera, e degli altri e
di tutti gli altri. La letteratura ebraica su questo tema
è vastissima, è vastissima è una prospettiva completamente
diversa. Lei richiama quella formula di Jonas, che poi
ritorna spesso anche negli scritti di alcuni laici: "O
Dio è onnipotente, e allora non è buono, o se è buono
non è onnipotente e non è conoscibile da parte nostra".
Ecco io credo che quest'alternativa derivi da una prospettiva
statica. Perché, se veramente accettiamo il modello dinamico,
cioè che la realtà è il processo, che la realtà non può
essere perfetta all'inizio, questo diventa un dato fondamentale
per capire il cambiamento: perché tutte le culture considerano
l'inizio come la perfezione. Tutte le culture pensano
che l'inizio della creazione, l'inizio della storia sia
il momento più perfetto. Nella prospettiva dinamico-evolutiva,
invece, è l'opposto. La perfezione sta alla fine. Allora
vuol dire che l'inizio è sempre elementare, incompiuto,
inadeguato. Allora vuol dire che il male è la componente
essenziale di questo processo. Non ci può essere la perfezione,
c'è il caos, c'è disordine nella creazione. Ora, sta avvenendo
la creazione: in questo momento.
Rusconi: Anche qui, giustamente,
lei prende spunto da alcuni passaggi e fa questa proposta
assolutiva. In realtà il problema del male in questo testo
è presente da due punti di vista: il male del secolo,
il crimine terribile del secolo, la Shoah, tant'è vero
che uso due scrittori ebrei per cercare di decifrarlo,
e in realtà la loro risposta è problematica; poi cito
Jonas. Ma adesso non voglio insistere sulla dimensione
teorica. Anche qui il problema del male è stato introdotto
per una spiegazione più contingente: uno tra i gesti più
significativi che la Chiesa e il Papa hanno fatto l'anno
scorso, durante l'anno giubilare, e che ha colpito molto
i laici, è questa richiesta del "perdono". È stata una
cosa straordinaria, non a caso ha colpito la fantasia,
non solo la fantasia dei laici. Sennonché anche qui, riflettendoci,
è venuto fuori un problema importante che rilancia l'argomento
di prima: la Chiesa chiede scusa, perdono per la divisione
della comunità ecclesiastica, chiede perdono anche ai
luterani, ai protestanti ecc., come se, ed è il punto
che voglio rilanciare, quell'evento traumatico della scissione
della Chiesa storica fosse un problema di carità, e non
un problema, ancora una volta, di verità. Come se ciò
che ha separato fosse un problema di amore, di comprensione
reciproca, e non un terribile conflitto su che cosa è
la verità. Vede che ancora una volta viene fuori questo
concetto. Mentre mi sembra, e anche qui non vorrei che
la sua risposta fosse troppo benevola, che il documento
ufficiale della Chiesa su questo punto sia stato elusivo:
quasi che fosse un problema di buona volontà e non un
problema di schieramento, di verità.
Molari: Io farei due osservazioni
a questo proposito. Primo, che il documento della commissione
che lei cita, la Commissione internazionale di teologia,
di per sé non è un documento ufficiale "della" Chiesa
ma è uno strumento offerto "alla" Chiesa. Perché io ritengo
che si poteva fare un passo ulteriore, proprio in questa
direzione. Ma, venendo al punto che lei solleva, il fatto
è che allora concepivano la verità in quel modo assoluto
di cui prima abbiamo parlato. E oggi la possibilità dell'incontro
e del dialogo c'è proprio perché si scopre che quel modo
di concepire la verità è inadeguato. Che, quindi, la ragione
profonda per cui non si sono capiti è stata proprio la
mancanza di carità reciproca, di ascolto reciproco. Se
si fossero messi in ascolto, se il rispetto reale delle
persone…
Rusconi: Ho capito. Ma veniamo
all'oggi. Ho presente un esempio molto concreto, in Germania,
paese che io conosco, la chiesa luterana, le varie chiese
riformate, la chiesa cattolica, hanno delle grosse convergenze
sul piano etico, seppure con delle differenze interne,
ma sul piano dogmatico rimangono rigorosamente separate.
Non è che i luterani vogliano diventare papisti e viceversa.
Ed è questa la cosa che mi stupisce. Le chiese cristiane
possono convergere, con delle differenze significative,
sull'etica, ma sul piano della verità rimangono ciascuna
al suo posto.
Molari: No, un momento: realmente
adesso stanno accettando la prospettiva dinamico-evolutiva
e quindi la concezione prospettica della verità. La verità
è Dio,, non siamo noi, non è il nostro pensiero la verità,
allora il problema è trovare quegli strumenti, come nella
politica così anche nella vita della Chiesa,quegli strumenti
che consentano di cogliere l'emergenza della parola-azione
di Dio nella storia, nella creazione, così da poterla
formulare in modo corrispondente, progressivo, per venire
poi ad un compimento. Quindi in questo ci possiamo trovare
realmente d'accordo.
Rusconi: No, non siamo d'accordo.
Io la capisco, ma poi alla fin fine ciò che conta, non
dimentichi che il mio discorso è politico, ciò che conta
è che la Cei dice: "No, le cose vanno così e così" e l'opinione
pubblica segue e la legge che poi determina, segue. Questo
discorso sarebbe impossibile in un Parlamento, dove conta
in realtà…
Molari: Ciò che riescono le
singole persone ad individuare o i singoli gruppi a individuare
della verità dell'uomo. Nessuno possiede la verità dell'uomo.
Rusconi: Ma c'è qualcuno che
dice di averla.
Molari: No, no, no.
Rusconi: Lei dice così. Ma c'è
qualcuno che dice "le cose stanno così e voi che avete
vinto le elezioni dovete fare così". Adesso sto banalizzando,
in maniera provocatoria. Io simpatizzo totalmente col
suo ragionamento. Però, nella realtà, le persone che ci
stanno qui attorno si comportano poi, alla fin fine, seguendo
direttive che in realtà nascono da una visione molto diversa
dalla sua. Ed è di questa che io come politologo, come
politico, come cittadino devo tener conto. Insisto, perché
l'ottica in cui mi muovo è la democrazia. La democrazia
che a un certo punto, tra l'altro, significa prendere
una decisione sul problema della legge 194, sull'aborto:
va bene o non va bene? E viene qualcuno che fa un ragionamento
complesso, viene quell'altro che dice "no, le cose stanno
così perché la verità è così". Punto.
Molari: Riprendiamo un momento
la questione che lei aveva posto, l'incontro, per esempio,
con i protestanti, con gli ortodossi. Se lei ammette che
i teologi che si incontrano, o il popolo, abbiano quella
prospettiva che le dicevo, lei vede che è possibile mettersi
d'accordo non solo sul piano etico, ma anche sul piano
della convergenza delle dottrine, per camminare insieme
e giungere ad una unità che, però, non vuol dire uniformità
di dottrina. Questo è importante. Lei crede che nella
Chiesa cattolica ci sia una uniformità di potere?
Rusconi: Sulle cose essenziali
sì, suppongo.
Molari: Essenziali cosa vuol
dire?
Rusconi: Spero di non sembrare
provocatorio: il dogma della Trinità.
Molari: E' essenziale.
Rusconi: Per secoli è stato
decisivo, oggi non lo sembra più perché non si capisce
bene dove sia la rilevanza. Non voglio fare il provocatore
volgare, ma ha capito cosa intendo dire? Ho l'impressione
che la convergenza avvenga soprattutto sul fatto che certi
temi teologici, sui quali per secoli si è discusso in
maniera accanita, hanno perso rilevanza operativa.
Molari: Non è vero, questo.
Il dogma della Trinità, come altri dogmi, ha una fondamentale
rilevanza spirituale e operativa. Il punto è questo: si
è scoperto che la modalità con cui noi esprimiamo la verità
di fondo è provvisoria, inadeguata, in termine tecnico
si dice economica, si riferisce,cioè, alle economie della
salvezza, alla modalità con cui nella storia viene vissuto
il rapporto con Dio. Non ci si scanna più su delle parole,
perché si sa che la realtà è più grande delle parole che
noi diciamo. Questo non vuol dire però rinunciare alle
formule, vuol dire partire costantemente dalle esperienze
di fede, cogliere quale è il valore operativo del rapporto
con Dio, scoprire quale tipo di umanità conduce a quale
forma nuova di comunità, di comprensione reciproca. E
allora vedrà che i cristiani si possono trovare insieme
a percorrere un cammino, senza avere la presunzione di
possedere ciascuno una verità a cui richiamare gli altri.
E' questo cambiamento profondo che rende possibile oggi
quell'ecumenismo che non era possibile qualche secolo
fa. Quindi è comprensibile la divisione, come oggi è comprensibile
il cammino dell'ecumenismo. Guardi, per esempio, l'accordo
tra cattolici e luterani sulla giustificazione: ha queste
motivazioni, lì ci si è ritrovati insieme.
Rusconi: Vogliamo sentire qualche
altra domanda…
Molari: Volevo solo fermarmi
un istante sul concetto di fede, che in tutto il libro…
Rusconi: Ma lei sta facendo
un trattato teologico.
Molari: La fede è un atteggiamento
vitale, non è un pensiero. Quindi occorre distinguere
bene tra fede e dottrina dalla fede.
Rusconi: Ma questa distinzione
come diventa rilevante sul piano operativo?
Molari: "Etsi Deus non daretur"
non vale in ordine alla fede, vale in ordine al modo di
pensare a Dio, cioè a una dottrina di fede che è cambiata
e che deve cambiare. Ecco, in questo senso io credo sia
importante distinguere.
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