| Lucia Cormorano
chiede, in particolare a lei, Scarpa: quando un autore usa
la tecnologia classica, quella della carta, si serve di
un codice alfabetico, e il testo arriva al lettore cosė
come lui l'ha composto; quando usa il computer, pure se
non ne č cosciente, passa attraverso un codice binario.
Quale slittamento semiotico si produce? |
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Scarpa: Nessuno. E' come dire
che con l'inchiostro la scrittura passa attraverso un
codice chimico. Sì, la scrittura al computer sarà
sostenuta, nelle profondità ctonie degli elettroni
che passano attraverso i circuiti, da un codice binario,
però è come dire che quando vado in barca
ho a che fare con il codice semiotico dei pesci abissali
o delle alghe che stanno a cento metri sul fondo.
Sanguineti: Mi viene in mente
Savinio, ossessionato dai lapsus..
Scarpa: Li chiamava refusi.
Li reificava.
Sanguineti: Sì. Diceva
che in fondo la macchina da scrivere pensa. Se crediamo
a questa mitologia saviniana, è probabile che il
sistema binario possa nel profondo agire, là dove
la macchina parla. Ma questo appartiene all'inconscio
tecnologico, posto che esista.
Scarpa: Alla fine, i refusi
del computer sono gli stessi della macchina da scrivere,
perché la disposizione della tastiera è
la stessa, sebbene per una minuscola differenza: c'è
la tastiera cosiddetta "qwerty", perché
la prima riga alfabetica ha le lettere q w e r t y, e
c'è la "qzerty", perché nel sistema
MacIntosh c'è la zeta al posto della w. Savinio
parlava di refusi perché sono sbagli non dettati
dalla psiche ma dalla posizione dei tasti. Però,,
al di là non vedo... Sì, a me una volta
è successo di aver versato dell'acqua sulla tastiera
ed era bellissimo: prima che si asciugasse, battendo un
tasto venivano fuori dei fantastici grumi di alfabeto,
non so, epossidici, stranissimi, ma quello aveva a che
fare con l'elettricità con la conduzione che queste
piccole gocce d'acqua avevano creato nella tastiera.
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