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Scrittura elettronica & scrittura creativa

Domanda 6



Carlotta Saba ricorda: ci sono scrittori, come Nanni Balestrini, che hanno condotto in Rete esperimenti di scrittura collaborativa. Vi sembra solo un gioco oppure secondo voi può diventare arte? Teniamo conto anche di quanto avete appena detto a proposito degli aedi e del proto Omero...

Scarpa: Tutto può diventare arte.

Sanguineti: Io direi che è già stato fatto. Dai Surrealisti, per esempio. Personalmente ricordo quando lavorai, per esempio, con Octavio Paz, Tomlison, Roubaud, nel 1971, facemmo un poema collettivo, lì non era un metodo surrealista, perché ciascuno sapeva cosa l'altro scriveva, e si facevano delle combinatorie- Roubaud non a caso era un matematico - per fabbricare questo "renga" a quattro voci. Ne nacque un libro intero.

Scarpa: Dove accadeva? A Parigi, all'Oulipo? Roubaud era dell'Oulipo, se non sbaglio...

Sanguineti: Sì, ma arrivò in seconda ondata, non era tra gli iniziatori. Apparteneva a quella genia di gente adorabile che era molto interessata alla scienza, alla matematica, come Queneau, come Perec...
Appunto, non c'era bisogno di nessuna Rete. Eravamo lì in quattro, intorno a un tavolo, a scambiarci i fogli, per giunta era un testo plurilingue, ognuno usava la propria lingua poi, naturalmente, a mano a mano le cose diventavano sempre più sofisticate, ognuno scriveva nelle lingue degli altri, le rimescolava, per cui certi pezzi sono di difficilissima attribuzione, se non si sa quale era la regola.
Io, poi, ho condotto con altri poeti esperimenti di questo genere, una volta in Olanda. Lì si toccò il culmine, perché eravamo in quattro per questo poema," Made in Holland", nessuno conosceva la lingua dell'altro, c'erano un israeliano, un serbo, io e un sudafricano.
E in più due non avevano nemmeno una comunanza alfabetica, perché l'israeliano scriveva con lettere ebraiche, il serbo in cirillico, ciascuno traduceva rimescolando le lingue più ovvie francese, tedesco, inglese e comunicava agli altri che cosa aveva detto, traduceva, e l'altro continuava la scrittura, sempre premesso questo gioco di scambio.
Il fatto di fare queste cose in Rete può rendere più comoda la cosa, però è molto importante la presenza. Tu collabori con qualcuno e tu scrivi ma c'è la faccia dellaltro, c'è la grafia dellaltro, queste cose agiscono enormemente sull'invenzione e la fecondano molto. Non sei di fronte a uno schermo. Per telefono puoi benissimo fare una scrittura collettiva, ma...

Scarpa: ...E' anche vero che esplori il contrario, cioè l'assenza. Se la presenza è feconda, cosa significa l'assenza, la sterilità dell'assenza dell'altro...

Sanguineti: E' quello che capita in un carteggio. Tu scrivi e l'altro non è presente e questo dà una certa fecondità, una lettera presuppone che l'altro non sia lì, perché non c'è nessuna ragione di scrivere una lettera se...

Scarpa: Su questo non ho dubbi, io penso che chiunque usi i messaggini sui telefoni o la posta elettronica abbia verificato quanto sia più facile arrabbiarsi e far crescere come una panna che monta e poi impazzisce, una polemica, perché c'è l'assenza di segni sovrasegmentali, potrei dire.

Sanguineti: E la cosa deve per forza semplificarsi, perché abolendo tutto quello che è dato dallo sguardo, dal gesto, dal comportamento fisico, per forza devi rendere il messaggio molto elementare. Potrai dire "ti amo" e questo è un messaggio chiarissimo. Ma da questo a scrivere "chiare, fresche, dolci acque"...

Scarpa: Noto in quello che hai detto una specie di placido ghigno umanistico,nel senso che alla fine, sembra, la scrittura non è molto cambiata e non cambierà e rimane comunque umanistica comunque sia fatta, col computer, con la carta, con la macchina da scrivere. E questo, secondo me, porta a riflettere sul fatto che non c'è poi grande rischio di robotizzazione.

Sanguineti: Non lo chiamerei umanistico, questo atteggiamento, sarà che la parola non mi piace molto.

Scarpa: Infatti io lo dico, magari, per rassicurare mia zia.

Sanguineti: Perché credo sia proprio una questione di tipo direi materialistico. La scrittura è una grossa rivoluzione. Raggiunta quella... Sai, non ne posso più, avendo raggiunto la mia età, di sentire dire ogni giorno dire che c'è una svolta epocale per questa o per quella cosa. E' vero, il mondo cambia continuamente, è sempre cambiato, le accelerazioni si possono discutere, dipende a che cosa guardi, a cosa parli,ma c'è più una retorica della svolta irreversibile. E' bene riserbarla a delle cose che effettivamente mutano i comportamenti,come dire, antropologicamente strutturali. Il resto, come dicevi tu, è solo questione di confort maggiore o minore. Io ricordo quando in classe si imparava alle elementari con la boccetta d'inchiostro, il pennino, il numero del pennino ecc..., e poi asciugarlo, togliere il pelo...

Scarpa: ...perché la carta di cattiva qualità intasava il pennino.

Sanguineti: Io, poi, lo facevo in epoca protostorica o quasi. Certo, è molto più comodo avere una Parker e lì avanti prosegui tranquillo, ma...

Scarpa: Però c'è anche da dire, perché non sono contento del tutto, che una delle arti del Novecento è stata quella di inventare nuove arti.

Sanguineti: Una, il cinematografo.

Scarpa: Oppure, dire ogni dieci anni che abbiamo inventato una nuova arte.

Sanguineti: Ma non è vero.

Scarpa: Lo so, ogni epoca ama innamorarsi della descrizione di se stessa come estremamente nuova, diversa da tutto il resto... Però è vero che spesso il compito degli artisti, da due secoli a questa parte, è stato quello di essere completamente nuovi. E, quindi, di inventare anche nuove arti.

Sanguineti: Guarda, se io dovessi dire la mia sua questo punto, direi che c'è stata una svolta, quella definita da Benjamin una volta per tutte, la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte. Allora la vera svolta è stata la fotografia, la fotografia è diventato cinematografo, il cinematografo si è aperto alla televisione, è una catena che continua, evidentemente, e che si arricchisce, ma siamo sempre in questo. Nell'immagine tecnicamente riprodotta, lì è stata la svolta. E la sintassi del cinematografo è stata davvero una svolta di procedimenti mentali: è nato un sistema a collage di montaggio, nel momento in cui l'immagine si è messa in movimento. Su questo, poi, si procede fino a Internet e si andrà immagino anche oltre, ma lì è il vero punto, quello è stato epocale. Sul resto, altre arti non ne conosco, semmai ci sono molti mondi che sono deperiti perché, nello sviluppo borghese, è morta la tragedia, è morto il melodramma, il balletto ha mutato statuto e modalità di organizzazione...

Scarpa: Il teatro non sta benissimo...

Sanguineti: Appunto. Quando io dico è morta la tragedia tu mi dirai, ora, che è stato inventato il dramma. Ma io direi che è molto più rilevante, qui, quello che non si può più fare che non quello che si è incominciato a fare: il dramma è una miseria rispetto a quelle che erano le potenzialità tragiche. Infatti hanno dovuto prendere altre strade. Per fare una tragedia ci vuole Beckett.


 
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