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Scarpa: Tutto può diventare
arte.
Sanguineti: Io direi che è
già stato fatto. Dai Surrealisti, per esempio.
Personalmente ricordo quando lavorai, per esempio, con
Octavio Paz, Tomlison, Roubaud, nel 1971, facemmo un poema
collettivo, lì non era un metodo surrealista, perché
ciascuno sapeva cosa l'altro scriveva, e si facevano delle
combinatorie- Roubaud non a caso era un matematico - per
fabbricare questo "renga" a quattro voci. Ne
nacque un libro intero.
Scarpa: Dove accadeva? A Parigi,
all'Oulipo? Roubaud era dell'Oulipo, se non sbaglio...
Sanguineti: Sì, ma arrivò
in seconda ondata, non era tra gli iniziatori. Apparteneva
a quella genia di gente adorabile che era molto interessata
alla scienza, alla matematica, come Queneau, come Perec...
Appunto, non c'era bisogno di nessuna Rete. Eravamo lì
in quattro, intorno a un tavolo, a scambiarci i fogli,
per giunta era un testo plurilingue, ognuno usava la propria
lingua poi, naturalmente, a mano a mano le cose diventavano
sempre più sofisticate, ognuno scriveva nelle lingue
degli altri, le rimescolava, per cui certi pezzi sono
di difficilissima attribuzione, se non si sa quale era
la regola.
Io, poi, ho condotto con altri poeti esperimenti di questo
genere, una volta in Olanda. Lì si toccò
il culmine, perché eravamo in quattro per questo
poema," Made in Holland", nessuno conosceva
la lingua dell'altro, c'erano un israeliano, un serbo,
io e un sudafricano.
E in più due non avevano nemmeno una comunanza
alfabetica, perché l'israeliano scriveva con lettere
ebraiche, il serbo in cirillico, ciascuno traduceva rimescolando
le lingue più ovvie francese, tedesco, inglese
e comunicava agli altri che cosa aveva detto, traduceva,
e l'altro continuava la scrittura, sempre premesso questo
gioco di scambio.
Il fatto di fare queste cose in Rete può rendere
più comoda la cosa, però è molto
importante la presenza. Tu collabori con qualcuno e tu
scrivi ma c'è la faccia dellaltro, c'è la
grafia dellaltro, queste cose agiscono enormemente sull'invenzione
e la fecondano molto. Non sei di fronte a uno schermo.
Per telefono puoi benissimo fare una scrittura collettiva,
ma...
Scarpa: ...E' anche vero che
esplori il contrario, cioè l'assenza. Se la presenza
è feconda, cosa significa l'assenza, la sterilità
dell'assenza dell'altro...
Sanguineti: E' quello che capita
in un carteggio. Tu scrivi e l'altro non è presente
e questo dà una certa fecondità, una lettera
presuppone che l'altro non sia lì, perché
non c'è nessuna ragione di scrivere una lettera
se...
Scarpa: Su questo non ho dubbi,
io penso che chiunque usi i messaggini sui telefoni o
la posta elettronica abbia verificato quanto sia più
facile arrabbiarsi e far crescere come una panna che monta
e poi impazzisce, una polemica, perché c'è
l'assenza di segni sovrasegmentali, potrei dire.
Sanguineti: E la cosa deve per
forza semplificarsi, perché abolendo tutto quello
che è dato dallo sguardo, dal gesto, dal comportamento
fisico, per forza devi rendere il messaggio molto elementare.
Potrai dire "ti amo" e questo è un messaggio
chiarissimo. Ma da questo a scrivere "chiare, fresche,
dolci acque"...
Scarpa: Noto in quello che hai
detto una specie di placido ghigno umanistico,nel senso
che alla fine, sembra, la scrittura non è molto
cambiata e non cambierà e rimane comunque umanistica
comunque sia fatta, col computer, con la carta, con la
macchina da scrivere. E questo, secondo me, porta a riflettere
sul fatto che non c'è poi grande rischio di robotizzazione.
Sanguineti: Non lo chiamerei
umanistico, questo atteggiamento, sarà che la parola
non mi piace molto.
Scarpa: Infatti io lo dico,
magari, per rassicurare mia zia.
Sanguineti: Perché credo
sia proprio una questione di tipo direi materialistico.
La scrittura è una grossa rivoluzione. Raggiunta
quella... Sai, non ne posso più, avendo raggiunto
la mia età, di sentire dire ogni giorno dire che
c'è una svolta epocale per questa o per quella
cosa. E' vero, il mondo cambia continuamente, è
sempre cambiato, le accelerazioni si possono discutere,
dipende a che cosa guardi, a cosa parli,ma c'è
più una retorica della svolta irreversibile. E'
bene riserbarla a delle cose che effettivamente mutano
i comportamenti,come dire, antropologicamente strutturali.
Il resto, come dicevi tu, è solo questione di confort
maggiore o minore. Io ricordo quando in classe si imparava
alle elementari con la boccetta d'inchiostro, il pennino,
il numero del pennino ecc..., e poi asciugarlo, togliere
il pelo...
Scarpa: ...perché la
carta di cattiva qualità intasava il pennino.
Sanguineti: Io, poi, lo facevo
in epoca protostorica o quasi. Certo, è molto più
comodo avere una Parker e lì avanti prosegui tranquillo,
ma...
Scarpa: Però c'è
anche da dire, perché non sono contento del tutto,
che una delle arti del Novecento è stata quella
di inventare nuove arti.
Sanguineti: Una, il cinematografo.
Scarpa: Oppure, dire ogni dieci
anni che abbiamo inventato una nuova arte.
Sanguineti: Ma non è
vero.
Scarpa: Lo so, ogni epoca ama
innamorarsi della descrizione di se stessa come estremamente
nuova, diversa da tutto il resto... Però è
vero che spesso il compito degli artisti, da due secoli
a questa parte, è stato quello di essere completamente
nuovi. E, quindi, di inventare anche nuove arti.
Sanguineti: Guarda, se io dovessi
dire la mia sua questo punto, direi che c'è stata
una svolta, quella definita da Benjamin una volta per
tutte, la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte.
Allora la vera svolta è stata la fotografia, la
fotografia è diventato cinematografo, il cinematografo
si è aperto alla televisione, è una catena
che continua, evidentemente, e che si arricchisce, ma
siamo sempre in questo. Nell'immagine tecnicamente riprodotta,
lì è stata la svolta. E la sintassi del
cinematografo è stata davvero una svolta di procedimenti
mentali: è nato un sistema a collage di montaggio,
nel momento in cui l'immagine si è messa in movimento.
Su questo, poi, si procede fino a Internet e si andrà
immagino anche oltre, ma lì è il vero punto,
quello è stato epocale. Sul resto, altre arti non
ne conosco, semmai ci sono molti mondi che sono deperiti
perché, nello sviluppo borghese, è morta
la tragedia, è morto il melodramma, il balletto
ha mutato statuto e modalità di organizzazione...
Scarpa: Il teatro non sta benissimo...
Sanguineti: Appunto. Quando
io dico è morta la tragedia tu mi dirai, ora, che
è stato inventato il dramma. Ma io direi che è
molto più rilevante, qui, quello che non si può
più fare che non quello che si è incominciato
a fare: il dramma è una miseria rispetto a quelle
che erano le potenzialità tragiche. Infatti hanno
dovuto prendere altre strade. Per fare una tragedia ci
vuole Beckett.
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