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Scrittura elettronica & scrittura creativa

Domanda 7



Di nuovo Fabio Orfei, che chiede: conoscete la letteratura ipertestuale? E, se sė, la ritenete pių adatta a un uso didattico, narrativo o poetico?

Scarpa: Secondo me didattico, soprattutto, narrativo poco. Beh, intanto ci ha chiesto se la conosciamo. Io conosco qualcosa di Michael Joyce che è stato il primo. Ha fatto "Afternoon", una specie di romanzo, di testo poematico ipertestuale. Poi c'è Lorenzo Miglioli che ha fatto "Ra-Dio". E poi, secondo me, l'esempio più riuscito rimane quello di William Gibson che ha scritto "Agrippa- The book of the dead", una poesia, l'equivalente di qualche cartella. Voleva dare il senso dell'angoscia, del lutto per la morte di suo padre. Come funziona "Agrippa"?. Si apre il documento, il file, si ha qualche minuto di tempo per leggere la poesia, dopo di che il programma distrugge il testo, come un equivalente elettronico dell'inchiostro simpatico, o come se un foglio prendesse fuoco. Il lettore, insomma, ha un'esperienza di lettura equivalente a quella della scomparsa del padre, il testo scompare come è morto lui. Questo mi sembra un uso del mezzo proprio, intrinseco, sfrutta una potenzialità del mezzo in modo intelligente, geniale, poetico, interessante quanto meno. Ecco, per il resto non lo so, sì, lo vedo più adatto a uso didattico. Lo stesso Robert Coover , uno dei più importanti tra gli scrittori americani che hanno fatto corsi su questo, dice che anche in America si è un po' esaurito l'entusiasmo nel fare romanzi ipertestuali, perché poi mettersi lì davanti a uno schermo a leggere narrativa per ore e ore è veramente defatigante.
Noterei una sola una differenza: Jane Austen in un suo romanzo alla fine dice, "beh, lettore ormai hai questo oggetto in mano e vedi che mancano poche pagine, sai che stai andando verso la fine, che questa vicenda non può esser tirata ancora per le lunghe, ti aspetti la 'catastrofé', la risoluzione". In un romanzo ipertestuale questo non è possibile perché non sai quanto è grande il mondo dentro il qualche sei entrato, perché i link, le pagine che puoi aprire gli eventi sonori, verbali, visivi che puoi attivare esplorando questo mondo potrebbero durare 850 ore come potrebbero esserci solo altre due cartelle, l'equivalente di due pagine scritte. Non sai quanto è grande il mondo in cui sei entrato, con che un romanzo ipertestuale. Questa è un'altra differenza, una potenzialità del mezzo rispetto al romanzo cartaceo.

Sanguineti: Penso a certe analogie, a tante esperienze di cinema underground, penso a Warhol, anche lì i problemi di durata sono importantissimi, effettivamente. Penso al famoso film di Warhol dove la macchina da presa è fissa sopra un gelato che lentissimamente si scioglie... E puoi andare avanti per delle giornate intere, anche musicalmente hai spesso questi effetti di durata incerta. Dove può essere più interessante è quando tu puoi agire, hai la possibilità di manipolare il testo. Questa, effettivamente, è una ricchezza perché il testo te lo fabbrichi tu. C'è stato un momento in cui le opere erano davvero aperte, checché ne dica l'ormai pentito Eco. Di fronte a un testo musicale potevi cominciare di qua o di là, l'esecutore sceglieva liberamente e lì, di fronte a un romanzo, le pagine erano così, un blocco di fogli che tu disordinavi e ordinavi a tuo piacere.

Scarpa: Anche Cortazar nel "Gioco del mondo" mimava questo. O anche "Finnegans wake", dove il finale è "along the river run", che è anche nella prima pagina. Andrebbe rilegato intorno a un tubo, per essere letto circolarmente.

Sanguineti: Quindi, è chiaro, si possono meccanizzare delle cose. Ma, di nuovo, io non direi che è epocale, la svolta. Invece, sono d'accordo con te, tecnicamente il mezzo ha delle possibilità.


 
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