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Scrittura elettronica & scrittura creativa

Domanda 8



Clarissa Duddenheim e Chiara Zucchi entrano in merito allo stesso tema, ma con punti di vista opposti. Il tema è l'archiviazione. Duddenheim ricorda che la scrittura al computer cancella correzioni e rielaborazioni del testo. E chiede: questo in che modo influenza la creazione letteraria? E in che modo influenzerà il lavoro dei futuri filologi? Mentre Zucchi ricorda, all'opposto, che un foglio di carta deperisce naturalmente in un centinaio d'anni. E chiede: quali risorse in più concede, allora, a scrittori e filologi la scrittura elettronica?

Sanguineti: Se vogliamo cominciare dalla seconda questione, quella della durata, è un'idea assolutamente illusoria, la cosa che più deperisce è proprio quella tecnologicamente prodotta. Non è così urgente restaurare Raffaello, ma restaurare un film è un imperativo categorico perché tutta la cinematografia si sta perdendo. C'è gente disperata perché quel tipo di computer con cui ha accumulato non so quanto, non si trova più e via dicendo...

Scarpa: ...non si decodifica più.

Sanguineti: E bisogna riciclare continuamente le cose. Fra poco spariranno le cassette video, spariranno le audio cassette, avremo tutti un compact. Benissimo, ma tutto il resto è da buttare via perché non ci sarà più nessuno che può utilizzarlo.

Scarpa: Senza fare i futurologi, chi ha in casa un superotto efficiente con il quale può riguardare i filmini dei genitori, non dico dei bisnonni?

Sanguineti: Invece le vecchie fotografie le abbiamo ancora lì. Allora questa è una grossa illusione, ed è pericolosa, perché è vero il contrario. Qui si dice che la carta deperisce in un centinaio d'anni e non è affatto vero. La carta di oggi deperisce forse anche meno che in cento anni, fa più presto a rovinarsi, in compenso abbiamo libri del Cinquecento che sono più duraturi del bronzo. Quanto all'altra parte della domanda, io credo che va bene, i filologi faranno a meno delle varianti, a parte il fatto che uno può stampare in corso d'opera, se proprio è maniaco.

Scarpa: Cioè, stai dicendo che non aver a disposizione le varie versioni con le varie rielaborazioni del testo, la stratificazione per così dire fossile...

Sanguineti: Salvo, ripeto, che tu nell'atto della scrittura mano a mano, prima di correggere, stampi. Creativamente questo può avere un'influenza, perché a un certo momento credo sia capitato a chiunque di scrivere una cosa, poi non ti piace, la correggi in corso di lavoro, butti via magari quello che hai scritto, poi dici, ma no era meglio prima, cosa avevo scritto? qual era la parola che andava così bene?. Io, personalmente, di cose di questo genere non ne so niente, io distruggo tutti i manoscritti regolarmente, una volta che una cosa è passata a stampa non voglio più correggerla, una volta che la dò allo stampatore.. Io sono quello a quel giorno e a quella data, sono quell'animale che a mano a mano che cammina cancella le orme. A ltri sono lì che passano la vita, penso a un amico, un Arbasino che passa la vita a riscrivere le cose che ha scritto. E credo che in paradiso, se ci arriverà, starà per tutta l'eternità a scrivere "Fratelli d'Italia" venticinquemillesima versione...

Scarpa: Lui in paradiso. Mentre Gadda diceva ""morirò, andrò all'inferno e come pena mi leggeranno la mia opera omnia per l'eternità".

Sanguineti: Lì sono questioni soggettive. E poi, sotto, c'è un'idea tipicistica, da noi passata soprattutto con la scuola continiana, che è che lo studio delle varianti è la chiave di interpretazione, ogni documento è utile, anche sapere che quel tizio amava la cioccolata può aiutare l'interpretazione di un testo, ma mio Dio...

Scarpa: Dipende se le varianti ci sono. E se magari uno, come dicevi tu, appallottola il foglio e lo butta via, dove sono le varianti?

Sanguineti: Io non ho varianti.

Scarpa: Diciamo che per i filologi il computer puo' essere utile, anche qui, perché è un confort per le statistiche, per le occorrenze, uno si risparmia il lavoro di schedatura, e anziché contare quante volte viene usata la parola "fretta", "rapidità", "velocità" in Dante...

Sanguineti: Certo, le concordanze vengono semplificate, tenendo conto che sono esposte ad errore perché altro è dire "fretta", altro dire "in fretta", "di fretta" e allora occorre tutta un'interpretazione, anche, di un lavoro che a prima vista sembra puramente meccanico.

Scarpa: Per quanto, con un cd rom puoi richiamare non solo la parola, ma il contesto.

Sanguineti: Certamente, ma allora a quel punto lì torni a sudare.

Scarpa: Sì, però lo fai, diciamo, con meno fatica.

Sanguineti: Siamo al confort.

Scarpa: Ma anche nella creazione diciamo, se Burroughs faceva i cut up con i fogli, ora puoi generare testi. Beh, forse è più semplice con due pezzi di carta, è più confortevole.

Sanguineti: Hai degli spazi, fra l'altro, se hai un mucchio di fogli, manovri molto...

Scarpa: Farlo su finestre aperte su computer è un po' più complesso....

Sanguineti: Diventa più complicato, poi nasceranno altre abitudini. Bisogna tener conto che ci sono assuefazioni, per noi sfogliare un libro è la cosa più naturale del mondo, prendi un libro, cerchi la pagina, vai avanti e indietro, ricordi come era la pagina, quella era la parola che iniziava una frase, oppure finiva all'improvviso tagliata a metà. Hai delle tecniche di memorizzazione...

Scarpa: Certo, la collocazione sulla pagina di una parola ti fa risalire a una citazione...

Sanguineti: Probabilmente nasceranno altre abitudini, memorizzazioni.

Scarpa: Avevo un programma che si chiamava "Bubble", anni fa, ed era dadaista puro, perché anziché, appunto, prendere io le parole, tagliarle, metterle in un sacchetto e prenderle a caso, lo faceva lui. Io immettevo delle parole che potevano essere mie, di una pagina, di un autore famoso, di un giornale e lui automaticamente generava testi, dalla sintassi alquanto impresentabile perché non aveva, come dire, uno schema grammaticale generativo né trasformazionale e generava delle stringhe, dove aveva messo così, randomaticamente, delle parole a caso, da questa cisterna che gli avevo messo dentro. Anche qui, confort. Anziché tagliarle e prenderle, come dei dadaisti, da un sacchetto, quasi dalla lotteria...

Sanguineti: Ci pensava lui. Io penso invece, per esempio, al caso di Balestrini, quando produsse i primi testi poetici ex-machina. La cosa più impressionante era questa: le poesie di Balestrini erano ex-machina perché, con la testa, lui le fabbricava esattamente come la macchina che, poi, gliele ridava indietro. Aveva già una testa organizzata elettronicamente, come lo facevano i dadaisti, insomma. E quando abbandonò questo metodo continuò a produrre poesie che erano assolutamente identiche. E' una questione di funzionamento celebrale, insomma dalle macchine ricavi quello che ci metti dentro. Questo mi pare il dato decisivo.


 
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