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Sanguineti: Se vogliamo cominciare
dalla seconda questione, quella della durata, è
un'idea assolutamente illusoria, la cosa che più
deperisce è proprio quella tecnologicamente prodotta.
Non è così urgente restaurare Raffaello,
ma restaurare un film è un imperativo categorico
perché tutta la cinematografia si sta perdendo.
C'è gente disperata perché quel tipo di
computer con cui ha accumulato non so quanto, non si trova
più e via dicendo...
Scarpa: ...non si decodifica
più.
Sanguineti: E bisogna riciclare
continuamente le cose. Fra poco spariranno le cassette
video, spariranno le audio cassette, avremo tutti un compact.
Benissimo, ma tutto il resto è da buttare via perché
non ci sarà più nessuno che può utilizzarlo.
Scarpa: Senza fare i futurologi,
chi ha in casa un superotto efficiente con il quale può
riguardare i filmini dei genitori, non dico dei bisnonni?
Sanguineti: Invece le vecchie
fotografie le abbiamo ancora lì. Allora questa
è una grossa illusione, ed è pericolosa,
perché è vero il contrario. Qui si dice
che la carta deperisce in un centinaio d'anni e non è
affatto vero. La carta di oggi deperisce forse anche meno
che in cento anni, fa più presto a rovinarsi, in
compenso abbiamo libri del Cinquecento che sono più
duraturi del bronzo. Quanto all'altra parte della domanda,
io credo che va bene, i filologi faranno a meno delle
varianti, a parte il fatto che uno può stampare
in corso d'opera, se proprio è maniaco.
Scarpa: Cioè, stai dicendo
che non aver a disposizione le varie versioni con le varie
rielaborazioni del testo, la stratificazione per così
dire fossile...
Sanguineti: Salvo, ripeto, che
tu nell'atto della scrittura mano a mano, prima di correggere,
stampi. Creativamente questo può avere un'influenza,
perché a un certo momento credo sia capitato a
chiunque di scrivere una cosa, poi non ti piace, la correggi
in corso di lavoro, butti via magari quello che hai scritto,
poi dici, ma no era meglio prima, cosa avevo scritto?
qual era la parola che andava così bene?. Io, personalmente,
di cose di questo genere non ne so niente, io distruggo
tutti i manoscritti regolarmente, una volta che una cosa
è passata a stampa non voglio più correggerla,
una volta che la dò allo stampatore.. Io sono quello
a quel giorno e a quella data, sono quell'animale che
a mano a mano che cammina cancella le orme. A ltri sono
lì che passano la vita, penso a un amico, un Arbasino
che passa la vita a riscrivere le cose che ha scritto.
E credo che in paradiso, se ci arriverà, starà
per tutta l'eternità a scrivere "Fratelli
d'Italia" venticinquemillesima versione...
Scarpa: Lui in paradiso. Mentre
Gadda diceva ""morirò, andrò all'inferno
e come pena mi leggeranno la mia opera omnia per l'eternità".
Sanguineti: Lì sono questioni
soggettive. E poi, sotto, c'è un'idea tipicistica,
da noi passata soprattutto con la scuola continiana, che
è che lo studio delle varianti è la chiave
di interpretazione, ogni documento è utile, anche
sapere che quel tizio amava la cioccolata può aiutare
l'interpretazione di un testo, ma mio Dio...
Scarpa: Dipende se le varianti
ci sono. E se magari uno, come dicevi tu, appallottola
il foglio e lo butta via, dove sono le varianti?
Sanguineti: Io non ho varianti.
Scarpa: Diciamo che per i filologi
il computer puo' essere utile, anche qui, perché
è un confort per le statistiche, per le occorrenze,
uno si risparmia il lavoro di schedatura, e anziché
contare quante volte viene usata la parola "fretta",
"rapidità", "velocità"
in Dante...
Sanguineti: Certo, le concordanze
vengono semplificate, tenendo conto che sono esposte ad
errore perché altro è dire "fretta",
altro dire "in fretta", "di fretta"
e allora occorre tutta un'interpretazione, anche, di un
lavoro che a prima vista sembra puramente meccanico.
Scarpa: Per quanto, con un cd
rom puoi richiamare non solo la parola, ma il contesto.
Sanguineti: Certamente, ma allora
a quel punto lì torni a sudare.
Scarpa: Sì, però
lo fai, diciamo, con meno fatica.
Sanguineti: Siamo al confort.
Scarpa: Ma anche nella creazione
diciamo, se Burroughs faceva i cut up con i fogli, ora
puoi generare testi. Beh, forse è più semplice
con due pezzi di carta, è più confortevole.
Sanguineti: Hai degli spazi,
fra l'altro, se hai un mucchio di fogli, manovri molto...
Scarpa: Farlo su finestre aperte
su computer è un po' più complesso....
Sanguineti: Diventa più
complicato, poi nasceranno altre abitudini. Bisogna tener
conto che ci sono assuefazioni, per noi sfogliare un libro
è la cosa più naturale del mondo, prendi
un libro, cerchi la pagina, vai avanti e indietro, ricordi
come era la pagina, quella era la parola che iniziava
una frase, oppure finiva all'improvviso tagliata a metà.
Hai delle tecniche di memorizzazione...
Scarpa: Certo, la collocazione
sulla pagina di una parola ti fa risalire a una citazione...
Sanguineti: Probabilmente nasceranno
altre abitudini, memorizzazioni.
Scarpa: Avevo un programma che
si chiamava "Bubble", anni fa, ed era dadaista
puro, perché anziché, appunto, prendere
io le parole, tagliarle, metterle in un sacchetto e prenderle
a caso, lo faceva lui. Io immettevo delle parole che potevano
essere mie, di una pagina, di un autore famoso, di un
giornale e lui automaticamente generava testi, dalla sintassi
alquanto impresentabile perché non aveva, come
dire, uno schema grammaticale generativo né trasformazionale
e generava delle stringhe, dove aveva messo così,
randomaticamente, delle parole a caso, da questa cisterna
che gli avevo messo dentro. Anche qui, confort. Anziché
tagliarle e prenderle, come dei dadaisti, da un sacchetto,
quasi dalla lotteria...
Sanguineti: Ci pensava lui.
Io penso invece, per esempio, al caso di Balestrini, quando
produsse i primi testi poetici ex-machina. La cosa più
impressionante era questa: le poesie di Balestrini erano
ex-machina perché, con la testa, lui le fabbricava
esattamente come la macchina che, poi, gliele ridava indietro.
Aveva già una testa organizzata elettronicamente,
come lo facevano i dadaisti, insomma. E quando abbandonò
questo metodo continuò a produrre poesie che erano
assolutamente identiche. E' una questione di funzionamento
celebrale, insomma dalle macchine ricavi quello che ci
metti dentro. Questo mi pare il dato decisivo.
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