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Sanguineti: Rispondo subito
io, perché c'è qualcosa che mi fa molto
arrabbiare. Siamo pieni di lamenti, dopo il fanatismo
per la meraviglia di Internet, ecco il lamento sui siti
sospetti, falsi, pieni di cattive notizie, di menzogne.
Lo dice anche Umberto Eco: dopo tutte le apologie, di
colpo, scopre che i siti sono cattivi. Ma cosa crede,
Umberto Eco, che i libri invece sono tutti buoni e garantiti?
Mi pare delirante: si fida di ogni libro che trova stampato,
per il fatto che è un libro, di un sito invece
no. Secondo me non ti devi fidare né di un sito
né di un libro. Allora, le classifiche letterarie!
Ma insomma, basta guardare classifiche e indici di vendita
per capire che non c'è da fidarsene.
Allora, non c'è da ristabilire nulla... Siamo noi
a decidere se un libro è buono o cattivo, oppure
lo decide il mercante perché ha un apparato di
propaganda adeguato. E questo può valere per un
libro, per un sito o per altro. Oppure lo decide quello
che chiamiamo il critico, delegato dalla società
a esprimere dei pareri. Che, poi, è la voce di
un gruppo sociale, di una scuola di politica, di una classe.
Scarpa: Non è mai innocente,
non si basa su valori o una gerarchia assoluta.
Sanguineti: Per fortuna, per
fortuna perché, dato che non esiste...
Scarpa: Sì, ma in Internet,
però, c'è un aspetto positivo: si risparmia
della carta. Perché ci sono molti romanzi che comunque
verrebbero fotocopiati e diffusi tra amici, o stampati
da stampatori che si fanno pagare dall'autore, che speculano
su chi è disposto a sborsare un po' di soldi per
vedere il proprio libro stampato e rilegato. Tutto a discapito
della carta.
Sanguineti: Va bene per l'ecologia.
Scarpa: Va bene per l'ecologia.
E, comunque, questo dà anche un piccolo sovrappiù
di valore a quei libri che arrivano ad essere stampati:
se non sono rimasti fantasmaticamente su Internet, ma
hanno trovato un editore, significa che hanno un pochino
più di peso. Significa che acquista un po' più
di peso la bistrattata editoria cartacea: se qualcuno
è stato disposto a rischiare economicamente per
stampare un libro, anziché lasciarlo nel limbo
internettistico... E poi forse, secondo me, bisognerebbe
un po' rivisitare le diffidenze che senz'altro ci saranno
state nel Quattrocento, nel Cinquecento, verso la stampa.
Di sicuro anche lì sarà stato detto "una
volta sì un amanuense che dedicava giorni e giorni
a ricopiare un codex ne certificava il valore, adesso
non si fa più fatica a ristampare, chiunque può
essere dato alle stampe, crolla il valore del testo"...
Sanguineti: Il vero problema
alla fin fine è un problema di polizia, diciamo
pure di censura. Se Internet rimarrà uno spazio
davvero libero, e non so quanto possa durare questa proliferazione
a tutto campo, allora è possibile un tipo di comunicazione
assolutamente franco. E infatti nascono già le
questioni: il problema del sito dei pedofili non si porrebbe
se non ci fosse di mezzo uno strumento che permette di
scavalcare queste cose. La censura interviene molto di
più sulla carta stampata, con il problema della
selezione , cosa si stampa cosa non si stampa... Però
questo produce anche un contraccolpo: ci sarà,
paradossalmente, maggiore venerazione verso il libro,
perché in teoria dovrebbe dare più garanzie.
In realtà si producono anche, ottimamente, libri
orrendi e se ne produrranno ancora e sempre. Il povero
compagno Mao s'era affaticato a inveire contro il culto
del libro...
Credo che uno dei risvolti utili di Internet sia che può
collaborare a diminuire il culto del libro. A renderci
coscienti che se il sito o un portale non è la
porta del cielo, giusto appunto, non lo è neanche
un libro stampato.
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