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Scrittura elettronica & scrittura creativa

Domanda 11



Antonio Iovane, per finire, osserva: una delle caratteristiche di Internet è l'assenza di selettività. Ciascuno può far leggere a chiunque il proprio romanzo nel cassetto, basta che sappia pubblicizzarlo. Come ristabilire una gerarchia di valore letterario? Come ritrovare una distinzione tra scrittore e scrivente?

Sanguineti: Rispondo subito io, perché c'è qualcosa che mi fa molto arrabbiare. Siamo pieni di lamenti, dopo il fanatismo per la meraviglia di Internet, ecco il lamento sui siti sospetti, falsi, pieni di cattive notizie, di menzogne. Lo dice anche Umberto Eco: dopo tutte le apologie, di colpo, scopre che i siti sono cattivi. Ma cosa crede, Umberto Eco, che i libri invece sono tutti buoni e garantiti? Mi pare delirante: si fida di ogni libro che trova stampato, per il fatto che è un libro, di un sito invece no. Secondo me non ti devi fidare né di un sito né di un libro. Allora, le classifiche letterarie! Ma insomma, basta guardare classifiche e indici di vendita per capire che non c'è da fidarsene.
Allora, non c'è da ristabilire nulla... Siamo noi a decidere se un libro è buono o cattivo, oppure lo decide il mercante perché ha un apparato di propaganda adeguato. E questo può valere per un libro, per un sito o per altro. Oppure lo decide quello che chiamiamo il critico, delegato dalla società a esprimere dei pareri. Che, poi, è la voce di un gruppo sociale, di una scuola di politica, di una classe.

Scarpa: Non è mai innocente, non si basa su valori o una gerarchia assoluta.

Sanguineti: Per fortuna, per fortuna perché, dato che non esiste...

Scarpa: Sì, ma in Internet, però, c'è un aspetto positivo: si risparmia della carta. Perché ci sono molti romanzi che comunque verrebbero fotocopiati e diffusi tra amici, o stampati da stampatori che si fanno pagare dall'autore, che speculano su chi è disposto a sborsare un po' di soldi per vedere il proprio libro stampato e rilegato. Tutto a discapito della carta.

Sanguineti: Va bene per l'ecologia.

Scarpa: Va bene per l'ecologia. E, comunque, questo dà anche un piccolo sovrappiù di valore a quei libri che arrivano ad essere stampati: se non sono rimasti fantasmaticamente su Internet, ma hanno trovato un editore, significa che hanno un pochino più di peso. Significa che acquista un po' più di peso la bistrattata editoria cartacea: se qualcuno è stato disposto a rischiare economicamente per stampare un libro, anziché lasciarlo nel limbo internettistico... E poi forse, secondo me, bisognerebbe un po' rivisitare le diffidenze che senz'altro ci saranno state nel Quattrocento, nel Cinquecento, verso la stampa. Di sicuro anche lì sarà stato detto "una volta sì un amanuense che dedicava giorni e giorni a ricopiare un codex ne certificava il valore, adesso non si fa più fatica a ristampare, chiunque può essere dato alle stampe, crolla il valore del testo"...

Sanguineti: Il vero problema alla fin fine è un problema di polizia, diciamo pure di censura. Se Internet rimarrà uno spazio davvero libero, e non so quanto possa durare questa proliferazione a tutto campo, allora è possibile un tipo di comunicazione assolutamente franco. E infatti nascono già le questioni: il problema del sito dei pedofili non si porrebbe se non ci fosse di mezzo uno strumento che permette di scavalcare queste cose. La censura interviene molto di più sulla carta stampata, con il problema della selezione , cosa si stampa cosa non si stampa... Però questo produce anche un contraccolpo: ci sarà, paradossalmente, maggiore venerazione verso il libro, perché in teoria dovrebbe dare più garanzie. In realtà si producono anche, ottimamente, libri orrendi e se ne produrranno ancora e sempre. Il povero compagno Mao s'era affaticato a inveire contro il culto del libro...
Credo che uno dei risvolti utili di Internet sia che può collaborare a diminuire il culto del libro. A renderci coscienti che se il sito o un portale non è la porta del cielo, giusto appunto, non lo è neanche un libro stampato.


 
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