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MICHAIL GORBACIOV

2001-1901, UN SECOLO DA NOBEL
Viaggio a ritroso nel Premio che compie cento anni

31 maggio 2001

In questa pagina, attingendo al patrimonio documentario di Rai Educational, vi invitiamo a conoscere studiosi, artisti, uomini e donne di pace, che sono stati protagonisti della storia del Novecento e hanno ricevuto il premio della Fondazione svedese.

MICHAIL SERGEYEVICH GORBACIOV, premio Nobel per la Pace nel 1990.

Nell'ottobre del 1990 viene annunciata l'assegnazione del premio Nobel a Michail Gorbaciov, presidente dell'Urss. La motivazione sottolinea "il ruolo da lui rivestito nel processo di pace" che in quegli anni "caratterizza importanti aspetti della comunità internazionale".

Il comunicato del Comitato Norvegese (l'organo che designa il destinatario del riconoscimento per la pace) si riferisce alla distensione dei rapporti tra Est e Ovest; all'avvento di governi democraticamente eletti in molti paesi dell'Europa orientale; al rallentamento della corsa al riarmo, grazie alla firma di una serie di trattati per il controllo e la riduzione degli arsenali nucleari.

Gli eventi straordinari che hanno cambiato irreversibilmente gli assetti internazionali alla fine degli anni '80 non sono attribuibili a un singolo fattore o a un singolo personaggio.

Ma il Nobel intende premiare i "decisivi contributi" apportati da Gorbaciov, nel suo tentativo di riformare il sistema sovietico.
Nell'ottobre del 1990 viene annunciata l'assegnazione del premio Nobel a Michail Gorbaciov per "il ruolo da lui rivestito nel processo di pace che attualmente caratterizza importanti aspetti della comunità internazionale".

Nato nel 1931, a Privolnoye, un piccolo villaggio nella regione di Stavropol nel sud della Russia, Gorbaciov comincia la sua carriera politica come membro del Komsomol (Lega dei Giovani Comunisti) nel 1946.

Intervista a Michail Gorbaciov.
Brani di un'intervista realizzata nel 1997 da Arrigo Levi.
(dal catalogo online di Mosaico)



Il premier sovietico esprime il suo punto di vista su Lenin e sulla concezione che lo statista della rivoluzione d'Ottobre aveva dello Stato, del potere e del partito.
Le posizioni ideologiche di Lenin rendevano inevitabile il sucessivo avvento dello Stalinismo?

Stalin:
Una personalità dura e malvagia, ma non un folle.

Krusciov:
Gorbaciov ricorda lo stupore suscitato dalle denunce di Krusciov nei confronti di Stalin.

Nato nel 1931, a Privolnoye, un piccolo villaggio nella regione di Stavropol nel sud della Russia, Gorbaciov comincia la sua carriera politica come membro del Komsomol (Lega dei Giovani Comunisti) nel 1946.

Nel 1971 diventa il primo segretario del comitato regionale del partito comunista di Stavropol. Conosce Mikhail Suslov, allora il principale ideologo del partito, che agevola la sua rapida ascesa ai vertici del potere sovietico, fino all'arrivo, nel 1979, nel Politburo di cui diventa uno dei membri più visibili e influenti.
Quando nel 1985, alla morte del suo predecessore Konstantin Chernenko, viene eletto segretario generale del Pcus, è il più giovane membro del Politburo.

La nomina di un leader riformista, dopo i decenni di stagnazione e immobilismo dell'era Breznev, coincide con il profilarsi di una crisi economica e politica di cui i dirigenti comunisti sono ben consapevoli, nonostante il tenore di vita della popolazione sovietica, probabilmente, raggiunga proprio in quegli anni i massimi livelli di benessere.
La missione di Gorbaciov è quindi di riformare e modernizzare il sistema comunista per salvarlo, non per abolirlo. Né Gorbaciov, d'altronde, ha mai rinnegato i suoi principi leninisti.

Nei primi anni al potere lo sforzo riformista del nuovo segretario si concentra sulla modernizzazione tecnologica, sull'aumento di efficienza della produzione, i cui indici si vanno abbassando in maniera allarmante, e sullo snellimento dell'ingombrante e sempre più parassitaria burocrazia statale.
Sono proprio questi i problemi immediati che più preoccupano la leadership sovietica.
Ma Gorbaciov capisce rapidamente che crisi produttiva e inefficienza possono essere risolte solo con una riforma profonda del sistema statale dell'URSS. In primis, del ruolo troppo assolutista e accentratore del partito comunista.

Nel 1987-88 si apre una nuova fase di riforme all'insegna di due parole d'ordine che conquisteranno eco mondiale: "glasnost" (trasparenza) e "perestrojka" (ristrutturazione). Le due parole sintetizzano il tentativo di liberalizzare e democratizzare il sistema sovietico.
La libertà di espressione viene significatamene allargata.
Il monopolio politico del partito comunista è intaccato dalle prime elezioni con più candidati e a scrutinio segreto. Cominciano a essere introdotti meccanismi di mercato nella pianificazione dell'economia. Si professa maggior rispetto per le diverse etnìe e culture che compongono l'Impero sovietico.

Alle riforme interne si accompagna una politica estera che punta alla fine della Guerra Fredda: nel 1987 Urss e Usa firmano l'accordo sugli euromissili, e nel 1991 verrà sottoscritto il primo degli accordi "Start" per la riduzione del potenziale strategico; nel 1988 Mosca abbandona la cosiddetta "dottrina Breznev" sulla sovranità limitata dei paesi "satellite"; tra il 1988 e il 1989 le truppe sovietiche si ritirano dall'Afghanistan.
Ma il vento riformatore che spira da Mosca finisce per far deflagrare, alla fine degli anni Ottanta, tutto il sistema di alleanze dell'URSS. All'interno, le singole repubbliche cominciano a reclamare l'indipendenza. All'esterno, si sgretola il Patto di Varsavia: nell'arco di pochi, drammatici mesi, tra il 1989 e il 1990, tutti i regimi comunisti dell'Europa orientale crollano su se stessi, lasciando il posto a governi democratici, non comunisti e filo-occidentali.
Questo stravolgimento della mappa europea, stabile fin dal dopoguerra, ha la sua acme nel novembre del 1989, quando crolla il muro di Berlino e si riunificano le due Germanie. Un evento che pochi avrebbero giudicato prevedibile fino a pochi mesi prima.
Gorbaciov, in coerenza con i suoi ideali democratici, acconsente al ritiro dell'esercito sovietico.
Dove la caduta dei regimi è segnata dalla violenza, come in Romania, ciò dipende da dinamiche interne, non dalle direttive di Mosca.

Difficile pretendere che il crollo dell'Impero sovietico, e lo scioglimento ufficiale nel 1991 del Patto di Varsavia (frutto, per le coscienze russe, dei tremendi sacrifici sopportati durante l'invasione tedesca), venisse accolto con entusiasmo all'interno dell'Urss. Anche il disarmo viene avvertito come una resa unilaterale agli Stati Uniti.

All'interno, poi, le riforme non riescono ancora a portare il benessere e la stabilità. Anzi, gli effetti della crisi, originata dalla stagnazione e dal conservatorismo delle precedenti leadership, cominciano a farsi pesantemente sentire sul tenore di vita della popolazione.

Nell'ottobre del 1990, con l'inverno alle porte, a Mosca scarseggiano i generi di prima necessità. Mancano le risorse energetiche per alimentare adeguatamente i riscaldamenti nelle case.

La consegna del Nobel coincide quindi con l'inizio del declino politico di Gorbaciov. Mentre la sua popolarità in Occidente è alle stelle, la notizia in patria suscita indifferenza, se non amarezza.
Nell'agosto del 1991 Mosca assiste a un tentativo di golpe e Gorbaciov viene sequestrato con la sua famiglia nella sua dacia. Indebolito politicamente dagli eventi, in dicembre scioglie il Pcus e - fatto inedito nella storia del paese - rassegna le dimissioni da presidente. Negli anni successivi si impegna in un'azione politica laterale, di approfondimento teorico-culturale, attraverso la sua Fondazione.

alto.

Da Pulsar
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L'ambiente scientifico all'inizio del secolo.


Dall'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
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Tutti i Nobel attribuiti all'Italia: da Camillo Golgi e Giosué Carducci (1906, Medicina e Letteratura) a Dario Fo (1997, Letteratura).