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WOLE SOYINKA

2001-1901, UN SECOLO DA NOBEL
Viaggio a ritroso nel Premio che compie cento anni

26 giugno 2001

In questa pagina, attingendo al patrimonio documentario di Rai Educational, vi invitiamo a conoscere studiosi, artisti, uomini e donne di pace, che sono stati protagonisti della storia del Novecento e hanno ricevuto il premio della Fondazione svedese.

WOLE SOYINKA, premio Nobel per la Letteratura nel 1986.

Nato nel 1934 ad Abeokuta in Nigeria, Wole Soyinka è considerato uno dei più grandi drammaturghi africani.
Nel corso della sua adolescenza quest'eclettico autore di opere teatrali, romanzi e saggi letterari, entra in contatto sia la cultura europea e che con le tradizioni locali.

Cresciuto presso la missione anglicana di Aké, riceve un'educazione cristiana. Suo padre è preside della locale scuola elementare, dove l'inglese è insegnato come la lingua ufficiale.
Le influenze culturali dei colonizzatori sono però bilanciate dalle frequenti visite al villaggio di origine del padre: Isarà, una piccola comunità Yoruba dove Soyinka impara a conoscere le tradizioni e i miti della sua etnia di origine.

All'età di dodici anni lascia Aké per Ibadan dove rimane fino ai primi anni dell'università. In quegli anni assiste alla nascita del movimento di protesta che nella decade successiva porterà la Nigeria all'indipendenza. Periodo che Soyinka descrive nel libro The Penkelemes Years, A Memoir: 1946-1965, una delle sue molte opere autobiografiche.

Wole Soyinka intervistato da Mondo 3

"La Nigeria è un concetto artificiale, ma all'interno di questa artificiosità c'è comunque una grande ricchezza, di cui probabilmente molta parte del mondo non conosce l'uguale. [...]
Le nazioni possono essere tenute insieme, possono trovare l'unità, anche semplicemente accettando una sorta di interazione culturale, una interazione culturale accettabile e creativa
".
(vai all'intervista a Wole Soyinka realizzata da Mondo3)


La sua passione incomincia a focalizzarsi intorno al teatro. Nel 1954 si reca in Inghilterra per seguire un corso in drammaturgia presso l'Università di Leeds. Vi rimarrà per 7 anni.
Completati gli studi a Leeds, nel 1957 l'apprendistato teatrale di Soyinka continua a Londra presso il Royal Court Theatre, dove lavora come sceneggiatore, interprete e regista.
Vengono realizzate le prime opere: The Swamp Dwellers e The Lion and the Jewel.
Nel 1960 un assegno di ricerca della fondazione Rockfeller permette a Soyinka, ora ventiseienne, di tornare stabilmente in Nigeria dove fonda una sua compagnia teatrale e produce una nuova commedia A Dance of the Forests. La presentazione dell'opera, nell'ottobre 1960, coincide con l'avvio dei festeggiamenti ufficiali per l'Indipendenza della Nigeria dalla Gran Bretagna.

Quest'opera stilisticamente rappresenta una complessa fusione tra le tradizioni e il folklore degli Yoruba e le avanguardie artistiche europee.
Tematicamente si tratta di una sarcastica denuncia dell'endemica disonestà e corruzione dei governi locali, inalterata nel passaggio dal regime coloniale all'indipendenza.
A dance of the Forest attira naturalmente su Soyinka l'ira del governo, accusato di corruzione. Ma anche molti intellettuali nigeriani non risparmiano critiche: i marxisti si lamentano del carattere elitario dell'opera mentre i puristi attaccano l'uso di tecniche e stili europei.
Queste critiche falliscono nell'apprezzare l'originalità del tentativo di Soyinka di emancipare la cultura africana dal passato coloniale tramite la riformulazione dei miti tradizionali, adattati alla realtà contemporanea senza rigettare acriticamente gli influssi culturali europei.

Negli anni successivi Soyinka si dedica con inventiva ed energia al compito di contribuire a definire l'identità della nuova Nigeria indipendente, un paese di 115 milioni di abitanti suddivisi in oltre 400 etnie diverse.

Tre le opere di questo periodo ricordiamo la commedia The Trials of Brother Jero su ciarlatani e mistificatori religiosi, i drammi a sfondo politico The Road, The Strong Breed, e Kongi's Harvest e il racconto The Interpreters (1965), un complicato intreccio narrativo, che, per stile, viene paragonato a Joyce e a Faulkner, in cui sei intellettuali nigeriani discutono e commentano la situazione africana.
Nel 1965 Soynka sconta un breve periodo di detenzione per le sue attività politiche. E nel 1967 le autorità lo accusano di simpatizzare con i movimenti secessionisti del nord. Viene quindi arrestato e imprigionato per 22 mesi, fino al 1969. Nel 1972 racconterà, in The Man Died gli anni della prigionia.
Dopo la sua liberazione Soynka lascia volontariamente il paese e attraversa un nuovo periodo di forte creatività. Pubblica il libro di poesia A Shuttle in the Crypt (1972), diversi saggi come Myth, Literature and the African World (1976) sulle tradizioni africane, e i drammi Madmen and Specialists (1970) e Death and the King's Horseman (1975).

Contemporaneamente assiste al declino della Nigeria verso la dittatura che culmina nel 1995 quando il regime del generale Sani Abacha mette a morte per le sue opinioni politiche Ken Saro-Wiwa, scrittore e drammaturgo amico di Soyinka.
Lo stesso Soyinka, in salvo all'estero, viene condannato alla pena capitale per tradimento, condanna poi abbandonata nel 1998 dopo la caduta di Abacha.

Nel 1986 viene conferito a Soyinka il premio Nobel per la sua ricca attività letteraria. Il comunicato della fondazione per il Nobel cita Death and the King's Horseman, come esempio dell'uso letterario inedito dei miti e riti africani.


Nel 1997 Wole Soyinka è stato intervistato da Mondo 3, il progetto di Rai Educational che prevede la creazione di un museo virtuale contenente 400 opere fondamentali della Storia dell'umanità.

La realizzazione di questo "museo virtuale" ha coinvolto circa 40 intellettuali e artisti provenienti da diverse parti del mondo e da differenti contesti culturali.
A ciascuno è stato chiesto di indicare una serie di opere particolarmente significative per il loro valore artistico e culturale.

Il nome di questo progetto deriva da una definizione di Karl Popper: "Mondo 3" è il campo degli oggetti culturali prodotti dall'ingegno umano, distinto da quello degli oggetti materiali (Mondo 1) e da quello dei processi mentali (Mondo 2).

Ecco il testo dell'intervista in cui Soyinka presenta le opere da lui selezionate.

alto.

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