La sua passione incomincia a focalizzarsi intorno
al teatro. Nel 1954 si reca in Inghilterra per
seguire un corso in drammaturgia presso l'Università
di Leeds. Vi rimarrà per 7 anni.
Completati gli studi a Leeds, nel 1957 l'apprendistato
teatrale di Soyinka continua a Londra presso il
Royal Court Theatre, dove lavora come sceneggiatore,
interprete e regista.
Vengono realizzate le prime opere:
The Swamp
Dwellers e
The Lion and the Jewel.
Nel 1960 un assegno di ricerca della fondazione
Rockfeller permette a Soyinka, ora ventiseienne,
di tornare stabilmente in Nigeria dove fonda una
sua compagnia teatrale e produce una nuova commedia
A Dance of the Forests. La presentazione dell'opera,
nell'ottobre 1960, coincide con l'avvio dei festeggiamenti
ufficiali per l'Indipendenza della Nigeria dalla
Gran Bretagna.
Quest'opera stilisticamente rappresenta una
complessa fusione tra le tradizioni e il folklore
degli Yoruba e le avanguardie artistiche europee.
Tematicamente si tratta di una sarcastica denuncia
dell'endemica disonestà e corruzione
dei governi locali, inalterata nel passaggio
dal regime coloniale all'indipendenza.
A dance of the Forest attira naturalmente
su Soyinka l'ira del governo, accusato di corruzione.
Ma anche molti intellettuali nigeriani non risparmiano
critiche: i marxisti si lamentano del carattere
elitario dell'opera mentre i puristi attaccano
l'uso di tecniche e stili europei.
Queste critiche falliscono nell'apprezzare l'originalità
del tentativo di Soyinka di emancipare la cultura
africana dal passato coloniale tramite la riformulazione
dei miti tradizionali, adattati alla realtà
contemporanea senza rigettare acriticamente
gli influssi culturali europei.
Negli anni successivi Soyinka si dedica con
inventiva ed energia al compito di contribuire
a definire l'identità della nuova Nigeria
indipendente, un paese di 115 milioni di abitanti
suddivisi in oltre 400 etnie diverse.
Tre le opere di questo periodo ricordiamo la
commedia The Trials of Brother Jero su
ciarlatani e mistificatori religiosi, i drammi
a sfondo politico The Road, The Strong
Breed, e Kongi's Harvest e il racconto
The Interpreters (1965), un complicato
intreccio narrativo, che, per stile, viene paragonato
a Joyce e a Faulkner, in cui sei intellettuali
nigeriani discutono e commentano la situazione
africana.
Nel 1965 Soynka sconta un breve periodo di detenzione
per le sue attività politiche. E nel
1967 le autorità lo accusano di simpatizzare
con i movimenti secessionisti del nord. Viene
quindi arrestato e imprigionato per 22 mesi,
fino al 1969. Nel 1972 racconterà, in
The Man Died gli anni della prigionia.
Dopo la sua liberazione Soynka lascia volontariamente
il paese e attraversa un nuovo periodo di forte
creatività. Pubblica il libro di poesia
A Shuttle in the Crypt (1972), diversi
saggi come Myth, Literature and the African
World (1976) sulle tradizioni africane,
e i drammi Madmen and Specialists (1970)
e Death and the King's Horseman (1975).
Contemporaneamente assiste al declino della
Nigeria verso la dittatura che culmina nel 1995
quando il regime del generale Sani Abacha mette
a morte per le sue opinioni politiche Ken Saro-Wiwa,
scrittore e drammaturgo amico di Soyinka.
Lo stesso Soyinka, in salvo all'estero, viene
condannato alla pena capitale per tradimento,
condanna poi abbandonata nel 1998 dopo la caduta
di Abacha.
Nel 1986 viene conferito a Soyinka il premio
Nobel per la sua ricca attività letteraria.
Il comunicato
della fondazione per il Nobel cita Death
and the King's Horseman, come esempio dell'uso
letterario inedito dei miti e riti africani.
Nel
1997 Wole Soyinka è stato intervistato
da Mondo 3, il progetto di Rai Educational che
prevede la creazione di un museo virtuale contenente
400 opere fondamentali della Storia dell'umanità.
La realizzazione di questo "museo
virtuale" ha coinvolto circa 40 intellettuali
e artisti provenienti da diverse parti del mondo
e da differenti contesti culturali.
A ciascuno è stato chiesto di indicare
una serie di opere particolarmente significative
per il loro valore artistico e culturale.
Il nome di questo progetto deriva
da una definizione di Karl Popper: "Mondo
3" è il campo degli oggetti culturali
prodotti dall'ingegno umano, distinto da quello
degli oggetti materiali (Mondo 1) e da quello
dei processi mentali (Mondo 2).
Ecco il testo dell'intervista
in cui Soyinka presenta le opere da
lui selezionate.
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