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ELIE WIESEL

2001-1901, UN SECOLO DA NOBEL
Viaggio a ritroso nel Premio che compie cento anni

4 luglio 2001

In questa pagina, attingendo al patrimonio documentario di Rai Educational, vi invitiamo a conoscere studiosi, artisti, uomini e donne di pace, che sono stati protagonisti della storia del Novecento e hanno ricevuto il premio della Fondazione svedese.

ELIE WIESEL, premio Nobel per la Pace nel 1986.

La memoria e il ricordo sintetizzano l'atteggiamento di Elie Wiesel nei riguardi della tragica esperienza vissuta da lui e da milioni di altri esseri umani nei lager nazisti: una tragedia che ha inevitabilmente segnato lo scrittore e la sua successiva attività letteraria fin dal primo romanzo autobiografico La Notte nel 1958 in cui scrive:

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che trasformò la mia vita in una unica lunga notte. […]
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i teneri volti dei bambini, i cui corpi ho visto trasformati in spirali di fumo sotto un'indifferente cielo azzuro.
Mai dimenticherò quelle fiamme che divorarono per sempre la mia fede. […]
Mai dimenticherò quelle cose, dovessi vivere quanto Dio stesso. Mai.

Intervista a Elie Wiesel

Elie Wiesel

"Informarsi soltanto non costa sforzo, la vera fatica è trasformare l'informazione in conoscenza.
È anche una fatica implicitamente etica, perché parte sempre da un riconoscimento dell'altro".

(dalla biblioteca digitale di MediaMente)

Elie Wiesel nacque nel 1928, nel villaggio di Sighet, all'epoca in territorio ungherese, attualmente in Romania.

Wiesel all'età di 15 anni

Nell'estate del 1944 Elie Wiesel, i genitori e le tre sorelle, furono deportati, insieme a tutti gli ebrei della zona, nel campo di sterminio di Auschwitz.
Al loro arrivo il sedicenne Wiesel e suo padre furono selezionati per i lavori pesanti e inviati nella fabbrica di gomma del vicino villaggio di Buna.

Le razioni alimentari, una zuppa e un pezzo di pane, avrebbero ridotto alla fame un uomo in stato di riposo. A Buna si era costretti a lavorare sotto una brutale disciplina. I sorveglianti non esitarono a frustare il ragazzino per una piccola infrazione.
Wiesel adulto attribuisce a quei momenti disperati la perdita della fede in Dio, ingenuamente coltivata da ragazzo.

Tuttavia lui e suo padre riuscirono a sopravvivere fino al gennaio 1945, quando i sovietici si avvicinarono ad Auschwitz e il campo fu rapidamente evacuato.
Le SS scortarono i prigionieri, a piedi in pieno inverno, fino a Gleiwitz, e poi, in treno, fino a Buchenwald.
Nell'aprile del 1945 i soldati americani raggiunsero il Buchenwald, liberando Wiesel e le due sorelle. Padre, madre e la sorella più piccola, non erano riusciti a sopravivere agli ultimi mesi di prigionia.
Viene trasferito in Francia, in un orfanotrofio. Dopo pochi anni, nel 1949, si iscrive alla Sorbonne a Parigi. Incomincia un carriera giornalistica collaborando con riviste e giornali francesi.

L'incontro con lo scrittore e premio Nobel per la Letteratura, Francois Mauriac si rivelò fondamentale. Fu Mauriac a convincere l'aspirante giornalista ad affrontare il ricordo dei lager e mettere per iscritto le sue terribili esperienze. Da quei consigli nacque l'angosciante narrazione de "La Notte" ma soprattutto un impegno costante nella difesa delle minoranze perseguitate.
Naturalizzato americano, Wiesel dal 1976 è professore in Scienze Umanistiche alla Boston University dove insegna "Letteratura della Memoria". Ha pubblicato oltre quaranta volumi, tutti incentrati sull'esperienza fondamentale del genocidio.

Wiesel insieme a Yitzhak Rabin, a sua volta premiato con il Nobel, per gli accordi di pace di Oslo nel 1994

Tra il 1980 e il 1986 è stato presidente del Holocaust Memorial Council, istituito dal governo degli Stati Uniti per progettare un museo dedicato alle vittime dell'olocausto. Wiesel scrive nel suo rapporto finale che il vero significato del memoriale è mantenere il ricordo della tragedia, nella convinzione che l'ultimo, intimo, desiderio di coloro morti nei campi fosse proprio quello che la loro tragedia fosse raccontata e fatta conoscere al mondo.

Pur riaffermando il carattere specificatamente ebraico dell'olocausto ("Non tutte le vittime dell'olocausto furono ebrei, ma tutti gli ebrei furono vittime dell'olocausto"), l'impegno di Wiesel origina dalla persecuzione ebraica per estendersi a tutte le popolazioni oppresse per motivi etnici e razziali.

Per queste attività nel 1986 viene insignito del Nobel per la Pace.
Il comunicato del comitato norvegese, l'ente preposto all'assegnazione dei Nobel per la Pace, definisce Wiesel come un "messaggero per il genere umano". Un messaggio di rispetto per la dignità umana, basato sulle umiliazioni subite nei campi di concentramento, recapitato sotto forma di una testimonianza personale arricchita dalla profondità e sensibilità di un grande autore.


Trasformare l'informazione in conoscenza e la conoscenza in coscienza.
Wiesel intervistato da MediaMente nel 2001.
Il premio Nobel per la pace ribadisce il dovere della memoria e i limiti della parola. Sullo sfondo, l'Olocausto e la guerra in Medio Oriente.

Giorno della Memoria
Il 27 gennaio i soldati sovietici abbattevano le mura di Auschwitz.
Un percorso tematico di Rai Educational in occasione della prima ricorrenza del "Giorno della Memoria", istituito dal governo italiano per commemorare la Shoah.
Le testimonianze inedite di alcuni sopravissuti.

alto.

Da Pulsar
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Così nacque il premio Nobel
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Dall'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
Il progetto di Rai Educational per la valorizzazione e la diffusione del pensiero filosofico.

Un secolo di Nobel: i laureati italiani
Tutti i Nobel attribuiti all'Italia: da Camillo Golgi e Giosué Carducci (1906, Medicina e Letteratura) a Dario Fo (1997, Letteratura).