Elie Wiesel nacque nel 1928, nel villaggio
di Sighet, all'epoca in territorio ungherese,
attualmente in Romania.
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Wiesel
all'età di 15 anni
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Nell'estate del 1944 Elie Wiesel, i genitori
e le tre sorelle, furono deportati, insieme
a tutti gli ebrei della zona, nel campo di sterminio
di Auschwitz.
Al loro arrivo il sedicenne Wiesel e suo padre
furono selezionati per i lavori pesanti e inviati
nella fabbrica di gomma del vicino villaggio
di Buna.
Le razioni alimentari, una zuppa e un pezzo
di pane, avrebbero ridotto alla fame un uomo
in stato di riposo. A Buna si era costretti
a lavorare sotto una brutale disciplina. I sorveglianti
non esitarono a frustare il ragazzino per una
piccola infrazione.
Wiesel adulto attribuisce a quei momenti disperati
la perdita della fede in Dio, ingenuamente coltivata
da ragazzo.
Tuttavia lui e suo padre riuscirono a sopravvivere
fino al gennaio 1945, quando i sovietici si
avvicinarono ad Auschwitz e il campo fu rapidamente
evacuato.
Le SS scortarono i prigionieri, a piedi in pieno
inverno, fino a Gleiwitz, e poi, in treno, fino
a Buchenwald.
Nell'aprile del 1945 i soldati americani raggiunsero
il Buchenwald, liberando Wiesel e le due sorelle.
Padre, madre e la sorella più piccola,
non erano riusciti a sopravivere agli ultimi
mesi di prigionia.
Viene trasferito in Francia, in un orfanotrofio.
Dopo pochi anni, nel 1949, si iscrive alla Sorbonne
a Parigi. Incomincia un carriera giornalistica
collaborando con riviste e giornali francesi.
L'incontro con lo scrittore e premio Nobel
per la Letteratura, Francois Mauriac si rivelò
fondamentale. Fu Mauriac a convincere l'aspirante
giornalista ad affrontare il ricordo dei lager
e mettere per iscritto le sue terribili esperienze.
Da quei consigli nacque l'angosciante narrazione
de "La Notte" ma soprattutto un impegno
costante nella difesa delle minoranze perseguitate.
Naturalizzato americano, Wiesel dal 1976 è
professore in Scienze Umanistiche alla Boston
University dove insegna "Letteratura della
Memoria". Ha pubblicato oltre quaranta
volumi, tutti incentrati sull'esperienza fondamentale
del genocidio.
Tra il 1980 e il 1986 è stato presidente
del Holocaust Memorial Council, istituito dal
governo degli Stati Uniti per progettare un
museo dedicato alle vittime dell'olocausto.
Wiesel scrive nel suo rapporto finale che il
vero significato del memoriale è mantenere
il ricordo della tragedia, nella convinzione
che l'ultimo, intimo, desiderio di coloro morti
nei campi fosse proprio quello che la loro tragedia
fosse raccontata e fatta conoscere al mondo.
Pur riaffermando il carattere specificatamente
ebraico dell'olocausto ("Non tutte le vittime
dell'olocausto furono ebrei, ma tutti gli ebrei
furono vittime dell'olocausto"), l'impegno
di Wiesel origina dalla persecuzione ebraica
per estendersi a tutte le popolazioni oppresse
per motivi etnici e razziali.
Per queste attività nel 1986 viene insignito
del Nobel per la Pace.
Il comunicato del comitato norvegese, l'ente
preposto all'assegnazione dei Nobel per la Pace,
definisce Wiesel come un "messaggero per
il genere umano". Un messaggio di rispetto
per la dignità umana, basato sulle umiliazioni
subite nei campi di concentramento, recapitato
sotto forma di una testimonianza personale arricchita
dalla profondità e sensibilità
di un grande autore.
Trasformare l'informazione in conoscenza e la
conoscenza in coscienza.
Wiesel intervistato
da MediaMente nel 2001.
Il premio Nobel per
la pace ribadisce il dovere della memoria e
i limiti della parola. Sullo sfondo, l'Olocausto
e la guerra in Medio Oriente.
Giorno della Memoria
Il 27 gennaio i soldati sovietici abbattevano
le mura di Auschwitz.
Un percorso tematico di Rai Educational in occasione
della prima ricorrenza del "Giorno della
Memoria", istituito dal governo italiano
per commemorare la Shoah.
Le testimonianze inedite di alcuni sopravissuti.
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