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Omaggio
a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
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7 giugno
2001
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Gli uomini
passano, le idee restano, restano le loro tensioni
morali, continueranno a camminare sulle gambe
di altri uomini.
Giovanni Falcone.
23 maggio 1992: Giovanni
Falcone, direttore degli affari penali del ministero
di Grazia e Giustizia e candidato alla carica
di Superprocuratore Antimafia, è appena
atterrato all'aeroporto di Punta Raisi con la
moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei.
Alle ore 17:58, sull'autostrada Trapani-Palermo,
nei pressi di Capaci, una tremenda deflagrazione
li uccide, insieme agli uomini della scorta, Antonio
Montinaro, Vito Schifani e Rocco di Cillo.
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Il processo
per la strage di Capaci.
7 aprile 2000:
La Corte d'Assise di Caltanissetta ha concluso
il processo d'Appello per la strage di Capaci.
Condannati all'ergastolo, per responsabilità ed
organizzazione dell'attentato, i boss della Cupola;
grazie alle attenuanti previste per i collaboratori
di giustizia, condanne al di sotto dei venti anni
per i pentiti Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca,
l'uomo che azionò il telecomando.
In appello sono
stati unificati i due tronconi in cui era diviso
in primo grado il processo. Il 26 settembre 1997
e il 28 novembre 1997 i giudici della Corte d'Assise
di Caltanissetta avevano inflitto ventiquattro
ergastoli ai boss e ventisei
anni a Brusca.
Il 31 maggio
2002 brusca inversione di tendenza: la V sezione
penale della Corte di Cassazione ha annullato,
con rinvio a Catania, le condanne inflitte a 13
dei mafiosi accusati di essere i mandanti della
strage di Capaci, sconfessando così il
"teorema Buscetta", secondo il quale
l'appartenenza alla cupola di Cosa nostra comporta
automaticamente l'adesione di tutti i boss alle
decisioni della cupola stessa.
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Non ho mai chiesto
di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso.
E poi ci sono rimasto per un problema morale.
La gente mi moriva attorno. Paolo Borsellino 19 luglio 1992:
alle ore 16,58 la violentissima esplosione di
un'autobomba, parcheggiata in via D'Amelio, a
Palermo, uccide Paolo Borsellino, Procuratore
aggiunto presso la Procura distrettuale della
Repubblica di Palermo e gli agenti di scorta Claudio
Traina, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo
Li Muli e Eddie Walter Cosina. |
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Il processo
per la strage di via D'Amelio.
Il processo si
divide in tre filoni.
Il primo si è
concluso il 18 dicembre 2000. La I sezione penale
della Cassazione ha reso definitiva la
condanna all'ergastolo per Salvatore Profeta,
esecutore materiale della strage. Definitiva anche
la condanna a nove anni inflitta per favoreggiamento
a Giuseppe Orofino. Confermata l'assoluzione di
Pietro Scotto, presunto intercettatore dell'utenza
telefonica della madre di Borsellino. La Cassazione
ha inoltre confermato la condanna a diciotto anni
per il collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino,
che non aveva presentato ricorso.
È stato
così confermato il verdetto emesso in secondo
grado il 23 gennaio '99 dalla Corte di Assise
di Appello di Caltanissetta. Scotto era stato
infatti totalmente assolto dalle accuse, mentre
la condanna di Orofino era stata derubricata in
favoreggiamento. Contro l'assoluzione di Scotto
e la diminuzione di pena di Orofino avevano fatto
ricorso la Procura nissena e la parte civile.
In primo grado,
il 27 gennaio 1996, erano stati inflitti tre ergastoli
per strage a Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino
e Pietro Scotto; diciotto anni a Vincenzo Scarantino,
che ha ritrattato in appello le sue dichiarazioni,
sostenendo di essere stato guidato da magistrati
e investigatori.
Per i processi
bis e ter, che vedono imputati la Cupola di
Cosa Nostra e dovrebbero portare all'individuazione
dei mandanti "a volto coperto",
si è concluso il primo grado: il
9 dicembre 1999 la sentenza del processo ter ha
comminato diciassette ergastoli e pene variabili
dai sedici ai ventisei anni. Tra gli imputati,
i boss Nitto Santapaola e Bernardo Brusca, il
latitante Bernardo Provenzano, considerato il
nuovo padrino di Cosa Nostra, il cassiere della
mafia Pippo Calò, Domenico e Stefano Ganci.
Pesanti condanne anche per i pentiti: ventisei
anni a Salvatore Cancemi e ventitrè a Giovanbattista
Ferrante. Il 13 febbraio 1999 la prima sentenza
del processo bis ha visto l'incriminazione, tra
gli altri, di Salvatore Riina.
Sono attualmente
in corso i processi d'appello. |
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