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2) La domanda
di Vanda Bassi tenta invece di focalizzare questo
argomento sul linguaggio. Vanda Bassi le chiede:
"Che ruolo occupa il linguaggio tra la pulsione,
il desiderio e l'espressione delle passioni? Che
cosa si vuole dire quando si afferma che nella
nostra società sta venendo meno la capacità
di esprimere passioni ed emozioni? Perché
questa afasia sarebbe all'origine di alcuni guasti
e disturbi profondi?"
"Intanto l'afasia nella nostra società
è relativa. Io parlerei piuttosto di un
impoverimento espressivo. Non abbiamo quella civiltà,
quella educazione sentimentale che potevano avere
le élite dei secoli scorsi, senza arrivare
a un Proust. E quindi tendenzialmente non è
che non ne parliamo, ne parliamo in modo smozzicato,
banale, non siamo capaci di articolare il significato
e il senso delle nostre passioni. Quindi dobbiamo
riapprendere ad esprimere le passioni, dobbiamo
certamente utilizzare la nostra capacità
linguistica per dar voce a qualche cosa che quando
è così potente da rompere tutti
gli ambiti del significato non si esprime. Per
esempio le passioni quando sono violente, le passioni
esplosive come l'ira, già gli antichi lo
sapevano, provocano aborti di concetti, diceva
Seneca, provocano un linguaggio che resta in gola.
Quindi bisogna prendere una certa distanza dalle
passioni, nel senso anche che questo distacco
permette a chi è passionale, a chi ha passioni
per esempio come l'ira o l'amore trasformate in
sdegno o in poesia, di dare il massimo di espressività.
Quindi, non bisogna avere una eutanasia delle
passioni per star bene o per esprimersi bene.
le passioni devono restare ma guardate a distanza.
D'altra parte ci sono delle passioni di quelle
rischiose tipo l'invidia, il desiderio di vendetta,
o l'odio freddo che molte volte riescono ad articolar
bene quello che vogliono dire, quello che vogliono
esprimere, però non lo fanno con questa
congiunzione perfetta che è quella di un
distacco dalle passioni in cui le passioni e la
razionalità riescono a dialogare insieme".
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