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Le passioni - domanda 4

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4) La domanda di Fiorenzo Baratelli si incentra invece proprio sulla società attuale chiedendole: "Con il titolo 'Le passioni perdute' sembra si voglia intendere che stiamo vivendo in un tempo quasi senza passioni. Ma quali sono le fabbriche delle passioni di oggi? Chi sta egemonizzando l'immaginario collettivo?"

"Perdita delle passioni non lo prenderei alla lettera. Le passioni sono camaleontiche, restano più o meno le stesse nel tempo e cambiano. È un po' come nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, che tutto cambia perché tutto resti uguale. Quindi non è che noi abbiamo perduto l'amore, l'ira, il desiderio di vendetta, l'invidia, la gelosia. Restano ma modulate in maniera diversa. Prima le fabbriche delle passioni tradizionali erano la famiglia, il tipo di ambiente sociale in cui si viveva, la chiesa, il partito politico, la squadra di calcio o di ciclismo, questo è ancora così. Oggi le grandi fabbriche sono le fabbriche delle comunicazioni di massa. Sostanzialmente televisione, cinema, meno teatro, che danno dei modelli che fomentano per ragioni economiche soprattutto la passione acquisitiva: i desideri, I desideri, attenzione, sono passioni. Sono passioni declinate al futuro, attese di beni futuri. Quindi senza demonizzare il consumismo, perché se non si consuma non si produce, se non si produce il nostro sistema va a catafascio, allora non bisogna scambiare gli effetti con le cause perché se si vuole togliere il consumismo bisogna cambiare tutto il sistema sociale. E quindi le fabbriche delle passioni oggi sono quelle che mi spingono a desiderare. E anche in forma simbolica, una donna al posto di una birra, una bionda nel sacco, o al posto di un automobile o di un whisky. Quindi c'è questa fabbrica delle passioni che è molto potente perché l'uomo si è scoperto, non da ora ma oggi è diventato più chiaro, che non è solo un animale razionale, è anche un animale desiderante e quindi fomentando i desideri si produce un certo tipo antropologico di persona. Questo vale però per l'Occidente per i ceti più o meno abbienti ma le fabbriche di passioni altrove, pensiamo in Paesi come l'Iran o l'Iraq, tornano a essere quelle delle religioni. E quindi noi non dobbiamo dimenticare che grandi parti del mondo non condividono le nostre passioni e che passioni che sembrano scomparse qua, altrove - per esempio se pensiamo all'odio che separa israeliani e palestinesi - abbiamo un altro esempio di sentimento, che noi cerchiamo di nascondere perché non è di buon gusto mostrare odio nelle nostre società, anche se poi è ritornato di moda anche da noi. Quindi, bisogna fare una mappatura delle passioni. Banalmente la gelosia di un siciliano non è quella di uno svedese, però certamente esiste anche nello svedese. E dovremmo forse allargare il discorso agli extraumani. C'è un bel libro di Darwin sull'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali in cui si mostra che naturalmente non bisogna confondere la contentezza, la gioia di un cane con quella di un uomo, ma noi capiamo quando un cane scodinzola, lo interpretiamo nel senso che è contento. Quando digrigna i denti, o ruglia come si dice in Toscana, sappiamo che invece c'è qualcosa che non va e che assomiglia all'ira o alla collera del cane. Quindi forse c'è un'evoluzione delle passioni che si vede anche dalle forme del viso che sono state studiate in cui c'è una certa lontana parentela. Quindi le passioni hanno una base chiamiamola così animale, anche noi siamo animali sebbene razionali e desideranti, una base culturale che cambia continuamente secondo i popoli e le età".


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