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5) Rai Educational:
"Ha fatto ora riferimento al linguaggio televisivo
e della pubblicità, dove sembra che accada
quello che lei appunto ha detto, questa declinazione
al futuro, l'attesa di acquisire un bene. Ecco,
ma è tipico o è frequente delle
passioni o dei desideri, lo slittamento dell'oggetto
in questione, il poter spingere a desiderare qualcosa
in realtà desiderando qualcos'altro".
"Qua bisognerebbe fare una distinzione proprio
fra passioni e desideri. Le passioni sono più
anelastiche, cioè meno capaci di trasformarsi.
Quindi se io amo Tizia amo Tizia. Invece i desideri
sono più riformulabili. Non solo nel senso
della volpe e l'uva, che quando qualcosa non ce
l'ho dico in fondo l'uva è acerba non me
ne importava niente. C'è uno slittamento
continuo del desiderio perché il desiderio
è per sua natura, in quanto legato al futuro,
legato a un'incertezza. E è legato anche
a degli smacchi, l'impossibilità di realizzarsi.
Quindi questo mondo fatto di desideri è
un mondo più plastico che sa arrangiarsi
e che continuamente riformula l' "oggetto
oscuro del desiderio", che però certe
volte diventa semitrasparente. Il problema è
di acquisire, personalmente dico, un'abilità
nel gestire i propri desideri senza da un lato
inibirsi i desideri: rinunciare in anticipo per
paura di non raggiungere ciò che si cerca
e dall'altro non avere una certa sregolatezza
dei desideri, per cui io cambio continuamente,
riformulo il mio quadro di aspettative e di desideri
di modo che son sempre scontento perché
non raggiungo mai quello che voglio. D'altra parte
programmare i desideri è difficile. Per
questo la felicità è improgrammabile,
è un comandamento di quelli ineseguibili:
come "sii spontaneo". Non posso dire
"sii felice". E quindi la felicità
in fondo, che è una passione, è
qualche cosa che si ottiene creando una disposizione
d'animo, senza cercarlo. Come lo zen e il tiro
dell'arco: uno quando ha una certa pratica riesce
a fare il centro con la freccia quanto meno è
contratto, come si dice in Toscana aggronchito,
cioè tutto rigido nella muscolatura, e
tira en surplace e poi va a finire che così
è più facile cogliere il centro".
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