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Le passioni - domanda 7

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7) Torniamo un po' alla riflessione più filosofica con la domanda di Franco Milaggio, la quale domanda riecheggia il tema trattato prima, ma focalizzandosi su un aspetto più specifico. Franco Milaggio le chiede: "Lei pensa che la cultura razionalista, che ha trovato in Cartesio la sua espressione più alta, abbia modellato un certo modo di pensare che ha penalizzato la componente passionale?".


"Io partirei con una difesa di Cartesio il quale poverino ha scritto come ultima opera della sua vita "Le passioni dell'anima" e ha sostenuto che noi non sbagliamo a desiderare troppo ma a desiderare troppo poco e che tutte le passioni dell'anima possono essere positive se ben organizzate. Cartesio ha il modello del dressage, cioè dell'allevamento dei cavalli nel senso che bisogna educare l'anima come si educano anche gli animali, la parte animale dell'uomo. Quindi non è contro le passioni. Il razionalismo semmai, quello che si identifica col rigorismo di Kant il quale definisce le passioni un cancro della ragione, che francamente spiega bene quello che si intende. Per cui la filosofia moderna, di matrice kantiana o di altre matrici, probabilmente sbaglia nel considerare le passioni come negazione secca della ragione. Tra passioni e ragioni c'è una specie di accordo concorrenziale. In sostanza le passioni non negano la ragione, ma quando c'è una congiunzione perfetta tra passione e ragione - non sempre c'è . noi abbiamo qualcosa di eccezionale come la musica. La musica secondo me è il più bel sistema di armonia tra passioni e ragione perché c'è il massimo nella musica di ragione, cioè di modelli matematici . anche la musica tonale, moderna, è basata su modelli ricorsivi matematici - e nello stesso tempo il massimo di pathos. Ecco, quindi se si riuscisse a unire passione e ragione si otterrebbe il massimo. D'altra parte non è vero che esistono forme di irrazionalità in filosofia che hanno escluso le passioni. Di nuovo lo stoicismo: per gli stoici tra passione e ragione non c'è opposizione, la passione è soltanto una forma di razionalità deviata. Quando per esempio Medea nella tragedia greca uccide i figli, non lo fa perché ha perso il lume dell'intelletto. Lo fa perché intenzionalmente vuole punire il marito che si è sposato con un'altra donna, la figlia del re di Corinto e per questo, ben sapendo quello che fa, ammazza i suoi figli, entra in contraddizione con sé stessa. Poi tutta la tradizione cristiana, anche questa non è soltanto relativa a considerare la passione come peccato. È vero, questa è la linea maggioritaria. Per esempio in Sant'Agostino c'è l'idea che le passioni sono buone, è l'oggetto della passione che può essere più o meno buono. Se uno fosse intelligente sceglierebbe il meglio. Dice lui: "Ti preoccupi di come vesti, dei tuoi calzari e della tua lampada e non ti preoccupi di te stesso, di fare di te stesso un'opera d'arte scegliendo le passioni migliori, ma se vuoi la felicità non contentarti di scarpe e di vestito, Dio te ne darà una più grande. E però tutto è buono, il topo e l'angelo sono allo stesso livello, sono tutte creature di Dio, è la mia volontà che sceglie verso il basso e quello è il peccato e rinuncio a un bene maggiore scegliendo quello che mi darebbe più soddisfazione".


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