|
Torna all'elenco delle domande
10) La
domanda di Pietro Zabaglia forse invece sponsorizza
proprio quest'idea della bonaccia. Vediamo un
po' che cosa le chiede: "Le passioni non
sono convenienti, sono impegnative e poco remunerative,
fanno perdere un sacco di tempo e di denaro e
tolgono spazio ai veri, seppure effimeri, piaceri
della vita, le famose tre 's': successo, soldi
e sesso. Non solo, le passioni hanno spesso condotto
a vere e proprie esplosioni di violenza. Perché
allora preoccuparsi di non vivere in un secolo
appassionato?"
"Intanto le passioni non ce le diamo noi,
cioè non è che programmiamo le passioni.
E passioni sono qualche cosa che già etimologicamente
è un patire. Se noi riceviamo per esempio
un'offesa da qualcuno se non siamo dei pezzi di
legno un sentimento di collera lo possiamo avere.
Oppure se abbiamo dei rapporti sociali, l'amicizia,
l'amore, sono qualche cosa che viene, che noi
subiamo, in questo senso patiamo. Poi c'è
il momento dell'elaborazione. Per cui l'idea che
noi possiamo sterilizzarci nei confronti delle
passioni è già irrealistica di per
sé stessa. E poi è vero che le passioni
possono essere dirompenti, l'odio, pensiamo a
"1984" di Orwell in cui il grande fratello,
quello vero non quello televisivo, organizza le
giornate dell'odio e quindi organizza questa forma
di passioni artificiali. Del resto tutti i movimenti
politici del secolo passato, tutti i totalitarismi
hanno giocato nell'istituzionalizzare certe passioni.
Per esempio il fascismo ha puntato sul coraggio,
sul sacrificio, l'abnegazione. Il comunismo, in
modo più o meno beninteso, sulla generosità,
sul morire per la rivoluzione. Quindi le passioni
in parte esistono, in parte vengono organizzate,
in parte le possiamo organizzare noi. Comunque
non le possiamo dribblare, non le possiamo aggirare.
Anche le passioni che possono essere più
futili in apparenza - quelle passioni sportive
esasperate per cui si buttano i motorini dalle
scalinate dello stadio o si ammazza la gente a
colpi di catene che si portano di nascosto - rappresentano
passionalità malintese, ma che esistono.
Il problema delle passioni è di nuovo un
problema di orientamento quasi magnetico. Cioè
noi dobbiamo essere capaci di orientare le nostre
passioni. Parlo di orientamento magnetico perché
si magnetizza un pezzo di metallo, l'ho appreso
visitando una fabbrica dove li fanno. Se un pezzo
di ferro normale, non magnetizzato, ha dei vettori
che vanno da tutte le parti, invece passandoci,
strusciandoci sopra un pezzo di ferro magnetizzato,
mettendolo vicino alla macchina, tutte le molecole
del ferro si orientano in una sola direzione.
Lo sforzo che noi dovremmo fare con le passioni,
senza ammazzarle, senza distruggerne completamente
la spontaneità, è quello di indirizzarle
almeno in parte e almeno momentaneamente".
|