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12) A proposito
della bonaccia, dell'assenza di passioni cui lei
ha fatto riferimento prima, vediamo la domanda
di Cinzia Russo la quale le chiede: "L'arte
contemporanea, penso alla musica e alla pittura,
per molti troppo cerebrale, rispecchia questa
nostra epoca algida?"
"Io non parlerei di epoca algida, parlerei
del fatto che le forme espressive si sono tutte
consumate, sia in musica che in pittura. Uno non
può più riprodurre la musica cosiddetta
classica, basata sul clavicembalo ben temperato
di Bach, tecnicamente sul fatto che la nota superiore,
il do diesis, viene equiparato al re bemolle,
la mezza nota di su con la mezza nota di giù,
che poi non è così e fino a Bach
non era così. Quindi quelle forme classiche
sono forme storiche. Noi non dobbiamo prendere
la musica, come la sentiamo diciamo da Bach agli
inizi del secolo scorso, come "la musica"
e poi tutto il resto come perversione. C'è
stato uno svolgimento stilistico che ha reso più
difficile la fruizione della musica. E' sostanzialmente
come nella pittura di Picasso, anche se è
passato un secolo, la maggior parte delle persone
non colte artisticamente trovano difficoltà
ad apprezzare questo. Ma dopo la fotografia era
difficile continuare a riprodurre gli oggetti
in maniera presuntamente veristica. Si sono dovute
cercare altre forme espressive. Quindi non si
tratta di algidità ma si tratta di imparare
delle grammatiche o delle sintassi espressive
nuove a cui molti non sono abituati. Allora troveranno
per esempio anche nella musica di Stockhausen
o di Webern o nei quadri astratti o persino in
certe forme che fanno francamente rabbia per me,
come Cristos che avvolge i monumenti con la plastica,
troverà che c'è qualche volta un
significato. Ecco, io distinguerei la forma algida
dallo sperimentalismo. In un'epoca in cui grandi
autori in pittura, in musica sembra che non ce
ne siano - e gli artisti sono diventati milioni
e si fanno concorrenza tra loro nel mercato e
non ci sono più i grandi committenti come
i papi o i principi che avevano gusto - questa
inflazione del prodotto artistico genera una serie
di forme presuntamente sperimentali che naturalmente
sono disprezzabili. Io ricordo un concerto in
cui c'era un pianoforte a coda aperto, un pianista
giapponese che andava a pizzicare le corde del
pianoforte alzandosi in piedi, faceva un inchino
e se ne andava. Io gli avrei tirato pomodori e
cavoli. Quindi l'elemento algido delle passioni
è dovuto semplicemente al fatto che non
si studia più, che c'è una distanza
tra il sentire comune che è rimasto arretrato
a Puccini o a Verdi in campo musicale e le forme
espressive nuove che sembrano troppo difficili.
Anche perché ad esempio in musica le dissonanze,
quella di settima diminuita si dice tecnicamente
che Mozart aveva introdotto, ai suoi tempi faceva
raccapricciare, davano fastidio alle orecchie.
Oggi non ce ne accorgiamo più che sono
dissonanze. Mentre le dissonanze nuove, quelle
ancora più ardite, noi le continuiamo ad
avvertire come un pugno in un orecchio. Quindi
è tutta questione secondo me di abitudine.
Frequentiamo un po' di più l'arte moderna,
cerchiamo di capirla e vedremo che è piena
di passionalità. Faccio un esempio: Sciarrino
che è un musicista italiano abbastanza
noto ha fatto la Divina Commedia: cento canti,
un minuto per canto, in cui uno potrà discutere
sulla qualità della musica, ma certamente
tutte le passioni dell'inferno ci sono tutte,
tutte le forme di purificazione delle passioni
del paradiso perché appunto all'inferno
c'è l'amore, l'invidia, eccetera, ci sono
tutte. Quindi c'è una forma di espressione
delle passioni che va bene".
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