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La politica - domanda 10

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10) Rai Educational: "Vediamo la questione dal punto di vista dei movimenti. Il movimento di Seattle, la contestazione alla globalizzazione, prefigura un po' questo rapporto cui ha accennato? Si interagisce con le strutture istituzionali?".

"Io ho questa speranza. Per il momento il movimento di Seattle, il popolo di Seattle, si caratterizza per la sua negatività o positività al modello attuale di globalizzazione. E questo può andare benissimo. Soltanto che, chiaramente, non si costruisce semplicemente con l'opposizione. Non ha ancora, a mio avviso, una struttura, una fisionomia di movimento propositivo e di governo. Però esprime delle cose importantissime. Intanto esprime l'esigenza, ormai inderogabile, della globalità del movimento. O nuovi soggetti politici sono altrettanto globali della globalizzazione, oppure il loro interesse oppositivo, ancor più propositivo e di governo, è scarsissimo. Devono attuare forme organizzative nuove, permesse anche dalle tecnologie di cui disponiamo, fondate su possibilità di informazione e comunicazione assolutamente inedite. E con queste tecnologie, con questi mezzi, che senso ha inseguire forme organizzative di tipo partitico tradizionale? Il movimento di Seattle dichiara questo: che le forme tradizionali di comunicazione, di organizzazione sono assolutamente superate, non servono. E questa è un'altra lezione importantissima, in positivo. Certamente per questi movimenti, come per altri che si collocano sulla stessa dimensione e che abbiano consapevolezza della stessa scala su cui ormai la politica deve collocarsi, il grande problema sarà il passaggio alla fase propositiva, della definizione di una strategia comune. Non soltanto dire che questa globalizzazione è contraria agli interessi di questi popoli; ma dire come affrontare il problema energetico, come affrontare il problema alimentare, come affrontare il problema degli scambi internazionali e del commercio internazionale. Quando si porrà il problema di governare Paesi o continenti sulla base di alcune delle istanze ed esigenze che i movimenti di contestazione dell'attuale globalizzazione hanno manifestato, qui sarà il problema. Ecco dove potrà nascere positivamente l'intreccio con forze politiche di governo tradizionali, tra virgolette. Perché è chiaro che alcuni aspetti della protesta di Seattle comporterebbero, se radicalmente e coerentemente assunti, una trasformazione talmente profonda delle politiche interne nei Paesi metropolitani da rendere pressoché impossibile non solo l'affermazione delle forze di sinistra, o di centro-sinistra, ma nemmeno l'avvicinarsi al 5 % da parte di costoro. Quindi, il passaggio dalla giusta opposizione e protesta alla capacità di governo comporterà quella dialettica, anche polemica, tra movimento autonomo e forza politica che è il problema che ho evocato finora. Ma a questo punto, a questo passaggio, a questa porta stretta ci arriveranno per forza prima o poi. A meno che, ripeto, cosa anche possibile, movimenti tipo Seattle collassino e, dall'altra parte, si abbia una risposta puramente conservatrice, reazionaria da parte delle forze politiche. Questa è ancora una possibilità del tutto aperta".

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