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delle domande
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Rai Educational: "Lei ha fatto riferimento
al carattere amicale delle tecnologie. Sempre
rimanendo nell'ambito della recente esperienza
elettorale, si è detto, si è sottolineato
da più parti quanto la recente campagna
elettorale fosse stata spettacolarizzata nei modi
più vari e più svariati. Eppure
una sottolineatura ulteriore c'è stata
nella personalizzazione: una personalizzazione
sempre più tesa a tirar fuori, a far uscire
il personaggio nella sua sfera privata, i suoi
affetti. Da un lato il famoso libro mandato agli
italiani da Berlusconi, ma in fondo anche dall'altra
parte far sapere come sarebbero stati attesi i
risultati. Tutto questo non rientra molto nella
società dello spettacolo? Questa dell'informazione
non è sempre di più una società
dello spettacolo?".
"Qui vorrei fare una precisazione: dalle
Sue parole, assolutamente sagge, traspare quasi
l'idea che sia il mondo della spettacolarizzazione
che trasforma la politica, quasi che fossero i
mezzi che implicano una trasformazione della politica.
Questo come dato di fatto è vero, ma io
invertirei l'ordine dei fattori. Non è
che per caso la politica, che per via di ingegneria
istituzionale si modifica, richieda proprio l'uso
della spettacolarizzazione insito nei media? Questo
naturalmente avrebbe delle conseguenze, dei corollari,
del tutto differenti. Forse è la politica
che non è in grado di tenere il contatto
con la popolazione e dunque preferisce l'altra
via. Non è lo stato del mondo che costringe
ad avere quella via; è la politica che
non riesce ad avere il contatto, è la politica
che non riesce a superare la frammentazione sociale
e dunque sceglie la scorciatoia dei grandi media
i quali, per proprio stato di cose impoveriscono,
semplificano e richiedono appunto la figura del
leader, la figura dei grandi slogan poveri di
contenuto, la figura della presenza e dell'agire
del singolo individuo e poco quella dei programmi.
È tutto un insieme di corollari bruttini
per coloro che intendono la politica come una
branca della filosofia e, dunque, come un'attività
di pensiero. Però, a mio avviso, davvero
dipendono dalla trasformazione che la politica
ha prodotto di sé stessa, non dal fatto
che ci sia una colpevolezza dei mezzi di comunicazione
nella società. Non sono i media i padroni
della società: siamo sempre noi i padroni
della società"
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