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L'informazione- domanda 10

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10
Rai Educational: "Lei ha fatto riferimento al carattere amicale delle tecnologie. Sempre rimanendo nell'ambito della recente esperienza elettorale, si è detto, si è sottolineato da più parti quanto la recente campagna elettorale fosse stata spettacolarizzata nei modi più vari e più svariati. Eppure una sottolineatura ulteriore c'è stata nella personalizzazione: una personalizzazione sempre più tesa a tirar fuori, a far uscire il personaggio nella sua sfera privata, i suoi affetti. Da un lato il famoso libro mandato agli italiani da Berlusconi, ma in fondo anche dall'altra parte far sapere come sarebbero stati attesi i risultati. Tutto questo non rientra molto nella società dello spettacolo? Questa dell'informazione non è sempre di più una società dello spettacolo?".


"Qui vorrei fare una precisazione: dalle Sue parole, assolutamente sagge, traspare quasi l'idea che sia il mondo della spettacolarizzazione che trasforma la politica, quasi che fossero i mezzi che implicano una trasformazione della politica. Questo come dato di fatto è vero, ma io invertirei l'ordine dei fattori. Non è che per caso la politica, che per via di ingegneria istituzionale si modifica, richieda proprio l'uso della spettacolarizzazione insito nei media? Questo naturalmente avrebbe delle conseguenze, dei corollari, del tutto differenti. Forse è la politica che non è in grado di tenere il contatto con la popolazione e dunque preferisce l'altra via. Non è lo stato del mondo che costringe ad avere quella via; è la politica che non riesce ad avere il contatto, è la politica che non riesce a superare la frammentazione sociale e dunque sceglie la scorciatoia dei grandi media i quali, per proprio stato di cose impoveriscono, semplificano e richiedono appunto la figura del leader, la figura dei grandi slogan poveri di contenuto, la figura della presenza e dell'agire del singolo individuo e poco quella dei programmi. È tutto un insieme di corollari bruttini per coloro che intendono la politica come una branca della filosofia e, dunque, come un'attività di pensiero. Però, a mio avviso, davvero dipendono dalla trasformazione che la politica ha prodotto di sé stessa, non dal fatto che ci sia una colpevolezza dei mezzi di comunicazione nella società. Non sono i media i padroni della società: siamo sempre noi i padroni della società"