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11 - L'ultima
domanda gliela pone Graziosa Botta, che Le chiede:
"La memoria storica non dovrebbe essere sempre
lo strumento attraverso il quale il pensiero si
orienta, quindi una sorta di bussola per la ragione?"
"Di fatto poi
è così, perché che cosa possiamo pensare noi al
di fuori della nostra esperienza storica? Come
già in antico, ma poi specialmente il pensiero
moderno con Gianbattista Vico, cosa ha detto?
L'uomo che cosa può conoscere? Quello che può
conoscere l'uomo è solo la sua storia, è quella
che fa lui, non può conoscere i segreti della
natura. Può conoscere solo la storia perché è
l'opera sua".
- Rai Educational:
"Quindi se la nostra bussola dev'essere l'esperienza,
la memoria storica, argomenti come quelli del
relativismo culturale per cui certe azioni non
si condannano perché rientrano all'interno di
una logica, di una civiltà altra dalla nostra,
non hanno grande fondamento".
"Rientrano in
un'altra logica, ma questa logica può essere anche
una logica per noi non valida. Possono essere
anche ragionamenti fittizi o ragionamenti imprecisi,
imperfetti. La logica della violenza: sì, c'è
una logica della violenza, ma è una logica che
parte da presupposti che noi non possiamo accettare.
Vale a dire dalla negazione della ragione".
- Rai Educational:
"E la negazione, nel caso dei talebani, è anche
della dignità umana, perché vediamo l'atteggiamento
che hanno verso le donne, gli infedeli".
"In ogni religione
c'è un elemento storico; il corano di Maometto,
il libro sacro dell'Islam, nasce dall'ambiente
arabo il quale non ha avuto le esperienze che
hanno avuto le altre civiltà più antiche, altre
nazioni più antiche, più evolute eccetera. Quindi
riflette situazioni magari anche necessarie per
quel modo di vivere in quella regione. Perché
poi gli arabi, dall'Arabia che non era il paradiso
terrestre, si sono diffusi poi altrove. Ma qualche
cosa resta, come nel Vecchio Testamento resta
l'esperienza del popolo giudaico, per forza. Quindi
sì, certamente".
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