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La distruzione del patrimonio culturale - domanda 2

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Rai Educational:
"Che valore riveste il passato nella cultura orientale, ovviamente in accordo con la Sua precisazione che "Oriente" è un termine troppo vago?".

"L'India antica non ha opere storiche, non c'è una storiografia indiana se non forse in tempi un po' più avanzati. Ma insomma, quando in Occidente c'era già una storiografia sviluppata l'India non l'aveva. Quindi ci serviamo per la storia dell'India antica di qualche spunto che ci viene dalle grandi opere letterarie, sono opere poetiche, gli inni vedici, il Mahabharata, il Ramayana, grandi epopee che sono anche diverse come impostazione. Ci sarà qualche reminiscenza storica, ma non c'è un'indagine storica. Non c'è storiografia indiana, perlomeno per l'età più antica. La Cina, invece, ha gli annali. Per esempio, per certi movimenti, per il buddismo, esistono fonti storiche; ci sono naturalmente elementi sulla cui autenticità si può avere dubbi, ma ci sono tutte le memorie dei vari concili buddisti. Però per il Vicino Oriente ci stanno dati storici, sono gli annali dei re della Mesopotamia, gli annali degli Ittiti, gli annali dell'Egitto. Questa è la situazione. Del resto la storiografia del mondo classico comincia intorno al VI secolo a.C., forse qualcosa prima, ma insomma i primi storici sono quelli di Mileto, poi Erodoto e poi Cesare. A quel tempo in India non abbiamo opere di storia, bisogna andare parecchio avanti. Sì, differenze ce ne sono evidentemente, però direi che molto di questa contrapposizione tradizionale è dovuta al fatto che una conoscenza approfondita dell'Oriente cominciamo ad averla da tempo relativamente recente, saranno due secoli".