I dialoghi della Rete
Emporio
I martedì di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 

La distruzione del patrimonio culturale - domanda 5

Torna all'elenco delle domande

5 - Un altro nostro utente, Cesare Scarano, insiste in qualche modo sul valore di questo gesto e ne coglie delle valenze drammatiche. Cesare Scarano sostiene: "Lo straniero, il barbaro, che non parla la nostra lingua, che non condivide le nostre usanze, che ha fede in un Dio che non è il nostro, rappresenta da sempre, in quasi tutte le latitudini, il senza Dio, l'infedele, colui che uccide e violenta e contro cui dunque è legittima una lotta senza quartiere che ne cancelli ogni testimonianza, persino nella cultura. Può tracciarci a grandi linee le ragioni per cui l'umanità ha tentato e tenta di sottrarsi a questa logica feroce e spietata?".

"Questo significa riassumere tutta la storia dell'umanità. Perché? È la lotta della ragione contro l'assenza della ragione. Si può dire però che il fanatismo in qualunque cultura, o anche in qualunque assenza di cultura, la violenza, la violenza cieca è sempre un elemento negativo. Ma come l'umanità ha reagito a questo istinto ferino? Ma questa è tutta la storia della civiltà che ci presenta sempre questa lotta e non è che gli istinti ferini siano scomparsi. È una lotta continua che dobbiamo fare giorno per giorno. Perché Lei lo vede, nel piccolo come nel grande, noi viviamo in un'epoca in cui la violenza è così penetrata che l'abbiamo sempre sotto gli occhi. Io penso a tanti spettacoli. Quando ero giovane ogni tanto si vedevano delle graziose commedie o delle grandi tragedie, ma non si vedeva la brutalità quotidiana così diffusa; quindi veramente la domanda va posta. Però lo storico cosa deve dire? Ma, è una costante lotta della ragione contro l'assenza di ragione, della razionalità contro la violenza, specialmente direi la cultura classica, specialmente il mondo classico. Perché magari i despoti del vicino oriente, l'Egitto, la Mesopotamia, i sumerici, gli accadici, gli assiri, gli ittiti eccetera, hanno fatto stragi, le hanno fatte poi gli arabi, le hanno fatte i turchi, le hanno fatte i bizantini, i persiani, tutti, anche i romani, i greci quando è capitato, le città greche si sono dilaniate tra loro. Ma il problema della violenza è stato posto chiaramente già nel pensiero greco, la hybris, come qualche cosa che era contro la divinità, non solo contro l'uomo, ma contro la divinità. Ma questo c'è anche nel mondo indiano, prenda il Buddismo, per esempio, la non violenza. Una massima indiana è l'astenersi dalla violenza, il non nuocere ad alcuno è il supremo dovere. Quindi questo principio c'è. Questo principio c'è anche nell'Islamismo. Purtroppo che cosa è avvenuto? Come è avvenuto anche nelle altre religioni, quanto più una religione si diffonde tanto più perde i caratteri originari. Il Buddismo antico, per esempio, non aveva iconografia, non aveva immagini, l'immagine del Buddha è stata rappresentata tardi. L'islamismo non ha immagini della divinità, l'islamismo ha una mistica che non è inferiore a quella cristiana, ma tuttavia ha delle manifestazioni violente che noi non abbiamo. La guerra santa, per esempio, non c'è, anche se poi sotto altre norme c'è. Quindi direi, è un po' difficile, bisogna dire all'amico Scarano che lui nella sua domanda investe tutta la storia del mondo".