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1
Maurizio Soldini chiede: "Professor
Boncinelli, non Le sembra che quanto argomentato
da Hans Jonas, in conformità al suo "Principio
responsabilità", a proposito della clonazione:
"Nel metodo la più dispotica, nel fine,
allo stesso tempo, la più schiavistica forma
di manipolazione genetica", sia più
che sufficiente, al di là di ogni prospettiva
biologistico- naturalistica o altro, ma pur sempre
ideologica - nel ribadire la sua illiceità?".
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2
La domanda di Guido Perazzi è:
"Una democrazia pluralista non deve essere
capace di istituire un dialogo tra posizioni opposte
nel rispetto reciproco e nella ricerca comune
di una decisione saggia, anche in una materia
così complessa come la bioetica?".
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3
Alessandra Marini rileva il fatto che "Secondo
molti scienziati la scienza non deve farsi carico
di questioni etiche. La ricerca non può
essere frenata da riflessioni che esulano dal
campo strettamente scientifico". La sua domanda
è quindi: "Ma in una società
come la nostra, globalizzata e informatizzata,
dove uno dei valori più alti è la
comunicazione e la circolazione delle esperienze
e dello stesso pensiero, è possibile uno
scenario simile? È possibile che la scienza
non dialoghi con l'etica, con il pensiero comune?".
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4
Mauro Zanzi pone la seguente domanda: "Professor
Boncinelli, non sembra più "confessionale"
di quello cattolico l'approccio di chi inventa concetti
senza fondamenti scientifici, come il "pre-embrione",
pur di evitare interrogativi etici, che non si capisce
perché dovrebbero porsi solo i cattolici?
La vita umana non è un valore universale,
e quindi laico?".
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5
Un'altra domanda, di Claudio Stoppa: "Professor
Boncinelli, come giudica il fatto che a opporsi
al pensiero scientifico sia solo il pensiero cattolico?
Che quindi il dialogo, anche se difficile e drammatico,
tanto da essere spesso uno scontro, sia solo tra
queste due culture? Non pensa che rispetto alla
scienza, alle sue sperimentazioni e a quelle che
vengono considerate spregiudicatezze, si registri
una latitanza del pensiero laico?".
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6
Loretta Montemaggi Le chiede: "Può
la scienza definire persona un embrione od un feto?
E, eventualmente, da quale periodo possiamo definire
tale un feto? La clonazione di esseri umani quali
conseguenze negative può aprire all'umanità?".
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7
Chiede Giuseppe Pini: "Ci può
spiegare in cosa consiste esattamente la cosiddetta
via italiana la clonazione definita TNSA, ossia
Trasferimento Nucelare in cellule Staminali Autologhe?
E' una clonazione a tutti gli effetti oppure pone
un compromesso, una limitazione alle potenzialità
dell'ingegneria genetica?".
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8
Giorgio Salimbene pone questa domanda: "Professor
Boncinelli, cosa pensa della possibilità
che il ricorso alla clonazione venga sostituito
da un processo in grado di far regredire, a livello
staminale o "totipotenziale", le cellule
di un individuo adulto malato, così che sia
l'organismo in un certo senso a curare se stesso?".
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9
La domanda di Paola Altavilla è
la seguente: "Come incide nella prospettiva
della clonazione il recente, grande risultato
scientifico della mappatura o sequenziamento del
genoma umano? La rende più semplice oppure
propone un metodo alternativo, in particolare
per l'urgente cura delle malattie genetiche?".
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Anna Maria Zollo Le chiede: "I ricercatori
nell'entusiasmo della ricerca e della scoperta si
soffermano a considerare il fatto che sempre di
più le conseguenze delle scelte attuali ricadranno
sulle generazioni future, che nulla hanno a che
fare con noi? O la ricerca è comunque un
torrente in piena, incontrollabile, e perciò
deve procedere solo secondo le sue attuali strade?".
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11
Antonio Prisco sottolinea che "Finora
si è lavorato, per quanto riguarda gli esseri
umani, solo ad una clonazione che possiamo definire
"parziale": al di là della spinosa
questione di cosa clonare o da dove clonare, l'obiettivo
è sempre principalmente la cura di gravi
malattie. Nell'idea stessa della clonazione, intesa
come produzione di individui identici, quindi "totale",
sembrano però convergere prospettive o intenzioni
spesso inquietanti, tra cui la perfettibilità
della razza umana o la riproducibilità ad
libitum di un particolare individuo nel corso del
tempo". Professor Boncinelli, la domanda allora
è: "Lei pensa che tutto ciò appartenga
solo ad uno scenario fantascientifico o che possa
in qualche modo incidere sul progresso dell'ingegneria
genetica?".
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Un'ultima domanda. Stefano Monciotti Le
chiede: "Professor Boncinelli, cosa effettivamente
porterà alla società, agli individui,
l'utilizzazione dell'informazione ricavata dal
completamento del Progetto Genoma?".
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