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Il corpo - domanda 2

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2) Rai Educational: "Quest'idea del corpo come prima protesi, comunque del corpo come utensile, sembra appartenere ancora al dominio dell'organico: c'è, comunque, un'accentuazione fisica piuttosto forte. Volendo pensare a qualcosa che non è più protesi, che non è più utensile, a questa trasformazione, a questa nuova configurazione di senso che si è affermata nel corso della seconda metà del secolo trascorso, a che cosa bisogna fare riferimento?
"Intanto è evidente che il corpo è corpo sensibile nel senso che il corpo è effettivamente quello che ci permette di agire sugli altri. Nello stesso tempo, però, è un corpo che patisce, che sente o percepisce tutte le differenze valorizzate del mondo e degli altri. Il corpo è il luogo della passione, nel senso più ampio della parola: è un corpo che percepisce e percepisce sempre nella direzione del piacere o del dispiacere. Il corpo è estesia, nel senso forte di quella parola che sta alla radice di estetica. Non si limita a una percezione cognitiva: ogni percezione è "Mi piace" o "Mi dispiace", è attrattiva o repulsiva: non c'è nulla di anestetico nel corpo. Tutti i sensi che noi abbiamo - e sarebbe interessante oggi ripensarli nella definizione - sono sensi estetizzati, fatti di "Mi piace" o "Mi spiace". Da questo punto di vista il corpo non è identico alla sua configurazione fisica di immediata visibilità, perché se pensiamo al corpo come luogo dei sensi, e forse del senso, a questo punto noi abbiamo, per così dire, diversi "Io pelle".
Mi spiego: la pelle è evidentemente il luogo che limita la carne, cioè che la delimita; la prova è che se cede, qualcosa esce dal nostro corpo, ad esempio il sangue. Nello stesso tempo è anche il modello di diversi tipi di involucri che la circondano, diversi sulla base dei diversi sensi.
La vista ha un involucro molto lontano: ci sono delle cose che possono urtare questo involucro, delle cose insopportabili per esempio o molto gradevoli. Ma anche l'odorato ha la stessa cosa: c'è una bolla d'odore che noi emettiamo, che può essere sia passiva, una bolla di odore che sta intorno a noi come configurazione; ma anche attiva: noi emettiamo degli effluvi di odori cattivi o sgradevoli, ma anche gradevoli, profumi naturalmente. E anche questa bolla non coincide assolutamente con la pelle. Lo stesso può dirsi per l'udito: anche l'udito è sia attivo che passivo, crea una bolla: possiamo sentirci molto violentati dai rumori, ma può anche essere molto gradevole, naturalmente. Lo stesso dicasi per il gusto. Il problema, adesso, è che non solo variano storicamente e antropologicamente. In Giappone l'altissima quantità di rumore che è sopportabile all'interno di stanze piccole con poche pareti, con pareti fragili, è assolutamente improporzionale alla incredibile sensibilità che c'è, invece, sul piano visivo, tutto deve essere schermato il più possibile. I rumori, invece, sono molto invadenti e sopportati moltissimo.
Oggi sarebbe importante ripensare i sensi. Io credo che negli ultimi tempi abbiamo più libertà rispetto alla vecchia tipologia. In fondo la tipologia dei sensi, vista, udito, odorato, gusto, tatto e la loro gerarchia sono, in qualche modo, una vecchia eredità. Ora la psicologia ha aggiunto nuove cose, per esempio il fatto che noi sentiamo noi stessi. Non sentiamo gli altri, l'esteroggettività, ma sentiamo noi stessi, cioè sentiamo il nostro corpo, sentiamo o non sentiamo i flussi del nostro sangue, il rumore del nostro cuore: si creano così delle radici importanti anche nei ritmi della musica. La gerarchia di questi sensi, quali siano, pone un problema molto delicato. Faccio un esempio: per un lungo periodo si è ritenuto che il senso più intimo fosse il tatto. Anzi, l'esperienza fondamentale di conoscenze era toccare per credere, come si dice. Io non ne sono del tutto persuaso: il tatto, in qualche modo, è evidentemente un luogo essenziale: la pelle è probabilmente una delle cose più personali e più intime che abbiamo; sappiamo tutti che possiamo trapiantarci la pelle soltanto su noi stessi, che è impossibile trapiantare pelle altrove, quindi è un luogo molto idiosincratico. Però, nonostante tutto, la pelle curiosamente è una delimitazione molto forte: esclude la carne, l'interno, e costituisce il corpo con la sua forma. Non è così per esempio nel caso dell'odore o del gusto. L'odore penetra, si dice "è penetrante"; lo stesso dicasi del gusto: i gusti entrano dentro il corpo, fanno parte della carne, di qui la possibilità del gusto e dell'odore di revulsioni molto forti. Anche il tatto può essere molto revulsivo, certamente: però, se ripensassimo in termini di possibilità e di penetrazione nell'interiorità, probabilmente il gusto e l'odore sono più intimi, toccano l'intimità più profonda. Quindi, circa il problema della gerarchia, io non credo che andrebbe deciso a priori quale sia, per esempio, il più profondo dei sensi. Questo si decide probabilmente in certe epoche storiche ed anche in certe culture: il tatto, ad esempio, pone un problema terribile. Se nelle scuole americane esistono delle scuole di tatto in cui ai ragazzi si insegna a toccarsi, probabilmente in Italia farebbe ridere seriamente. D'altra parte farebbe ridere moltissimo chi pensasse oggi di mostrare com'erano i bambini fino soltanto a un secolo fa, cioè interamente fasciati, a una madre americana a cui si insegna che è fondamentale toccare i propri figli. L'infante un tempo era fasciatissimo ed era intoccabile in qualche misura, o toccabile solo attraverso la fasciatura, che lo bloccava completamente. Quindi evidentemente i corpi ce li facciamo: c'è, in altri termini, quello che si può chiamare scherzando un "biopotere", un potere culturale degli uomini di modificare il corpo. Questo naturalmente non impedisce che la realtà del corpo sia quella che è. Diciamo che la storicità del corpo è che noi abbiamo sempre reso il corpo suscettibile di essere sensibile a differenze, a variazioni di differenze. E questa è la sua storicità, la sua dimensione variabile antropologicamente".


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