|
Torna all'elenco delle domande
3) Dunque
il corpo sensibile a variazioni diverse e a variazioni
che sono anche sicuramente di origine culturale.
La domanda di Guido Volieri a questo proposito
è appropriata. Guido Volieri chiede: "In
ambito filosofico possiamo individuare dei pensatori
che hanno spostato il modo di pensare il corpo?"
"Sì: penso alla modernità
per non dovere ricostruire fin dall'inizio la
storia della filosofia. Ma soprattutto penso alla
modernità, perché la modernità
ha ereditato, e continua persino nelle pratiche,
nell'invenzione degli strumenti, delle categorie
che sono delle categorie filosofiche, come quella
cartesiana di distinzione ferma tra mente e corpo.
Ci sarebbe da un lato una dimensione puramente
animale, corporale; e dall'altro la mente, che
abiterebbe questo corpo senza esserne in qualche
modo influenzata. È probabile che non sia
vero. È probabile che questa definizione
sia falsa da sempre, che Descartes non abbia mai
detto questa cosa e che le tradizioni stoica ed
aristotelica non abbiano mai detto questa cosa.
Faccio un esempio preciso: il concetto di passione.
È evidente che il concetto di passione,
presente anche in Cartesio che ha scritto Le passioni
dell'anima, fosse proprio il luogo dell'articolazione
tra il corpo e la mente. Se c'è una dimensione
emotiva e passionale, cosa che evidentemente non
può non influenzare dei sistemi rappresentativi,
è il fatto che la passione è al
limite diretta tra mente e corpo. Se vogliamo,
si tratta di un modo che forse già c'era
in Aristotele e certamente c'è anche oggi.
Resta il fatto che, dal momento che per esempio
si sono costruite macchine con l'intelligenza
artificiale, che hanno tentato di simulare la
dimensione contabile - all'inizio l'intelligenza
artificiale era computazionale - queste macchine
hanno tentato di simulare una mente senza corpo,
una mente scorporata. Addirittura oggi quando
si pensa in maniera più seria - e direi
anche con prospettive molto ravvicinate - di sostituire
con le nanotecnologie il corpo attraverso cellule
artificiali, si continua a pensare che il corpo
possa essere in qualche modo scisso dalla mente
con i suoi sistemi di rappresentazione: in qualche
misura sarebbe indipendente, trasportabile se
non addirittura, come si dice scherzando, scaricabile
su computer. È evidente che il corpo pensa:
pensa in via passionale, per esempio, esattamente
quanto pensa la mente: la mente pensa in quanto
incorporata. Tutto pensa nel corpo e credo che
questo sia stato il grande momento della fenomenologia.
È stata molto criticata la dimensione fenomenologica
in questo secolo ma credo che costituisca - da
Husserl in poi; penso a Merleau-Ponty - un'esperienza
fondamentale. La fenomenologia ha reso impensabile
la distinzione corpo-mente e ha reso necessario
il pensarli insieme. In altri termini: tutte le
parti del nostro corpo pensano e la mente sta
dentro il corpo. Lo dico perché si possono
avere, per esempio nel cervello, due rappresentazioni
molto diverse: una è computazionale ed
io la chiamo, scherzando, quella "secca";
e l'altra invece è organica ed è
ormonale; io dico scherzando "umida".
È evidente che il nostro cervello è
sì rappresentabile come un sistema computerizzato,
secco, come un sistema di circuiti; ma è
anche pensabile come un sistema legato al corpo,
ormonalmente, cosa che mi sembra del tutto più
ovvia. Tutti gli sviluppi dell'intelligenza artificiale,
di recente, sono quelli della necessità
di situare corporalmente la mente".
|