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5) Rai Educational:
"In maniera forse non proprio corretta, si
può alludere a un fenomeno largamente presente
nella nostra società, che parte dalla centralità
del corpo fino a giungere a un suo cambiamento
di piano? In altri termini, il corpo, così
protagonista nella nostra società, non
diventa un elemento sacralizzato, incredibilmente
tutelato, valorizzato?"
"Non abbiamo mai avuto tanta coscienza che
possiamo farci un corpo. Questo c'è sempre
stato. La ginnastica dei greci e la creazione
del corpo atletico sono da sempre alla base dell'estetica
della nostra cultura. Ma è evidente che
epoche diverse si sono prodotte corpi diversi.
Mi ricordo di una frase di Platone che diceva
che c'erano due modi di farsi il corpo: uno era
con la ginnastica e con la dieta; l'altro con
il trucco e col vestito. È evidente che,
non foss'altro che per la moda, ci siamo fatti
corpi completamente diversi. La cravatta romantica,
quella di parecchi metri che teneva avvolto il
collo e che veniva assestata delicatamente con
colpi di mento creava un "portamento",
nel senso di una forma di rigidezza di una parte
del corpo, comparabile al busto che portavano
le signore sempre durante il periodo romantico.
Erano altri corpi. Quello che oggi, invece, è
diventato evidente è che noi non ci facciamo
più i corpi dall'esterno, ce li facciamo
dall'interno: c'è la possibilità
di farli a partire dalla carne, cioè di
provocare delle deformazioni o restrizioni del
corpo utilizzando, per esempio, delle iniezioni
di silicone all'interno del corpo. Oggi ci si
può scolpire un corpo usando l'interno
del corpo stesso. Ma c'è di più:
oggi l'ingegneria genetica offre delle possibilità
inaudite. Quando dico inaudite, dico che lì,
ancora una volta, i filosofi sono molto inquieti.
Gli uomini hanno sempre, in qualche modo, trasformato
la natura: hanno incrociato senza fine gli elementi,
gli animali, certamente hanno incrociato senza
fine le piante a scopi produttivi. E probabilmente
hanno anche fatto quello che si potrebbe definire
una specie di eugenetica passiva: è chiaro
che si sono selezionati dei partners sessuali:
evidentemente, quindi, si è prodotto un
certo tipo di corpi. Lo si è fatto per
interessi storici, politici, economici, per attrazioni
fisiche. Ma costantemente gli uomini hanno rimescolato
il proprio patrimonio genetico. Oggi è
tuttavia possibile farlo diversamente, dopo le
conoscenze sbalorditive del ventesimo secolo:
insieme alla relatività einsteiniana o
alle scoperte quantiche in fisica va evidenziata
la scoperta del codice genetico. La scoperta del
codice genetico è tanto più sbalorditiva
perché consente, in qualche misura, di
realizzare quelli che sono degli ideali della
salute, che cambiano molto, e anche della speranza
di vita. È oggi evidente che queste scoperte
promettono un corpo sano o un'idealità
di quello che potrebbe essere considerato un corpo
sano, realizzabile in tempi corti con delle medicine;
assicurando una maggiore lunghezza e probabilmente
una maggiore qualità della vita, qualità
che dipende però da accordi culturalmente
definiti. Non voglio arrivare a problemi come
il timore del clonaggio, timori che probabilmente
non sono neanche veri.
C'è una parte della scienza contemporanea
- penso ad Edelmann - che sostiene che in qualche
modo c'è un darwinismo del cervello, cioè
il cervello non nasce così com'è:
anche se noi riproducessimo due cervelli uguali,
l'evoluzione del cervello stesso, a contatto delle
situazioni economiche, sociali, personali e così
via, darebbe un'evoluzione cerebrale per cui due
persone identiche dopo, un po', diventerebbero
del tutto diverse. Però indubbiamente la
possibilità di un intervento di chirurgia
genetica, che può togliere effettivamente
certi difetti fondamentali, può anche permettere
forme di replicazione o forme di reinserimento,
di trapianto cromosomico, in grado di creare individui
migliorati. Il concetto di eugenetica, questa
possibilità, è del secolo scorso,
creato da Galton, nel caso particolare, lo scienziato
inglese che fu, tra l'altro, amico di Darwin.
Indubbiamente l'eugenetica ha posto dei problemi
drammatici perché chi decide le mode? A
rischio di sembrare cinico, ho l'impressione che
le scoperte sull'embriologia, le possibilità
di modifica del corpo per una via proprio radicale,
vadano pensate politicamente: in questo senso
la definizione "politica del corpo"
ha un senso; va seriamente pensato il fatto che
noi ci faremo i corpi che saremo in grado di discutere
politicamente. In questo senso oggi c'è
davvero un ritorno della politica, ma non è
la grande politica della società. Si tratta
dell'idea che dovremo decidere con la scienza,
e quindi avremo un biopotere straordinario, quali
corpi ci aspettano".
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