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1 Cominciamo
con il porre la questione da un punto di vista
generale. Quindi le volevo chiedere se, secondo
lei, esiste e in che cosa consiste una anomalia
italiana, chiamiamola così, riguardo all'idea
di Stato.
"Fermo restando che c'è una anomalia
credo in ogni Paese, cioè una specificità
che appartiene a ogni cultura nazionale a ogni
stratificarsi di culture specifiche credo che
ci sia in modo peculiare una diversità
italiana, una anomalia italiana. Questa anomalia
italiana io credo che sia il frutto di più
fattori. Il fattore principale è che il
nostro processo unitario non è avvenuto
attraverso l'integrazione della nostra cultura
civile e religiosa con una cultura dello Stato
ma è avvenuta attraverso una separazione
tra queste due culture e quindi la cultura dello
Stato è nata in polemica con il senso religioso
del nostro Paese. Poi dobbiamo aggiungere ragioni
caratteriali: questo è un paese che ha
coltivato sempre, nel bene e nel male, il particolarismo,
la ricerca individuale, la creatività individuale
ed ha sempre fatto un po' deperire il senso pubblico.
Quindi che esista una anomalia italiana credo
che sia vero, solo che non darei solo una valenza
negativa a questa osservazione, cioè è
stata croce e delizia del nostro Paese perché
ha consentito stagioni altissime come il Rinascimento
e ha consentito esperienze artistiche e civili
di natura non politica molto positive. Invece
è sul piano istituzionale che diventa debole,
è lì che nascono i nostri problemi
e quindi, evidentemente, è su questa questione
che noi spesso ci impuntiamo considerando che
le culture dello Stato nel nostro Paese sono sempre
state appannaggio di riferimenti ideologici non
in sintonia con la democrazia liberale. Le grandi
culture dello Stato del nostro paese erano culture
autoritarie - nobilmente, grandemente ma paurosamente
autoritarie - e questo ha determinato uno scollamento
ulteriore nel senso dello Stato".
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