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A proposito di questo episodio
a cui lei anche fa riferimento, il massacro -
perché purtroppo pare bisogna chiamarlo
- di Novi Ligure si è parlato addirittura
di male assoluto. Il male assoluto è quindi
qualcosa di cui non riusciamo a recuperare, a
decifrare un senso? L'assolutezza verrebbe da
questa mancanza di senso?
"Io più che di male assoluto parlerei
di paradosso del male. Il male è sempre
relativo ed è sempre assoluto. E' sempre
relativo perché il male è fatto
da una persona che non se ne rende conto. Il male
è fatto da una persona che è portata
a farlo a seguito di tutta una serie di condizionamenti,
ci sono le circostanze, e quindi il male è
relativo: è sempre e soltanto male di una
persona. Eppure è anche assoluto, assoluto
nel senso che c'è un residuo nel male,
nel male che è proprio dei grandi fenomeni
che lo esprimono come la guerra ma anche il male
che ciascuno di noi fa. Dicevo che c'è
un residuo, qualche cosa che resiste alla riconciliazione.
Il male una volta fatto è fatto per sempre.
Del male non si può venirne fuori semplicemente
dimenticandolo o cancellandolo perché appunto
questa sua resistenza impedisce che sia possibile
lavarsene le mani dimenticandolo o cancellandolo.
La logica del male è paradossale. Qualche
cosa che si è abbattuto su di noi. Ci capita
di farlo senza sapere quello che facciamo. E tuttavia
è cosa nostra, è cosa che facciamo
noi, che in modo più o meno oscuro noi
vogliamo e questo vale in modo particolare per
l'episodio di cui stiamo parlando. C'è
una sorta di eccesso del male come se il male
venisse dall'alto, da una lontananza, da una profondità
e questo male tuttavia per quanto trascendente
è cosa loro, lo hanno voluto loro. Gli
inquirenti non sanno se ci sia stato un movente,
pare che sia stato progettato questo fatto - un
progetto senza un movente è qualcosa di
difficilmente pensabile - però l'essenziale
sta altrove: sta nel fatto che qualche cosa di
infinitamente più grande della povera vita
di questi due ragazzi è stato accolto da
loro e loro sono ora costretti a riconoscerlo
come cosa loro".
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