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Vorrei ricollegarmi
a quello che lei ha detto proprio all'inizio,
chiarirlo meglio. Mi sembra che lei abbia sottolineato
questa sorta di opposizione tra un'idea dello
Stato che è di ordine necessariamente politico
- io aggiungerei anche laico - e invece la prevalenza
nel nostro Paese di una cultura religiosa che
non si è amalgamata con questa idea. Può
chiarire meglio questo punto?
"Io credo che per chiarirlo meglio dobbiamo
un po' risalire al processo risorgimentale. Il
nostro Paese aveva necessità di saldare
una mentalità corrente che è permeata
nel bene e nel male di religiosità cattolica
con la mentalità civica, cioè con
il legame con le istituzioni, rapporto tra i cittadini
e lo Stato. Noi invece non abbiamo vissuto questo
amalgama perché da una parte la chiesa
non ha incoraggiato il processo risorgimentale,
dall'altra parte il Risorgimento è sorto
in una dimensione laica e massonica che era incompatibile
obiettivamente con lo spirito religioso e cattolico
del nostro Paese. Il risultato è stato
che la religione è diventata un fattore
frenante rispetto alla adesione leale nei confronti
delle istituzioni. Si è istituito nel nostro
Paese una specie di criterio della doppia verità:
da una parte bisogna essere fedeli alla chiesa,
dall'altra parte magari contraddicendo i primi
principi essere fedeli allo Stato. Questo ha indotto
innanzitutto un rapporto di slealtà nei
confronti delle istituzioni e alle volte di ipocrisia
nei confronti della stessa religione cattolica
e ha prodotto uno sdoppiamento. Paradossalmente
cinquant'anni di egemonia di un partito democristiano
nel nostro Paese non hanno favorito il ricongiungimento
di queste due dimensioni ma hanno al contrario
alimentato questa doppiezza, cioè da una
parte noi dobbiamo coltivare l'anima e dall'altra
parte dobbiamo pensare i rapporti con lo stato.
Questo ha anche impoverito la funzione pubblica
della sua dimensione etica perché si riteneva
che bastasse la morale cristiana da una parte
e dall'altra la politica separata completamente
dalla morale. Risultato: l'etica non c'era. Anche
perché, diciamo subito, da noi quando si
parlava di etica in relazione al mondo pubblico
veniva subito l'immagine di Stato etico e quindi
questo ci richiamava a esperienze hegeliane autoritarie
e quindi questo ci allontanava. È stato
un limite forte, che noi scontiamo tuttora, e
che tuttora vediamo come un segno di debolezza
della nostra coscienza civile".
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