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Un altro argomento a favore dell'eutanasia lo
troviamo nella domanda che rivolge Pierluigi Renda,
il quale chiede: "L'eutanasia viene legalmente
praticata una volta accertata l'impossibilità
della guarigione del paziente, la cui morte si
riduce soltanto ad una questione di tempo, tempo
che scorre a ritmo della sofferenza. Professor
Viano, su quali basi allora si continua ad opporre
resistenza all'eutanasia?"
"Le basi alle
quali si fa riferimento per opporre resistenza
all'eutanasia sono disparate, di specie diverse.
Una, che fa riferimento anche agli attuali ordinamenti
giuridici, è che la vita è un bene indisponibile,
cioè noi non possiamo fare della vita ciò che
vogliamo, in particolare non possiamo interromperla,
né la nostra, né quella degli altri. In molti
ordinamenti giudiziari il suicidio non è più un
reato ma è rimasto un reato l'assistenza al suicidio.
Per introdurre l'eutanasia bisogna modificare
questo aspetto dei nostri ordinamenti giuridici.
Un'altra obiezione che viene rivolta all'eutanasia
è di tipo religioso. L'eutanasia significa in
qualche modo prendere decisioni su ciò che non
spetta a noi decidere, la vita non è nostra; qui
l'indisponibilità della vita viene questa volta
fondata con considerazioni di carattere religioso.
C'è un terzo tipo di considerazioni: si dice che
se si introduce l'eutanasia si indebolisce la
cura dei malati terminali e si corre il rischio
di non tanto liberare i malati terminali dalla
loro sofferenza, ma di sopprimere i malati terminali
ai quali la società non è interessata a garantire
la sopravvivenza, che implica un pesante investimento
di risorse sanitarie e via discorrendo. Su questa
base si adotta una argomentazione che viene chiamata
della "china scivolosa": si dice che si comincia
con l'eutanasia e poi si finisce per sopprimere
i malati indesiderati. Queste sono le tre considerazioni
fondamentali che vengono usate per obiettare sulla
liceità dell'eutanasia".
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