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L'eutanasia - domanda 2

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Un altro argomento a favore dell'eutanasia lo troviamo nella domanda che rivolge Pierluigi Renda, il quale chiede: "L'eutanasia viene legalmente praticata una volta accertata l'impossibilità della guarigione del paziente, la cui morte si riduce soltanto ad una questione di tempo, tempo che scorre a ritmo della sofferenza. Professor Viano, su quali basi allora si continua ad opporre resistenza all'eutanasia?"

"Le basi alle quali si fa riferimento per opporre resistenza all'eutanasia sono disparate, di specie diverse. Una, che fa riferimento anche agli attuali ordinamenti giuridici, è che la vita è un bene indisponibile, cioè noi non possiamo fare della vita ciò che vogliamo, in particolare non possiamo interromperla, né la nostra, né quella degli altri. In molti ordinamenti giudiziari il suicidio non è più un reato ma è rimasto un reato l'assistenza al suicidio. Per introdurre l'eutanasia bisogna modificare questo aspetto dei nostri ordinamenti giuridici. Un'altra obiezione che viene rivolta all'eutanasia è di tipo religioso. L'eutanasia significa in qualche modo prendere decisioni su ciò che non spetta a noi decidere, la vita non è nostra; qui l'indisponibilità della vita viene questa volta fondata con considerazioni di carattere religioso. C'è un terzo tipo di considerazioni: si dice che se si introduce l'eutanasia si indebolisce la cura dei malati terminali e si corre il rischio di non tanto liberare i malati terminali dalla loro sofferenza, ma di sopprimere i malati terminali ai quali la società non è interessata a garantire la sopravvivenza, che implica un pesante investimento di risorse sanitarie e via discorrendo. Su questa base si adotta una argomentazione che viene chiamata della "china scivolosa": si dice che si comincia con l'eutanasia e poi si finisce per sopprimere i malati indesiderati. Queste sono le tre considerazioni fondamentali che vengono usate per obiettare sulla liceità dell'eutanasia".

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