|
Torna all'elenco delle domande
Mauro Zanzi
pone la seguente domanda: "Professor Boncinelli,
non sembra più "confessionale"
di quello cattolico l'approccio di chi inventa
concetti senza fondamenti scientifici, come il
"pre-embrione", pur di evitare interrogativi
etici, che non si capisce perché dovrebbero
porsi solo i cattolici? La vita umana non è
un valore universale, e quindi laico?".
"I ricercatori di tutto
il mondo, con gli Stati Uniti e l'Inghilterra
in testa, si pongono questi problemi come e quanto
quelli che pensano di essere custodi universali
dell'etica. In più se ne occupano da trent'anni.
Quindi a certe tematiche hanno pensato, hanno
dibattuto anche tra di loro, anche aspramente,
da anni. Il concetto di "pre-embrione"
è stato proposto in Inghilterra da parte,
del resto, di persone rispettabilissime, che io
personalmente conosco. Io non condivido quest'impostazione,
non l'ho mai usata. Ho sempre detto che dal punto
di vista strettamente scientifico non ci sono
elementi di discontinuità, che può
essere il primo giorno, le due settimane, i tre
mesi o i sei mesi. Va detto però, a giustificazione
parziale di chi ha proposto questi termini, che,
a due settimane, a quattordici giorni, è
il primo momento in cui l'embrione umano, non
solo ha un rudimento di sistema nervoso, ma sa
dove avrà la testa e dove avrà la
coda. Fino al giorno precedente quell'embrione
è un complesso di cellule che non sa nemmeno
dove avrà la testa e dove avrà la
coda. Quindi pur non condividendo una definizione
del genere, perché l'embrione è
uno, non esiste il pre-embrione, però devo
difendere chi ha pensato che questo potesse essere
un elemento di discontinuità. In questo
non vedo nessun aspetto confessionale, anche se,
ripeto, io non lo condivido. Bisogna avere il
coraggio, invece di porre delle domande alla scienza
- soprattutto quelle domande a cui la scienza
non può rispondere - bisogna avere coraggio,
come società civile, di prenderci noi la
responsabilità di definire quello che si
può fare e quello che non si può
fare, invece di demandare alla scienza. Ma è
chiaro che è troppo più comodo pensare
che esistano dei limiti naturali, che esistano
delle discontinuità naturali, che esista
un qualcosa fissato da sempre e cercare di basarsi
su quello. Attualmente poi è lì
che ci sono le più accese discussioni.
Il mio punto di vista è semplice: la società
deve pigliarsi la responsabilità di decidere
cosa è lecito e cosa non è lecito,
senza chiedere alla scienza cose che la scienza
non può dire".
Lei pensa comunque che la vita sia un valore
laico?
"La vita è sempre stata un valore,
però ricordiamoci che nei secoli il significato
è cambiato drammaticamente. Quindi, messa
in questi termini, è la classica domanda
a cui non saprei proprio cosa rispondere".
|