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4) "Rimaniamo
ancora in ambito europeo con la domanda di Linda
Rossi che le chiede: "episodi come quelli
della mucca pazza, dell'afta epizootica, dei generi
alimentari alla diossina - tanto per citare i
più noti - hanno provocato molti dubbi
nell'opinione pubblica e hanno fatto vacillare
l'immagine di un'Europa Unita che tutela i suoi
cittadini. Quali sono gli strumenti in mano ai
singoli Stati per tutelare le proprie produzioni
e le proprie risorse economiche nei confronti
delle direttive europee? E quali sono le logiche
di fondo che governano queste ultime?"
"Le direttive
europee normalmente tendono ad avere, nei limiti
in cui ci riescono di volta in volta, una logica
europea, cioè una logica in grado di essere
non ostile agli interessi nazionali ma capace
di portare gli interessi nazionali a un livello
superiore. I casi che sono stati citati sono i
casi nei quali possiamo rilevare tranquillamente
delle insufficienze. Ma non ci dimentichiamo che
le direttive europee sono una quantità
sterminata e che tutto sommato le direttive europee
- usiamo questo termine generale, si dovrebbe
specificare ma non è il caso - sono quelle
che hanno permesso finora la costruzione di un
tessuto comune. Io capisco che quando avvengono
fatti come quelli che sono stati citati. indubbiamente
l'opinione pubblica ha una scossa profonda: aumentano
gli elementi di euro-scetticismo, aumenta la sensazione
che questa Europa non funzioni. In effetti in
parte se si vuole è anche così nel
senso che i problemi esistono però c'è
un terreno sterminato nel quale queste direttive
hanno funzionato e permesso Cose importantissime
cioè il progressivo, difficile trasferimento
delle interpretazioni puramente nazionali degli
interessi particolari su uno spazio più
largo. Poniamo una questione che è vicina
a questa, poniamo la questione dei prezzi agricoli.
Questo è stato un elemento che ha permesso
bene o male in questi decenni in cui l'Europa
è stata soprattutto Europa agricola, adesso
la cosa è molto cambiata, a mettere in
campo un funzionamento complessivo che ha in parte
protetto i consumatori. Voglio però aggiungere
una cosa perché il tema che è posto,
la domanda posta è molto interessante.
C'è una dimensione burocratica europea,
c'è una dimensione puramente tecnocratica,
ed è più facile unificare che distinguere.
Se, diciamo, la tendenza dovesse diventare questa,
i danni alla ricchezza delle diversità
europee sarebbero probabilmente gravissimi e non
accettati dall'opinione pubblica. Io penso che
la storicità, noi stiamo parlando di produzioni
alimentari, questo è importantissimo, perfino
in questo terreno la storicità e la diversità
europea è una cosa da tutelare, certi prodotti
che possono nascere solamente in area mediterranea,
o altrove invece - parlo di questo perché
evidentemente ne ho più esperienza - sono
cose profondamente da tutelare innervandole, immettendole
in un quadro più ampio. Ma se l'Europa
diventa burocrazia, tecnocrazia e tentativo di
unificare le diversità, il fallimento è
alle porte".
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