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Lo scenario
che lei ha tracciato è di ordine storico
giustamente e ora invece potremmo entrare più
nello specifico di oggi, nell'attualità,
nel nostro presente e lo facciamo con la domanda
di Paolo Segantini che le chiede: "Le vicende
negative della vita politica hanno gettato un
evidente discredito sulle istituzioni: la situazione
generale è particolarmente deprimente.
Da una parte chi insiste sulla funzione e sul
valore dello Stato viene sospettato di statalismo;
dall'altra il ricorso alla privatizzazione in
molti settori viene presentato in modo ridicolo
come la risoluzione di tutti i mali. È
possibile uscire da questa situazione e ripensare
seriamente ossia non ideologicamente il ruolo
dello Stato?"
"Ho l'impressione che il nostro problema
è quello di liberare il senso dello Stato
dalla sua caricatura obesa che è lo statalismo.
Cioè noi abbiamo vissuto in cinquant'anni
di democrazia una espansione larga dello Stato
senza avere dall'altra parte una crescita di senso
dello stato cioè di legame, di lealtà
con le istituzioni. Io credo che questo sia il
nostro vero problema e quindi oggi, di fronte
alla privatizzazione, c'è in effetti la
tendenza a considerarla un po' come il toccasana.
In realtà anche la privatizzazione ha bisogno
di uno Stato autorevole, di uno Stato che sappia
ammortizzare i contrasti, che sappia governare
le differenze e che si ritiri dai campi di gestione
che sono impropri: la gestione economica, la gestione
diciamo sociale. Ma dall'altra parte che attui
strategie che possano in qualche modo favorire
lo sviluppo della nostra società e che
possano comunque governare questo sviluppo in
modo che non sia uno sviluppo a detrimento della
qualità della vita, dell'ambiente, della
maggioranza degli stessi cittadini. E questo senso
dello Stato che viene a mancare nel nostro paese
è frutto dell'idea che lo Stato appartenga
soltanto a culture che non hanno una legittimazione
democratica e liberale, quindi uno Stato che decide
dall'alto a prescindere dai suoi contenuti e a
prescindere soprattutto dai suoi cittadini. Ecco
io credo che questo sia l'elemento debole del
nostro paese. Il recupero del senso dello Stato
è in effetti oggi la scommessa dei nostri
anni, anche se più spesso sorge la tentazione
di considerare lo Stato come una sorta di residuo
del passato da cui ci libereremo quando arriveremo
ad una dimensione compiutamente transnazionale".
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