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La domanda di Gianna Micheli insiste nel voler
indagare il tema dell'eutanasia da un punto di
vista filosofico, ma lo fa con un taglio più
laico: "Pensa che sia veramente possibile
"pensare la propria morte" o piuttosto
l'eutanasia è l'ultima strategia difensiva
per ridurre lo spettro della morte, rendendola
qualcosa che rientra nel dominio umano?"
"Molto spesso ho sentito queste argomentazioni:
che noi non possiamo pensare la nostra morte,
che l'eutanasia è un tentativo di ridurre
in qualche modo al dominio umano qualcosa che
al dominio umano sfugge e via discorrendo. Io
credo che anche qui noi dobbiamo tener presente
soprattutto che cosa sta cambiando. L'eutanasia
è diventata un tema importante, un tema
di cui la gente discute, un tema al quale si interessano
persone che magari dieci, dodici anni fa non pensavano
assolutamente che un giorno sarebbero stati attratti
da un tema di questo genere. Il punto è
che sta cambiando il nostro modo non solo di morire
ma di avvicinarci alla morte. La medicina ci può
già dire, e in futuro ci dirà sempre
di più, quando moriremo, come moriremo.
E soprattutto la medicina in un modo o nell'altro
prolungherà la nostra esistenza e. può
darsi. le nostre sofferenze connesse a questo
prolungamento. L'eutanasia non è tanto
un problema metafisico: pensare la morte in quanto
tale, affrontare la morte in quanto tale. È
invece un problema specifico, e cioè affrontare
il problema della morte come si configura adesso,
quando la medicina è cambiata, quando noi
sappiamo parecchie cose in più sul futuro
che ci aspetta. È questo l'aspetto importante
dell'eutanasia".
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