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Lei ha detto
di credere ancora in una funzione positiva dell'idea
nazionale proprio in un contesto come quello di
oggi, come quello attuale, in cui si va sempre
più affermando invece un'idea transnazionale,
contesto che poi è dominato dal fenomeno
della globalizzazione. La domanda di Dina Celli
riguarda proprio questo punto: "Qual è
il ruolo giocato dalle particolarità regionali
nella formazione dell'idea di nazione? Lei pensa
che tali particolarità, unite alla progressiva
globalizzazione economica a cui stiamo assistendo
in questi ultimi anni porteranno ad una revisione
dell'idea di nazione e a una sua diversa concezione?
Com'è possibile conciliare globalizzazione
economica e particolarità locali?"
"Io credo che innanzitutto i due fenomeni
stiano crescendo insieme, cioè la globalizzazione
si accompagna al fenomeno di particolarizzazione
dei contesti economico-sociali. Non solo ma alcuni
sociologi notano che quanto più si globalizzano
gli oggetti, cioè le merci, tanto più
si tribalizzano i soggetti e quindi si diventa
più legati a contesti locali. Queste due
tendenze, che agiscono diciamo parallele, cercano
in qualche modo di far saltare il termine intermedio
rappresentato proprio dalla nazione. Ecco io credo
che quella che è in crisi oggi non è
l'idea di nazione ma è l'idea giacobina
di nazione, cioè l'idea centralistica,
autoritaria di nazione che si pone in antagonismo
rispetto ai localismi. Credo invece che un maturo
senso di identità nazionale e di legame
con la propria patria sia non solo coerente ma
sia, come dire, necessariamente legato al rapporto
con la propria patria locale. In altri termini
io non vedo tra il particolarismo e l'identità
nazionale un abisso, ma vedo una continuità
nel senso che chi ama la propria città
a maggior ragione può amare la propria
regione e quindi la propria nazione fino a riconoscersi
poi nell'identità più larga rappresentata
per esempio nel nostro caso dall'Unione Europea.
Ecco credo che questa gradualità non possa
essere saltata in alcuni anelli importanti anche
perché credo che la funzione degli Stati
nazionali sia tutt'altro che esaurita perché
a fronte delle spinte determinate da interessi
locali, o da interessi transnazionali, ci deve
essere un termine medio, legittimato dalla sovranità
popolare e dalla sovranità nazionale che
sia in grado di rispondere, che sia in grado di
reagire, di ammortizzare appunto contrasti, conflitti
e in modo da rappresentare i valori condivisi
e gli interessi generali. Quindi la globalizzazione
in sé mi sembra una tendenza economica
a cui va data una risposta anche politica".
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