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L'eutanasia - domanda 5

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Lei prima ha fatto riferimento ai malati terminali - dunque ai soggetti più interessati eventualmente all'eutanasia - se anche in Italia dovesse diventare legge dello Stato come è avvenuto in Olanda. La domanda di Valeria Ciotti ripropone proprio questo argomento dal punto di vista del malato terminale: "L'eutanasia, esercitata in favore di un malato terminale che ne fa esplicita richiesta, non diventa una forma legalizzata di suicidio disponibile per chi è ormai fisicamente impossibilitato a praticarlo?"

"La connessione tra eutanasia e suicidio è stata ovviamente discussa. Quasi sempre viene proposta la stretta connessione tra eutanasia e suicidio da coloro che intendono negare la liceità dell'eutanasia. In una recente sentenza della Corte Suprema americana questo aspetto è emerso in maniera molto evidente e nella letteratura avversa all'eutanasia questa connessione è ribadita. In realtà tra eutanasia e suicidio c'è una sostanziale differenza. L'eutanasia, almeno così come in questo momento viene teorizzata e viene praticata nei Paesi nei quali viene praticata, implica che una persona sia nella condizione di malattia terminale, che la persona sia giudicata inguaribile da un collegio di medici, che la persona abbia forti sofferenze. Che cosa distingue l'eutanasia dal suicidio? Il suicidio è la soppressione della propria vita fatta per una varietà molto ampia di ragioni e nel suicidio il suicida non si affida a un medico. Nel suicidio è lui che decide. Eventualmente nel suicidio assistito può chiedere l'assistenza di un medico, ma è lui che decide di sopprimere la propria vita. Dire che l'eutanasia è un suicidio perché richiede la deliberazione di una persona sulla propria vita mi pare un errore di carattere logico. Certamente uccidere una persona per certi versi è sempre la stessa cosa, ma altro è uccidere un amico perché si è gelosi, altro invece è uccidere una persona per legittima difesa. Sono due cose completamente diverse". .