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Annamaria Zollo vuole sapere: "Come
tutti in Italia presumo abbiamo discusso in classe
della tragedia di Novi Ligure ma soprattutto del
male dentro di noi. Qualche alunno più
sincero ha ammesso di aver provato il desiderio
di uccidere ma di essersene subito vergognato
e di volersi nascondere a sé stesso dopo.
Mi hanno quindi chiesto che cos'è il male.
Per rispondere loro dovrei saperlo io per prima,
ma quando ci provo il cor si spaura, di fronte
alla parte profonda, abissale eppure sembra così
superficiale del nostro animo. Professor Givone
chiedo a lei di rispondere, perché io possa
rispondere ai miei ragazzi, figli ed alunni".
"Davvero è questa la domanda? Che
cos'è il male. Ma siamo sicuri di non sapere
esattamente che cos'è il male? Anche in
assenza di una definizione che ci dica concettualmente
che cos'è o, peggio ancora, pretenda di
risolvere il problema, l'enigma del male. Noi
lo sappiamo. Lo sappiamo perché lo facciamo
e perché lo patiamo. Diceva Pascal irridendo
Cartesio: altro che cogito ergo sum, faccio il
male e lo patisco il male, dunque sono. Non c'è
prova di esistenza più certa, più
inconfutabile di questa. Ho mal di denti non c'è
santo che tenga, si ha un bel dire che la vita
è sogno, che mi illudo, no: ho mal di denti,
figuriamoci quando si tratta di ben altro male,
sia che io lo faccia, sia che io lo patisca. Questo
per dire che il male sappiamo che cos'è.
Sappiamo proprio nel senso di sapere, quel sapere
che è tutt'uno col sentire. È qualche
cosa di talmente intimo a noi - il male - che
dovremmo usare la formula di Sant'Agostino, la
formula da lui usata per il bene, per Dio: intimior
intimo meo, il male è ancora più
intimo a me di quanto io non lo sia a me stesso.
Ecco che cos'è il male. Ma la domanda che
più dà da pensare non è questa,
è un'altra. Anche qui è proprio
Sant'Agostino che ci aiuta. Non è quella
che chiede che cosa sia il male ma quella che
chiede da dove venga il male. Infatti lo abbiamo
detto e credo valga la pena di ripeterlo: l'esperienza
che uno fa, sia che lo faccia il male che lo patisca
è di essere di fronte ad una forza che
eccede i limiti, la dimensione nella quale vive.
Per questo il male è stato spesso identificato
con il demonio, con il demoniaco, o comunque con
una realtà trascendente. È troppo
più grande dell'uomo. La professoressa
con i suoi ragazzi si è interrogata e uno
di questi ragazzi giustamente, con grande sincerità
ha detto ma come, anch'io sono visitato da quei
desideri, da quelle pulsioni, li si chiami come
si vuole. Si tratta per l'appunto di qualche cosa
che viene, sembrerebbe venire da fuori di noi
e ci visita. È una verità zoppa,
una verità dimitiata quella che si limita
ad affermare o la trascendenza del male - per
cui noi saremmo semplicemente dei burattini nella
mani di quel grande burattinaio che è il
demonio, che è la forza demoniaca che ci
possiede e così via - ma dimitiata è
anche la verità di chi dice ma il male
in fondo è cosa dell'uomo, si tratta liberandosi
dei sensi di colpa di capire esattamente quali
sono le dinamiche che presiedono alla sua manifestazione,
il male in realtà non è il male,
è un fatto fisico, addirittura chimico,
una chimica tutta interiore. C'è del vero
anche in questa verità dimidiata ma per
l'appunto è una verità zoppa. Bisogna
dire, e non mi stancherò di insistere su
questo punto che il male è una potenza
eccessiva che ci trascende e nello stesso tempo
è cosa nostra: il paradosso".
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