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L'Europa- domanda 7

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7) Possiamo tentare di approfondire l'argomento che lei ha sollevato proprio ora con la domanda di Franca Olivastri, che riguarda un tema particolare ed è proprio quello dell'ideologia delle radici. Franca Olivastri le chiede: "Lei pensa che la cultura delle radici abbia il valore di una rivendicazione di identità in un mondo che cambia troppo velocemente o è l'espressione di una cultura residuale di destra, intendendo con questo termine non tanto lo schieramento politico ma una visione del mondo conservatrice e orientata al passato?"

"È un tema difficile perché ha due lati che vanno messi tutti e due in evidenza. Da un lato i processi di globalizzazione spingono verso forti tentativi di difesa di identità perché di fronte a un mondo globale cioè piatto, eguale, omologato, la prima reazione istintiva è quella di cercare di difendere l'identità. Dicevo prima di controllare, di avere elementi di controllo sulla mia vita, per cui io starei un po' attento a qualificare questo immediatamente come radice di una cultura di destra in quel senso largo, cioè una cultura puramente conservatrice. Il rischio è enorme naturalmente perché ogni difesa di identità ristretta contiene in sé un rischio di fondamentalismo, contiene in sé un rischio di integralismo, lo vediamo un po' in tutto il mondo. Che cos'è questa rinascita di difesa di identità etnico-religiosa per esempio se noN quella che io chiamavo una risposta di tipo integralista o fondamentalista? Perfino certe culture del localismo: in Italia ne abbiamo avuto degli esempi perché ci sono delle forze politiche che si sono esplicitamente richiamate a questa fortissima rivendicazione addirittura di identità locali, localistiche, quindi questo problema c'è. Va anzitutto capito prima di essere demonizzato o esorcizzato. Qual è la risposta, e questo è il secondo lato del dilemma il tentativo di costruire perché tra globalismo e frammentazione c'è questo corto circuito, c'è poco da fare, è un dato. Non dobbiamo mai dimenticare la funzione positiva degli Stati. Non dobbiamo pensare che gli Stati li dobbiamo togliere da mezzo per creare i sovra-stati o la sovranazionalità. È lo Stato che ha creato la cittadinanza, cioè che ha creato un elemento di universalismo, dalla rivoluzione francese in poi. Allora il problema è: come far sì che questa cittadinanza liberata dai vincoli delle particolarità nazionali possa giocare un ruolo al di là dei confini degli Stati. È un tema di grande portata che tutta la filosofia politica contemporanea e le istituzioni della sovranazionalità stanno cercando di mettere in campo. Faccio un esempio: lo spazio pubblico europeo, cioè lo spazio di cittadinanza europea creato negli anni Novanta, è un tentativo di dare una risposta in chiave di cittadinanza o, come dice il filosofo tedesco Habermas, di "patriottismo costituzionale" a un processo che altrimenti tende a ripiegare verso la frammentazione, il localismo e l'integralismo".

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