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domande
8)
L'importanza del progresso scientifico, e quindi
del progresso della stessa medicina, è
qualcosa che non solo influisce sulla scelta della
morte, ma anche sulla considerazione della vita
stessa e soprattutto della propria vita, del che
fare della propria vita. È una domanda
che viene posta da Andrea Porcaro: "La possibilità
di scegliere la propria morte data dall'eutanasia,
la possibilità di programmare la vita e
la sua qualità offerta dall'ingegneria
genetica, il poter vivere al di fuori delle leggi
naturali dato dalla continua specializzazione
della medicina non rischiano di creare un soggetto
onnipotente, che si sottrae al destino della propria
finitezza e per il quale quindi non solo vanno
riscritte le leggi di natura ma va anche riscritto
l'orizzonte di pensiero?"
"Spesso ho sentito quest'idea che la
medicina contemporanea in generale, la scienza
contemporanea, sarebbero una forma di sogno di
onnipotenza, un delirio di onnipotenza, un sostituirsi
a Dio e via discorrendo. In questa domanda si
dice addirittura che ci sarebbe la pretesa di
riscrivere le leggi di natura. Ora, lasciando
stare la questione di fondo di cosa siano le leggi
di natura, semmai la scienza moderna è
una scienza che crede sempre di più nelle
leggi della natura. La stessa medicina che cosa
cerca di fare? Cerca di dirci qualcosa sulla nostra
salute o comunque sulla nostra struttura non solo
fisica ma psicofisica, estendendo la conoscenza
delle leggi naturali. Lì si fa riferimento
alla genetica. Ebbene, la genetica tende a estendere
il dominio delle leggi naturali su campi ai quali
una volta non pensavamo, anche perché non
avevamo le conoscenze adeguate. Quindi non c'è
un'idea di sostituirsi a Dio, anzi c'è
semmai un'idea di umiltà. Ad un certo momento
la nostra tecnica è inutile, quindi è
meglio non farle certe cose o interromperle prima
che diano delle sofferenze troppo grandi. Quando
noi cerchiamo di capire, di utilizzare la genetica
per correggere qualcosa, cerchiamo proprio di
tenere conto dei nostri limiti. Siamo sicuri che
non tutti i bambini nascono in condizioni accettabili
e allora con la genetica cerchiamo di capirlo
in tempo. Pensiamo che non sempre i cibi che mangiamo
vanno bene, che, per esempio, popolazioni che
hanno soltanto riso a disposizione hanno delle
forti carenze alimentari. Adesso, se noi riuscissimo
a modificare geneticamente il riso, probabilmente
potremmo dare loro qualcosa di cui mancano. È
l'idea che manchiamo di qualcosa che ha fortemente
stimolato queste ricerche mediche. Il delirio
che c'è stato in una certa zona della medicina,
soprattutto quello che ha preceduto i progetti
eugenetici tra Ottocento e Novecento, non c'è
più. Non vogliamo l'uomo perfetto. Vogliamo
sopperire alle difficoltà laddove esse
si presentano".
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