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La domanda
di Paola Altavilla è la seguente: "Come
incide nella prospettiva della clonazione il recente,
grande risultato scientifico della mappatura o
sequenziamento del genoma umano? La rende più
semplice oppure propone un metodo alternativo,
in particolare per l'urgente cura delle malattie
genetiche?".
"Direi che al momento sono due realtà
completamente diverse. La mappatura o, per meglio
dire, la "decifrazione" del genoma umano
è un grandissimo strumento che darà
col tempo i suoi frutti - certo non subito -,
che ci permetterà di conoscere noi stessi,
di trovare le cause genetiche di quasi tutte le
malattie genetiche e la base genetica di molte
malattie che hanno soltanto una componente genetica.
Ci aiuterà molto anche nella terapia, anche
se io personalmente scommetto più sulla
prevenzione che sulla terapia. In particolare
io ho sottolineato diverse volte che il massimo
successo che io mi aspetto dall'utilizzazione
delle informazioni ricavate dal cosiddetto Progetto
Genoma sarà nel campo dei tumori. Con l'aumento
della vita media degli esseri umani, i tumori
saranno sempre più probabili, se non addirittura
certi. Conoscere perfettamente quali geni sono
coinvolti nella formazione di certi tumori e,
per ciascun gene, quali sono le alterazioni che
lo portano in quella direzione sarà importantissimo.
Questo migliorerà certamente la qualità
della vita e anche la salute. Però esisteranno
sempre problemi non raggiungibili per questa via.
Per esempio, gli incidenti stradali o gli incidenti
sul lavoro. Quelli non si eliminano certamente
attraverso il Progetto Genoma. E quindi, per affrontare
questi eventi, diciamo traumatici, ci sarà
sempre un po' bisogno di trapianti. E la clonazione,
almeno nella sua veste più positiva, non
è altro che una soluzione al problema dei
trapianti".
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